Il saggio ha rappresentato, nell’anno della sua pubblicazione, uno dei primi lavori apparsi in letteratura sul progetto della “Cartografia concettuale della rete” e del linguaggio IEML (Information Economy Meta-Language). Lo stesso Autore di quel progetto, il sociologo e filosofo Pierre Lévy – unanimemente riconosciuto tra i massimi studiosi delle implicazioni culturali e cognitive delle tecnologie digitali – fino ad allora si era in realtà limitato a darne cenno per grandi linee sulle pagine web del Collective Intelligence Lab dell’Università di Ottawa. Lo studio in argomento è frutto di una rielaborazione critica di quanto emerso, di quel progetto, dagli interventi di Lévy durante il ciclo di incontri seminariali organizzato dagli autori del saggio medesimo presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nel 2005, e cioè all’epoca di uno stadio soltanto preliminare di ciò che è poi diventato l’ormai noto progetto IEML. Il concetto di intelligenza collettiva sviluppato da Pierre Lévy è – come noto – strettamente legato da un lato alla mobilitazione e alla condivisione delle capacità dei singoli, e dall’altro alla massima valorizzazione delle potenzialità umanistiche e di “cooperazione” offerte dai mezzi di comunicazione nati nell’era digitale. Premesso ciò, il saggio in argomento intende indagare e interpretare il lavoro che Lévy ha intrapreso per «sviluppare un sistema simbolico che sfrutti a fondo proprio le nuove possibilità tecniche» dell’era digitale. Se è vero che il web e tutti gli strati di comunicazione tecnologica contemporanea permettono alla società umana di percepire oggi sé stessa per la prima volta nella Storia come un unico “sistema cognitivo”, afferma Lévy che non possediamo ancora idonee coordinate semantiche che ci permettano di prendere coscienza fino in fondo del funzionamento dell’umanità come “sistema cognitivo complesso”. Al momento – spiega Lévy – «non si è ancora elaborato un sistema simbolico che corrisponda alle nuove possibilità tecnologiche di collaborazione e di cooperazione, di comunicazione e rappresentazione dei fenomeni sociali complessi; un sistema in grado, per l’appunto, di portarci a un nuovo stadio nell’evoluzione culturale». Così come le scritture ideografiche, la scrittura alfabetica e l’invenzione della stampa fecero fare – in diverse epoche – altrettanti balzi collettivi genere umano, oggi un nuovo balzo in avanti ci aspetta grazie alla rete. Eppure non possediamo ancora l’alfabeto adeguato a tale balzo. Prova di ciò è nel fatto che la navigazione avviene ancora sostanzialmente “alla cieca”, e non è stato ancora possibile trasformare il vecchio progetto di un web semantico in una reale cartografia concettuale della rete. «Non voglio con questo attaccare gli operatori del web semantico – afferma Lévy – ma è evidente che, se si vuole costruire un sistema di coordinate semantiche, bisognerà mobilitare anche competenze linguistiche, antropologiche, sociali ed umanistiche». Il saggio vuole appunto delineare un tratto importante del lavoro di Lévy in direzione dello sviluppo di un metalinguaggio adeguato alla nascita di una siffatta “cartografia” del sistema cognitivo globale; che è tipico dell’era digitale e che, secondo il filosofo, dovrebbe tendere sempre più verso un’«economia dell’informazione» (espressione utilizzata quale sinonimo “pragmatico” del concetto stesso di intelligenza collettiva). Nello scritto, inoltre, si tratteggia la complessa struttura del metalinguaggio proposto da Lévy (IEML) a partire dagli elementi di base che lo costituiscono. Il filosofo si pone l’obiettivo di sviluppare un «ecosistema delle informazioni» all’interno del quale «far convergere epistemologia ed economia (quest’ultima intesa come il sapere sulla produzione e gli scambi)». Vale a dire che nel nuovo linguaggio della rete dovranno riconoscersi tanto gli umanisti quanto i tecnologi. Lévy distingue, nel suo nascente metalinguaggio, dapprima gli elementi semantici e gli elementi pragmatici. I primi sono quelli che il filosofo chiama gli «stati semantici dell’informazione»: il segno (sign), l’essere (being) e la cosa (thing). Nel secondo caso si hanno invece gli «stati pragmatici dell’informazione»: lo stato virtuale (quello nel quale «un’entità trova la propria consistenza essenziale in un campo problematico») e lo stato attuale, ovvero la «soluzione richiesta da un complesso problematico»; si tratta dei due aspetti che per Lévy caratterizzano – compresenti – il reale. Dalla combinazione di questi stati è possibile ricavare un “alfabeto” atto a descrivere le componenti principali dello sviluppo umano. Le consonanti di tale alfabeto derivano dalla