Il libro si propone di ricostruire le dinamiche interne e le poste in gioco di uno dei più celebri processi della Francia d’Antico Regime. Il 15 agosto 1785, mentre si accinge a celebrare la messa a Versailles, il Cardinale Louis de Rohan, Grande Elemosiniere di Francia, viene arrestato in presenza di tutta la corte, con l’accusa di essersi servito del nome di Maria Antonietta per impossessarsi, senza pagarla, di una favolosa collana di diamanti. Ansioso di difendere la reputazione della moglie e di fare luce sulla vicenda, Luigi XVI commette un triplice errore: attira l’attenzione generale su una vicenda di cui non conosce ancora tutte le implicazioni, si inimica la nobiltà di corte per l’umiliazione inflitta a uno dei suoi esponenti più in vista e consente al Cardinale di difendersi in un tribunale pubblico e non in un tribunale a porte chiuse, come avveniva nel passato per i casi (“ L’affare dei veleni”, ad esempio) che potevano rivelarsi imbarazzanti per la corona. Le conseguenze non si sarebbero fatte attendere. Nel corso del processo, poi conclusosi, nel maggio del 1786, con la piena assoluzione del Cardinale, sarebbe infatti emerso un quadro sconvolgente della corruzione della intera società di corte. Ci troviamo, in effetti, davanti a un processo politico, sottoposto alle pressioni del re, dei suoi ministri e dell’alta magistratura, ma che consente a una nuova generazione di giudici di affermare la loro autonomia, rivelando tanto il potere assunto dall’opinione pubblica quanto la debolezza di una monarchia incapace di tenere il passo con i tempi.

Maria Antonietta e lo scandalo della collana

CRAVERI A
2006

Abstract

Il libro si propone di ricostruire le dinamiche interne e le poste in gioco di uno dei più celebri processi della Francia d’Antico Regime. Il 15 agosto 1785, mentre si accinge a celebrare la messa a Versailles, il Cardinale Louis de Rohan, Grande Elemosiniere di Francia, viene arrestato in presenza di tutta la corte, con l’accusa di essersi servito del nome di Maria Antonietta per impossessarsi, senza pagarla, di una favolosa collana di diamanti. Ansioso di difendere la reputazione della moglie e di fare luce sulla vicenda, Luigi XVI commette un triplice errore: attira l’attenzione generale su una vicenda di cui non conosce ancora tutte le implicazioni, si inimica la nobiltà di corte per l’umiliazione inflitta a uno dei suoi esponenti più in vista e consente al Cardinale di difendersi in un tribunale pubblico e non in un tribunale a porte chiuse, come avveniva nel passato per i casi (“ L’affare dei veleni”, ad esempio) che potevano rivelarsi imbarazzanti per la corona. Le conseguenze non si sarebbero fatte attendere. Nel corso del processo, poi conclusosi, nel maggio del 1786, con la piena assoluzione del Cardinale, sarebbe infatti emerso un quadro sconvolgente della corruzione della intera società di corte. Ci troviamo, in effetti, davanti a un processo politico, sottoposto alle pressioni del re, dei suoi ministri e dell’alta magistratura, ma che consente a una nuova generazione di giudici di affermare la loro autonomia, rivelando tanto il potere assunto dall’opinione pubblica quanto la debolezza di una monarchia incapace di tenere il passo con i tempi.
88-459-2105-0
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/17075
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