Leone Piccioni lettore ed esegeta della poesia italiana dell’800 e del 900, ha fatto dialogare l’accertamento analitico delle verità del testo con la visione di un suo tendere a un destino. Critico militante – dal secondo dopoguerra – su quotidiani e riviste di rilievo nazionale; autore di saggi sulla prosa, il racconto, il romanzo contemporanei; egli stesso ha firmato reportage di viaggio e una scrittura aforistica praticata fino ai suoi ultimi anni. Ma il lascito di Piccioni è stato più ampio e sfaccettato: come non ricordare il suo ruolo di primo piano nell’ideare e attuare i programmi culturali della Rai quando era l’unica emittente nazionale e nella riforma della Radio a metà degli anni Sessanta, con una visione anticipatrice che ha sdoganato in Italia esperienze musicali internazionali, dal jazz (reputato ancora un genere da evitare) ai ritmi latino-americani. E poi la sua capacità di fine, paziente tessitore, nel nome della letteratura e della poesia, capace di creare reti di alleanze virtuose. Fondatore e animatore di premi letterari sparsi per l’intera penisola. È stato messo in rilievo il suo ruolo di intellettuale di raccordo, lo spirito collaborativo pur nella fermezza dei giudizi di gusto e di valore. Roberto Mussapi lo ha definito «un uomo che, segnato da Ungaretti, scoprì subito che bisognava, bisogna vivere la contemporaneità, senza la quale il passato è mobili in stile, il futuro fantascienza. […] Il vero critico è prima di tutto un uomo libero e etico, la sua città, come quella del poeta, è il Mondo. Pochi intellettuali italiani come Leone Piccioni hanno fatto vero questo mio assunto: Mondo significa buttarsi nella letteratura come critico, nell’università come studioso, in televisione come padre fondatore della civiltà italiana che dal dopoguerra e dalla vergogna del fascismo ci porterà ai brividi di Fellini e di Anton Giulio Majano…». Gli Atti qui raccolti del convegno di studi Leone Piccioni una vita per la letteratura, che si è tenuto all’Archivio dello Stato di Roma il 27 e il 28 maggio del 2019, sono il significativo risultato di una prima messa a fuoco del singolare lascito di Piccioni, del suo impegno umano e professionale per la resurrezione culturale e morale dell’Italia repubblicana.

Leone Piccioni, una vita per la letteratura. Atti del Convegno di Studi, Archivio Centrale dello Stato, Roma, 27-28 maggio 2019

Silvia Zoppi
2021

Abstract

Leone Piccioni lettore ed esegeta della poesia italiana dell’800 e del 900, ha fatto dialogare l’accertamento analitico delle verità del testo con la visione di un suo tendere a un destino. Critico militante – dal secondo dopoguerra – su quotidiani e riviste di rilievo nazionale; autore di saggi sulla prosa, il racconto, il romanzo contemporanei; egli stesso ha firmato reportage di viaggio e una scrittura aforistica praticata fino ai suoi ultimi anni. Ma il lascito di Piccioni è stato più ampio e sfaccettato: come non ricordare il suo ruolo di primo piano nell’ideare e attuare i programmi culturali della Rai quando era l’unica emittente nazionale e nella riforma della Radio a metà degli anni Sessanta, con una visione anticipatrice che ha sdoganato in Italia esperienze musicali internazionali, dal jazz (reputato ancora un genere da evitare) ai ritmi latino-americani. E poi la sua capacità di fine, paziente tessitore, nel nome della letteratura e della poesia, capace di creare reti di alleanze virtuose. Fondatore e animatore di premi letterari sparsi per l’intera penisola. È stato messo in rilievo il suo ruolo di intellettuale di raccordo, lo spirito collaborativo pur nella fermezza dei giudizi di gusto e di valore. Roberto Mussapi lo ha definito «un uomo che, segnato da Ungaretti, scoprì subito che bisognava, bisogna vivere la contemporaneità, senza la quale il passato è mobili in stile, il futuro fantascienza. […] Il vero critico è prima di tutto un uomo libero e etico, la sua città, come quella del poeta, è il Mondo. Pochi intellettuali italiani come Leone Piccioni hanno fatto vero questo mio assunto: Mondo significa buttarsi nella letteratura come critico, nell’università come studioso, in televisione come padre fondatore della civiltà italiana che dal dopoguerra e dalla vergogna del fascismo ci porterà ai brividi di Fellini e di Anton Giulio Majano…». Gli Atti qui raccolti del convegno di studi Leone Piccioni una vita per la letteratura, che si è tenuto all’Archivio dello Stato di Roma il 27 e il 28 maggio del 2019, sono il significativo risultato di una prima messa a fuoco del singolare lascito di Piccioni, del suo impegno umano e professionale per la resurrezione culturale e morale dell’Italia repubblicana.
9788899467029
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/22831
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