Nel percorso di ricerca che A. Lando ha imperniato sul dialogo tra gli scenari mediatici e le pulsioni esistenziali della coscienza collettiva, tappa importante è stato il suo personale impegno organizzativo per la realizzazione (giugno 2006), nella doppia sede dell’Università di Salerno e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, del VI Seminario Annuale “Advances nelle teorie e nella ricerca sulla comunicazione” della Spe-Com (la «libera aggregazione di studiosi delle scienze della comunicazione, attivi nelle università italiane, che si riconoscono negli orientamenti che hanno portato alla creazione dell’Associazione Spe, Sociologia per la persona») e la successiva cura – a firma di A. Lando congiunta con A. Gambardella Piromallo e D. Salzano – del volume Comunicazione & significazione: fenomeni culturali e rappresentazioni sociali tra mass media e new media. Nato dall’elaborazione degli studi e delle ricerche presentati dai componenti della Spe-Com nell’incontro del 2006, l’anzidetto volume si configura come una mappa dei temi e dei fenomeni che maggiormente interessano la ricerca sulla Comunicazione nei nostri anni. Ciò che emerge dagli studi è una costante moltiplicazione dei percorsi di significazione e di comunicazione su scala globale, nella quale i codici analogici dei mass media e i codici digitali dei new media, se analizzati da una prospettiva relazionale nel loro interagire e retroagire reciproco, mostrano una sempre maggiore azione rigenerativa sul “sistema culturale”, che contribuiscono a rendere permeabile ai problemi adattivi dei gruppi sociali e ai temi della valorizzazione e della dignità della persona. E’ appunto in questa prospettiva che si colloca il contributo di A. Lando Cinema e identità locale: il caso Napoli all’interno del volume. Lo studio, infatti, prende in esame la testimonianza filmica nella sua potenzialità di «collazione, ripensamento e autorappresentazione» (R. Eugeni, Film, sapere, società, 1999) del luogo-Napoli. I film vengono osservati come snodo di comunicazione tra il contesto globale e una specifica area territoriale. Il “caso Napoli” viene studiato attraverso la produzione cinematografica di un nutrito gruppo di cineasti locali che, tra gli anni ’90 e 2000, ha assunto quale specifico intento quello di testimoniare l’elaborazione collettiva di un nuovo senso d’identità del proprio contesto territoriale; là dove per “identità di luogo” si intende – con A. Appadurai – una «struttura di sentimento» o anche una «proprietà della vita sociale» (Modernity at large: cultural dimensions of globalization, 1996). E’ infatti negli anni di maggiore impulso del processo di globalizzazione che l’immagine tradizionale del luogo-Napoli (sia essa poetica, popolaresca, istrionica o piacevolmente anarchica), così fortemente connotata nella più diffusa rappresentazione internazionale, raggiunge la fase finale di un lungo processo di logoramento e disgregazione. Sono gli anni ’90 dello scorso secolo, anni nei quali numerosi autori cinematografici originari di Napoli – quali Mario Martone, Antonio Capuano, Salvatore Piscicelli, Pappi Corsicato – prendono a svolgere una duplice azione di mediazione culturale. La prima azione – diretta quest’ultima in senso extraterritoriale – è intesa a dismettere il vecchio folklore della città del Golfo, diffondendone nel mondo una nuova rappresentazione: quella di un luogo ormai cosciente della propria condizione «di confine», di terra ammessa di diritto (per vicinanza con i centri di produzione) al circuito globale della comunicazione, e pur emblema de facto di tutte le zone di sofferenza del globo, di tutte le aree ancora «in via di sviluppo». E tuttavia, nei film presi a riferimento nel contributo in oggetto emerge – come si diceva – una seconda opera di mediazione culturale. Essa consiste nella presa di coscienza di un altro «confine», stavolta interno al territorio: è la linea che separa gli strati sociali produttivi da quelli in difficoltà. La coscienza di un’incrinatura fin troppo profonda fra le due diverse anime del luogo-Napoli si configura – nell’evidenza delle immagini cinematografiche – come tappa obbligata di ogni processo che contrasti il dilagare del disagio sociale.