combinazione reciproca dei tre stati semantici. Ciò che genera nove elementi, definiti «commutatori semantici» (semantic switches); il concetto di Comunicazione, ad esempio, è dato dalla combinazione sign-being; quello di Civilizzazione da being-thing, quello di Dimostrazione, da thing-sign, e così via. Le vocali dell’alfabeto derivano invece dalla combinazione dei tre stati semantici con i due e stati pragmatici dell’informazione. Ne discendono sei elementi, che Lévy definisce anche come altrettanti capitali per lo sviluppo umano: Conoscenza (virtual sign), Governo (virtual being), Competenze (virtual thing), Forme semiotiche (actual sign), Ruoli sociali (actual being), Funzioni tecniche (actual thing). Nel sistema alfabetico così creato, la funzione fondamentale è svolta proprio dalle vocali, definite anche come «l’energia» che gira all’interno dei circuiti dell’informazione; là dove le consonanti rappresentano le commutazioni (switches) che permettono di definire, semanticamente, i diversi aspetti del pensiero e dell’agire umano. La grammatica del metalinguaggio IEML, attraverso la combinazione delle consonanti e delle vocali, procede ad articolare unità di base (servers), ovvero le sillabe, dalla cui combinazione si ottiene la generazione dei servizi (services); e cioè delle parole da cui possono ottenersi i “memi” (memes), vale a dire le singole frasi. Combinando successivamente i memi tra loro, si possono produrre testi (texts). Di particolare interesse è il concetto di meme, introdotto da Richard Dawkins, che lo assimila ad una unità d’informazione, in grado di replicarsi da una mente (o da un supporto simbolico di memoria) a un’altra mente o supporto; così come un gene trasferisce le medesime informazioni genetiche da una ad altra cellula. Un meme può essere in genere qualsiasi informazione trasmessa ad altri come una unità, sia nella sua forma originaria sia anche dopo che abbia subito trasformazioni da parte del trasmittente. Nella visione di Lévy ciascun meme rappresenta un punto all’interno dello spazio semantico, definendo il centro di una serie di orbite di significazione concentriche, che a loro volta contengono la totalità degli altri memi. Lo spazio semantico, in altri termini, non è uniforme, in quanto ogni punto nodale (il meme stesso) crea il suo ambiente particolare, ma tutti i punti sono coordinati tra loro; per questo i memi sono gli elementi di base per costruire strutture semantiche di significato: la loro combinazione può dare un numero infinito di indirizzi semantici diversi. Sempre nel saggio su Lévy, nei vari livelli di articolazione del metalinguaggio – ognuno necessariamente più complesso del precedente per la crescita esponenziale degli elementi in esso contenuti – viene in particolare rilevato che, perfezionando ulteriormente il sistema IEML, Lévy è riuscito a configurare per l’appunto la dinamica di flusso delle informazioni da un punto nodale a un altro. Lo ha fatto attraverso il concetto di graph; un “testo” che è anche punto di convergenza di flussi d’informazione. Ogni graph può svolgere uno dei tre seguenti ruoli: il primo consiste nella possibilità di assumere il ruolo dell’oggetto da analizzare o del testo da leggere ed interpretare; in secondo luogo un graph può fungere da griglia di lettura, cioè da applicativo per l’interpretazione o l’analisi, in quanto esso è capace di visualizzare i dati relativi ad altri graph, secondo la prospettiva conoscitiva che lo rappresenta. Infine un graph dello IEML può assumere il ruolo di strumento composizionale per altri graphs; e dunque le liste in cui essi sono inseriti – ordinate e strutturate in alberi –, possono fungere da dizionari o classificatori che permettono di selezionare i concetti in maniera consapevole. E’ da sottolineare che ogni graph può essere posizionato come centro di riferimento – e di controllo – dello spazio semantico; per cui riflette uno dei principi fondamentali di questo metalinguaggio: a un determinato livello di composizione, nessun concetto assume maggiore importanza rispetto agli altri, e tutti possono essere considerati come “centri” virtuali. Sotto questo aspetto il graph costituisce il corrispettivo computazionale e “dinamico” del concetto di meme incontrato in precedenza. Come si può osservare, il metalinguaggio messo a punto da Pierre Lévy – nel creare una mappa e un sistema di indirizzamento semantico delle informazioni nel “cyberspazio” della rete informatica globale – costituisce un progetto pionieristico di coordinamento e di scambio permanente tra le scienze umane e il sapere tecnologico, nella direzione di una realizzazione concreta dell’utopia dell’intelligenza collettiva.

