ABSTRACT. Lo studio dei monasteri femminili a Napoli promosso dalla “Fondazione Pasquale Valerio per la Storia delle Donne”, con il sostegno della Novafin Finanziere S.A., curato da Adriana Valerio, rappresenta un tema di grande interesse sul quale si sono cimentati a partire dalla fine dell’Ottocento storiografi di diversa formazione e specializzazione. Per la peculiarità delle vicende di trasformazione urbana napoletana l’analisi delle storie degli ordini religiosi femminili, lo studio delle residenze, l’ambiente sociale, il ruolo dalla committenza e la produzione artistica appaiono indissolubilmente legati allo sviluppo di una città e di un territorio che vive gli esiti della stratificazione storica, delle stagioni legate alla fondazione, ristrutturazione e trasformazione di luoghi e architetture che, per secoli, hanno avuto un ruolo primario fondamentale nella forma urbis. Nel contributo in volume è indagata la diffusione ed estensione delle proprietà ecclesiastiche posta all’interno dell’antico nucleo di fondazione, a partire dal XVI secolo e in seguito agli esiti della Controriforma, riceve un maggiore impulso –rispetto agli stanziamenti ecclesiastici degli ordini mendicanti già presenti in età medievale– sia nel centro che nelle aree esterne, prossime al sistema di murazione. Nella Napoli contemporanea i monasteri –così come i conventi e i complessi religiosi di vario tipo e istituzione¬¬– sono un campionario di luoghi e spazi dove ancora oggi professi e religiose svolgono una missione spirituale e assistenziale, o ancora, rappresentano per le dimensioni spaziali –in seguito alle note vicende di “soppressione” napoleonica e/o postunitaria– delle importanti strutture di pubblica funzione. Infatti uno dei tanti problemi aperti, non ancora indagato appieno dalla storiografia, è quello della tipologia architettonica prescelta nelle residenze ecclesiastiche, determinata proprio in rapporto alla regola comunitaria e alla vita religiosa dell’Ordine. Infatti la relazione tra spazi, funzione e vita monastica offre spesso delle caratteristiche invarianti nell’ambito delle stesse case generalizie. Il tipo edilizio, l’architettura è da considerarsi così in assoluta aderenza alla missione spirituale dei religiosi; agli ambienti della struttura corrisponde anche la definizione e l’esecuzione del programma artistico e culturale in adesione alla volontà del committente. Un tema storiografico di carattere interdisciplinare ancora aperto, in attesa di possibili nuove acquisizioni e contributi critici. Per il saggio è stata elaborata una mappa tematica sulla base cartografica della Pianta del Comune di Napoli, redatta da Federico Schiavoni e altri tra il 1872 e il 1880, riportando tutto il patrimonio ecclesiastico (chiese e chiostri) degli ordini religiosi stanziati nella città nel corso dei secoli. Si tratta di una rappresentazione grafica (a carattere inedito) di un patrimonio usato in larga parte per fini pubblici che, nel XIX secolo, ha avuto anche funzioni produttive (fabbriche e opifici). Nelle strutture evidenziate, per tutta l’area del centro storico della città, convivono gli esiti variegati di stagioni architettoniche e di dinamiche artistiche che hanno comportato anche prodotti di genere e di revivals, talvolta troppo incisivi, realizzati in prevalenza nella seconda metà dell’Ottocento, sino ad arrivare ai definitivi assetti determinati dagli interventi di restauro –non sempre rispettosi della struttura originaria- compiuti a partire dalla seconda metà del Novecento. Il lavoro di ricerca e analisi critica è caratterizzato da una marcata specializzazione e da caratteri interdisciplinari (storia della chiesa e storia dell’industria).

Monasteri e conventi a Napoli nella seconda metà dell'Ottocento: analisi delle stratificazioni architettoniche, ipotesi di progetto e nuove funzioni

ROSSI, Pasquale
2007

Abstract

ABSTRACT. Lo studio dei monasteri femminili a Napoli promosso dalla “Fondazione Pasquale Valerio per la Storia delle Donne”, con il sostegno della Novafin Finanziere S.A., curato da Adriana Valerio, rappresenta un tema di grande interesse sul quale si sono cimentati a partire dalla fine dell’Ottocento storiografi di diversa formazione e specializzazione. Per la peculiarità delle vicende di trasformazione urbana napoletana l’analisi delle storie degli ordini religiosi femminili, lo studio delle residenze, l’ambiente sociale, il ruolo dalla committenza e la produzione artistica appaiono indissolubilmente legati allo sviluppo di una città e di un territorio che vive gli esiti della stratificazione storica, delle stagioni legate alla fondazione, ristrutturazione e trasformazione di luoghi e architetture che, per secoli, hanno avuto un ruolo primario fondamentale nella forma urbis. Nel contributo in volume è indagata la diffusione ed estensione delle proprietà ecclesiastiche posta all’interno dell’antico nucleo di fondazione, a partire dal XVI secolo e in seguito agli esiti della Controriforma, riceve un maggiore impulso –rispetto agli stanziamenti ecclesiastici degli ordini mendicanti già presenti in età medievale– sia nel centro che nelle aree esterne, prossime al sistema di murazione. Nella Napoli contemporanea i monasteri –così come i conventi e i complessi religiosi di vario tipo e istituzione¬¬– sono un campionario di luoghi e spazi dove ancora oggi professi e religiose svolgono una missione spirituale e assistenziale, o ancora, rappresentano per le dimensioni spaziali –in seguito alle note vicende di “soppressione” napoleonica e/o postunitaria– delle importanti strutture di pubblica funzione. Infatti uno dei tanti problemi aperti, non ancora indagato appieno dalla storiografia, è quello della tipologia architettonica prescelta nelle residenze ecclesiastiche, determinata proprio in rapporto alla regola comunitaria e alla vita religiosa dell’Ordine. Infatti la relazione tra spazi, funzione e vita monastica offre spesso delle caratteristiche invarianti nell’ambito delle stesse case generalizie. Il tipo edilizio, l’architettura è da considerarsi così in assoluta aderenza alla missione spirituale dei religiosi; agli ambienti della struttura corrisponde anche la definizione e l’esecuzione del programma artistico e culturale in adesione alla volontà del committente. Un tema storiografico di carattere interdisciplinare ancora aperto, in attesa di possibili nuove acquisizioni e contributi critici. Per il saggio è stata elaborata una mappa tematica sulla base cartografica della Pianta del Comune di Napoli, redatta da Federico Schiavoni e altri tra il 1872 e il 1880, riportando tutto il patrimonio ecclesiastico (chiese e chiostri) degli ordini religiosi stanziati nella città nel corso dei secoli. Si tratta di una rappresentazione grafica (a carattere inedito) di un patrimonio usato in larga parte per fini pubblici che, nel XIX secolo, ha avuto anche funzioni produttive (fabbriche e opifici). Nelle strutture evidenziate, per tutta l’area del centro storico della città, convivono gli esiti variegati di stagioni architettoniche e di dinamiche artistiche che hanno comportato anche prodotti di genere e di revivals, talvolta troppo incisivi, realizzati in prevalenza nella seconda metà dell’Ottocento, sino ad arrivare ai definitivi assetti determinati dagli interventi di restauro –non sempre rispettosi della struttura originaria- compiuti a partire dalla seconda metà del Novecento. Il lavoro di ricerca e analisi critica è caratterizzato da una marcata specializzazione e da caratteri interdisciplinari (storia della chiesa e storia dell’industria).
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