Cinema e identità locale: il caso Napoli

LANDO, Arturo
2007

Abstract

Nel percorso di ricerca che A. Lando ha imperniato sul dialogo tra gli scenari mediatici e le pulsioni esistenziali della coscienza collettiva, tappa importante è stato il suo personale impegno organizzativo per la realizzazione (giugno 2006), nella doppia sede dell’Università di Salerno e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, del VI Seminario Annuale “Advances nelle teorie e nella ricerca sulla comunicazione” della Spe-Com (la «libera aggregazione di studiosi delle scienze della comunicazione, attivi nelle università italiane, che si riconoscono negli orientamenti che hanno portato alla creazione dell’Associazione Spe, Sociologia per la persona») e la successiva cura – a firma di A. Lando congiunta con A. Gambardella Piromallo e D. Salzano – del volume Comunicazione & significazione: fenomeni culturali e rappresentazioni sociali tra mass media e new media. Nato dall’elaborazione degli studi e delle ricerche presentati dai componenti della Spe-Com nell’incontro del 2006, l’anzidetto volume si configura come una mappa dei temi e dei fenomeni che maggiormente interessano la ricerca sulla Comunicazione nei nostri anni. Ciò che emerge dagli studi è una costante moltiplicazione dei percorsi di significazione e di comunicazione su scala globale, nella quale i codici analogici dei mass media e i codici digitali dei new media, se analizzati da una prospettiva relazionale nel loro interagire e retroagire reciproco, mostrano una sempre maggiore azione rigenerativa sul “sistema culturale”, che contribuiscono a rendere permeabile ai problemi adattivi dei gruppi sociali e ai temi della valorizzazione e della dignità della persona. E’ appunto in questa prospettiva che si colloca il contributo di A. Lando Cinema e identità locale: il caso Napoli all’interno del volume. Lo studio, infatti, prende in esame la testimonianza filmica nella sua potenzialità di «collazione, ripensamento e autorappresentazione» (R. Eugeni, Film, sapere, società, 1999) del luogo-Napoli. I film vengono osservati come snodo di comunicazione tra il contesto globale e una specifica area territoriale. Il “caso Napoli” viene studiato attraverso la produzione cinematografica di un nutrito gruppo di cineasti locali che, tra gli anni ’90 e 2000, ha assunto quale specifico intento quello di testimoniare l’elaborazione collettiva di un nuovo senso d’identità del proprio contesto territoriale; là dove per “identità di luogo” si intende – con A. Appadurai – una «struttura di sentimento» o anche una «proprietà della vita sociale» (Modernity at large: cultural dimensions of globalization, 1996). E’ infatti negli anni di maggiore impulso del processo di globalizzazione che l’immagine tradizionale del luogo-Napoli (sia essa poetica, popolaresca, istrionica o piacevolmente anarchica), così fortemente connotata nella più diffusa rappresentazione internazionale, raggiunge la fase finale di un lungo processo di logoramento e disgregazione. Sono gli anni ’90 dello scorso secolo, anni nei quali numerosi autori cinematografici originari di Napoli – quali Mario Martone, Antonio Capuano, Salvatore Piscicelli, Pappi Corsicato – prendono a svolgere una duplice azione di mediazione culturale. La prima azione – diretta quest’ultima in senso extraterritoriale – è intesa a dismettere il vecchio folklore della città del Golfo, diffondendone nel mondo una nuova rappresentazione: quella di un luogo ormai cosciente della propria condizione «di confine», di terra ammessa di diritto (per vicinanza con i centri di produzione) al circuito globale della comunicazione, e pur emblema de facto di tutte le zone di sofferenza del globo, di tutte le aree ancora «in via di sviluppo». E tuttavia, nei film presi a riferimento nel contributo in oggetto emerge – come si diceva – una seconda opera di mediazione culturale. Essa consiste nella presa di coscienza di un altro «confine», stavolta interno al territorio: è la linea che separa gli strati sociali produttivi da quelli in difficoltà. La coscienza di un’incrinatura fin troppo profonda fra le due diverse anime del luogo-Napoli si configura – nell’evidenza delle immagini cinematografiche – come tappa obbligata di ogni processo che contrasti il dilagare del disagio sociale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/21314
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