Pierre Lévy e il metalinguaggio dell’economia dell’informazione

LANDO, Arturo;
2007

Abstract

Il saggio ha rappresentato, nell’anno della sua pubblicazione, uno dei primi lavori apparsi in letteratura sul progetto della “Cartografia concettuale della rete” e del linguaggio IEML (Information Economy Meta-Language). Lo stesso Autore di quel progetto, il sociologo e filosofo Pierre Lévy – unanimemente riconosciuto tra i massimi studiosi delle implicazioni culturali e cognitive delle tecnologie digitali – fino ad allora si era in realtà limitato a darne cenno per grandi linee sulle pagine web del Collective Intelligence Lab dell’Università di Ottawa. Lo studio in argomento è frutto di una rielaborazione critica di quanto emerso, di quel progetto, dagli interventi di Lévy durante il ciclo di incontri seminariali organizzato dagli autori del saggio medesimo presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nel 2005, e cioè all’epoca di uno stadio soltanto preliminare di ciò che è poi diventato l’ormai noto progetto IEML. Il concetto di intelligenza collettiva sviluppato da Pierre Lévy è – come noto – strettamente legato da un lato alla mobilitazione e alla condivisione delle capacità dei singoli, e dall’altro alla massima valorizzazione delle potenzialità umanistiche e di “cooperazione” offerte dai mezzi di comunicazione nati nell’era digitale. Premesso ciò, il saggio in argomento intende indagare e interpretare il lavoro che Lévy ha intrapreso per «sviluppare un sistema simbolico che sfrutti a fondo proprio le nuove possibilità tecniche» dell’era digitale. Se è vero che il web e tutti gli strati di comunicazione tecnologica contemporanea permettono alla società umana di percepire oggi sé stessa per la prima volta nella Storia come un unico “sistema cognitivo”, afferma Lévy che non possediamo ancora idonee coordinate semantiche che ci permettano di prendere coscienza fino in fondo del funzionamento dell’umanità come “sistema cognitivo complesso”. Al momento – spiega Lévy – «non si è ancora elaborato un sistema simbolico che corrisponda alle nuove possibilità tecnologiche di collaborazione e di cooperazione, di comunicazione e rappresentazione dei fenomeni sociali complessi; un sistema in grado, per l’appunto, di portarci a un nuovo stadio nell’evoluzione culturale». Così come le scritture ideografiche, la scrittura alfabetica e l’invenzione della stampa fecero fare – in diverse epoche – altrettanti balzi collettivi genere umano, oggi un nuovo balzo in avanti ci aspetta grazie alla rete. Eppure non possediamo ancora l’alfabeto adeguato a tale balzo. Prova di ciò è nel fatto che la navigazione avviene ancora sostanzialmente “alla cieca”, e non è stato ancora possibile trasformare il vecchio progetto di un web semantico in una reale cartografia concettuale della rete. «Non voglio con questo attaccare gli operatori del web semantico – afferma Lévy – ma è evidente che, se si vuole costruire un sistema di coordinate semantiche, bisognerà mobilitare anche competenze linguistiche, antropologiche, sociali ed umanistiche». Il saggio vuole appunto delineare un tratto importante del lavoro di Lévy in direzione dello sviluppo di un metalinguaggio adeguato alla nascita di una siffatta “cartografia” del sistema cognitivo globale; che è tipico dell’era digitale e che, secondo il filosofo, dovrebbe tendere sempre più verso un’«economia dell’informazione» (espressione utilizzata quale sinonimo “pragmatico” del concetto stesso di intelligenza collettiva). Nello scritto, inoltre, si tratteggia la complessa struttura del metalinguaggio proposto da Lévy (IEML) a partire dagli elementi di base che lo costituiscono. Il filosofo si pone l’obiettivo di sviluppare un «ecosistema delle informazioni» all’interno del quale «far convergere epistemologia ed economia (quest’ultima intesa come il sapere sulla produzione e gli scambi)». Vale a dire che nel nuovo linguaggio della rete dovranno riconoscersi tanto gli umanisti quanto i tecnologi. Lévy distingue, nel suo nascente metalinguaggio, dapprima gli elementi semantici e gli elementi pragmatici. I primi sono quelli che il filosofo chiama gli «stati semantici dell’informazione»: il segno (sign), l’essere (being) e la cosa (thing). Nel secondo caso si hanno invece gli «stati pragmatici dell’informazione»: lo stato virtuale (quello nel quale «un’entità trova la propria consistenza essenziale in un campo problematico») e lo stato attuale, ovvero la «soluzione richiesta da un complesso problematico»; si tratta dei due aspetti che per Lévy caratterizzano – compresenti – il reale. Dalla combinazione di questi stati è possibile ricavare un “alfabeto” atto a descrivere le componenti principali dello sviluppo umano. Le consonanti di tale alfabeto