Partendo da una riflessione sui delitti contro la famiglia, dall’inerzia del legislatore in materia e dalle novità di disciplina che soltanto la giurisprudenza sovranazionale e gli strumenti normativi europei e internazionali riescono oramai a introdurre nel nostro ordinamento, il saggio si interroga criticamente, e in via più generale, sulle prospettive aperte da tali processi normativi e giurisprudenziali e sulle loro ricadute in termini di diritto interno. In particolare, sulla scorta di una certa giurisprudenza della Corte costituzionale, si richiama l’attenzione sulla possibilità di far valere principi pattiziamente enunciati – e, per il tema specifico, viene preso in considerazione il principio della protezione prevalente del minore – come “norme interposte” di cui all’art. 117 della Costituzione: il che, ovviamente, apre discorsi molto delicati in ordine non soltanto all’orientamento delle scelte politico criminali che il legislatore è tenuto a seguire, ma anche ai vincoli – o, meglio, agli spazi – interpretativi che vengono riconosciuti al giudice, nel momento in cui gli viene richiesta un’interpretazione “conforme” rispetto a “principi” pattizi. Il saggio si conclude con una valutazione dell’apporto della giurisprudenza della Corte EDU in materia, per esemplificare anche sotto questo aspetto le dinamiche generative innescate dal fenomeno di contaminazione e connessione tra le norme, nazionali/europee/internazionali e tra le istanze chiamate ad applicarle. Un rapporto che costituisce oramai il metodo di invenzione della norma che regola il caso.

L'apporto del diritto sovranazionale ai problemi della Parte speciale: alcune riflessioni a partire dai delitti contro la famiglia

DEL TUFO, Mariavaleria
2013

Abstract

Partendo da una riflessione sui delitti contro la famiglia, dall’inerzia del legislatore in materia e dalle novità di disciplina che soltanto la giurisprudenza sovranazionale e gli strumenti normativi europei e internazionali riescono oramai a introdurre nel nostro ordinamento, il saggio si interroga criticamente, e in via più generale, sulle prospettive aperte da tali processi normativi e giurisprudenziali e sulle loro ricadute in termini di diritto interno. In particolare, sulla scorta di una certa giurisprudenza della Corte costituzionale, si richiama l’attenzione sulla possibilità di far valere principi pattiziamente enunciati – e, per il tema specifico, viene preso in considerazione il principio della protezione prevalente del minore – come “norme interposte” di cui all’art. 117 della Costituzione: il che, ovviamente, apre discorsi molto delicati in ordine non soltanto all’orientamento delle scelte politico criminali che il legislatore è tenuto a seguire, ma anche ai vincoli – o, meglio, agli spazi – interpretativi che vengono riconosciuti al giudice, nel momento in cui gli viene richiesta un’interpretazione “conforme” rispetto a “principi” pattizi. Il saggio si conclude con una valutazione dell’apporto della giurisprudenza della Corte EDU in materia, per esemplificare anche sotto questo aspetto le dinamiche generative innescate dal fenomeno di contaminazione e connessione tra le norme, nazionali/europee/internazionali e tra le istanze chiamate ad applicarle. Un rapporto che costituisce oramai il metodo di invenzione della norma che regola il caso.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/124
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