Lo scritto si inserisce all’interno di una riflessione più ampia sul modo di fare cultura nel nostro paese, facendo della gioia - e dunque del benessere - il tema attraverso cui ripensare le politiche culturali e quindi anche i destini delle arti e dei mestieri legati al fare cultura. La gioia è proposta quindi come orizzonte di senso e condizione per smuovere e sottrarre le umane sorti dal peso e dalla solidità immutabile dei corpi e della realtà, individuando nell’arte e nella cultura le strategie per governare e rendere possibili processi più ampi di natura sociale. La cultura e le attività culturali, infatti, sono individuate come indice di vita sociale che necessita di accadere, di ‘aver luogo’ e farsi spazio nella polis e affermarsi in senso pieno come città educante. Pertanto non basta conservare o tutelare beni e patrimoni artistici e culturali: la cultura ha da farsi. In tal senso socialità e cultura sono strettamente interconnesse e l’una la condizione dell’altra. Attraverso uno sguardo pedagogico critico, dunque, le Istituzioni sono poste al centro di interventi che non solo hanno lo scopo di rendere accessibile a tutti la cultura e i luoghi della cultura ma, ancora più, che possano creare le condizioni perché ciascuno possa esercitare il diritto a partecipare alla vita culturale della comunità di appartenenza in termini di variazione e di trasformatività.

Dell'effimero. O del 'fare cultura'

D'AMBROSIO, Maria
2009

Abstract

Lo scritto si inserisce all’interno di una riflessione più ampia sul modo di fare cultura nel nostro paese, facendo della gioia - e dunque del benessere - il tema attraverso cui ripensare le politiche culturali e quindi anche i destini delle arti e dei mestieri legati al fare cultura. La gioia è proposta quindi come orizzonte di senso e condizione per smuovere e sottrarre le umane sorti dal peso e dalla solidità immutabile dei corpi e della realtà, individuando nell’arte e nella cultura le strategie per governare e rendere possibili processi più ampi di natura sociale. La cultura e le attività culturali, infatti, sono individuate come indice di vita sociale che necessita di accadere, di ‘aver luogo’ e farsi spazio nella polis e affermarsi in senso pieno come città educante. Pertanto non basta conservare o tutelare beni e patrimoni artistici e culturali: la cultura ha da farsi. In tal senso socialità e cultura sono strettamente interconnesse e l’una la condizione dell’altra. Attraverso uno sguardo pedagogico critico, dunque, le Istituzioni sono poste al centro di interventi che non solo hanno lo scopo di rendere accessibile a tutti la cultura e i luoghi della cultura ma, ancora più, che possano creare le condizioni perché ciascuno possa esercitare il diritto a partecipare alla vita culturale della comunità di appartenenza in termini di variazione e di trasformatività.
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