derivano dalla combinazione reciproca dei tre stati semantici. Ciò che genera nove elementi, definiti «commutatori semantici» (semantic switches); il concetto di Comunicazione, ad esempio, è dato dalla combinazione sign-being; quello di Civilizzazione da being-thing, quello di Dimostrazione, da thing-sign, e così via. Le vocali dell’alfabeto derivano invece dalla combinazione dei tre stati semantici con i due e stati pragmatici dell’informazione. Ne discendono sei elementi, che Lévy definisce anche come altrettanti capitali per lo sviluppo umano: Conoscenza (virtual sign), Governo (virtual being), Competenze (virtual thing), Forme semiotiche (actual sign), Ruoli sociali (actual being), Funzioni tecniche (actual thing). Nel sistema alfabetico così creato, la funzione fondamentale è svolta proprio dalle vocali, definite anche come «l’energia» che gira all’interno dei circuiti dell’informazione; là dove le consonanti rappresentano le commutazioni (switches) che permettono di definire, semanticamente, i diversi aspetti del pensiero e dell’agire umano. La grammatica del metalinguaggio IEML, attraverso la combinazione delle consonanti e delle vocali, procede ad articolare unità di base (servers), ovvero le sillabe, dalla cui combinazione si ottiene la generazione dei servizi (services); e cioè delle parole da cui possono ottenersi i “memi” (memes), vale a dire le singole frasi. Combinando successivamente i memi tra loro, si possono produrre testi (texts). Di particolare interesse è il concetto di meme, introdotto da Richard Dawkins, che lo assimila ad una unità d’informazione, in grado di replicarsi da una mente (o da un supporto simbolico di memoria) a un’altra mente o supporto; così come un gene trasferisce le medesime informazioni genetiche da una ad altra cellula. Un meme può essere in genere qualsiasi informazione trasmessa ad altri come una unità, sia nella sua forma originaria sia anche dopo che abbia subito trasformazioni da parte del trasmittente. Nella visione di Lévy ciascun meme rappresenta un punto all’interno dello spazio semantico, definendo il centro di una serie di orbite di significazione concentriche, che a loro volta contengono la totalità degli altri memi. Lo spazio semantico, in altri termini, non è uniforme, in quanto ogni punto nodale (il meme stesso) crea il suo ambiente particolare, ma tutti i punti sono coordinati tra loro; per questo i memi sono gli elementi di base per costruire strutture semantiche di significato: la loro combinazione può dare un numero infinito di indirizzi semantici diversi. Sempre nel saggio su Lévy, nei vari livelli di articolazione del metalinguaggio – ognuno necessariamente più complesso del precedente per la crescita esponenziale degli elementi in esso contenuti – viene in particolare rilevato che, perfezionando ulteriormente il sistema IEML, Lévy è riuscito a configurare per l’appunto la dinamica di flusso delle informazioni da un punto nodale a un altro. Lo ha fatto attraverso il concetto di graph; un “testo” che è anche punto di convergenza di flussi d’informazione. Ogni graph può svolgere uno dei tre seguenti ruoli: il primo consiste nella possibilità di assumere il ruolo dell’oggetto da analizzare o del testo da leggere ed interpretare; in secondo luogo un graph può fungere da griglia di lettura, cioè da applicativo per l’interpretazione o l’analisi, in quanto esso è capace di visualizzare i dati relativi ad altri graph, secondo la prospettiva conoscitiva che lo rappresenta. Infine un graph dello IEML può assumere il ruolo di strumento composizionale per altri graphs; e dunque le liste in cui essi sono inseriti – ordinate e strutturate in alberi –, possono fungere da dizionari o classificatori che permettono di selezionare i concetti in maniera consapevole. E’ da sottolineare che ogni graph può essere posizionato come centro di riferimento – e di controllo – dello spazio semantico; per cui riflette uno dei principi fondamentali di questo metalinguaggio: a un determinato livello di composizione, nessun concetto assume maggiore importanza rispetto agli altri, e tutti possono essere considerati come “centri” virtuali. Sotto questo aspetto il graph costituisce il corrispettivo computazionale e “dinamico” del concetto di meme incontrato in precedenza. Come si può osservare, il metalinguaggio messo a punto da Pierre Lévy – nel creare una mappa e un sistema di indirizzamento semantico delle informazioni nel “cyberspazio” della rete informatica globale – costituisce un progetto pionieristico di coordinamento e di scambio permanente tra le scienze umane e il sapere tecnologico, nella direzione di una realizzazione concreta dell’utopia dell’intelligenza collettiva.
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