Il saggio analizza le modifiche e le trasformazioni nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento delle irte pendici alla punta del monte Echia, “La rupe di Pizzofalcone”, singolare brano della città storica per morfologia e posizione. Partendo dai caratteri del luogo e dalle architetture storiche pregresse insediate e stratificate sulla punta, e a salvaguardia della pendice, se ne analizza la storia edilizia e urbana in rapporto ai modi in cui permanenze, lacerti e tracce delle architetture storiche furono letti e acquisiti nel procedere delle attività edilizie, degli eventi e nella progettazione urbana. La disanima dell’iconografia storica che attraversa Ottocento e inizio Novecento, e in particolar modo schizzi, dipinti e fotografie, atti a cogliere e tracciare i caratteri identificativi del luogo registrano e raccontano le trasformazioni, e insieme forniscono elementi per riconoscere gli interventi compiuti, distinguere parti ed elementi più antichi da nuove integrazioni, e rilevare cause e tempi della scomparsa di parti più antiche. Allo stesso tempo l’analisi mette in luce il tipo rapporto che la città dell’Ottocento instaurò con il luogo e che si proietta nella scelta delle modifiche intercorse.

La rupe del Monte Echia tra Ottocento e Novecento nell’iconografia storica. Alla ricerca delle tracce autentiche delle architetture monumentali stratificate e dell’identità del luogo

Maria Teresa Como
2020

Abstract

Il saggio analizza le modifiche e le trasformazioni nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento delle irte pendici alla punta del monte Echia, “La rupe di Pizzofalcone”, singolare brano della città storica per morfologia e posizione. Partendo dai caratteri del luogo e dalle architetture storiche pregresse insediate e stratificate sulla punta, e a salvaguardia della pendice, se ne analizza la storia edilizia e urbana in rapporto ai modi in cui permanenze, lacerti e tracce delle architetture storiche furono letti e acquisiti nel procedere delle attività edilizie, degli eventi e nella progettazione urbana. La disanima dell’iconografia storica che attraversa Ottocento e inizio Novecento, e in particolar modo schizzi, dipinti e fotografie, atti a cogliere e tracciare i caratteri identificativi del luogo registrano e raccontano le trasformazioni, e insieme forniscono elementi per riconoscere gli interventi compiuti, distinguere parti ed elementi più antichi da nuove integrazioni, e rilevare cause e tempi della scomparsa di parti più antiche. Allo stesso tempo l’analisi mette in luce il tipo rapporto che la città dell’Ottocento instaurò con il luogo e che si proietta nella scelta delle modifiche intercorse.
978-88-7831-447-4
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