Il saggio indaga le accezioni con le quali è usato il vocabolo “ordine” negli scritti degli scapigliati milanesi. Lo studio si sviluppa intorno alle pagine del «Gazzettino rosa», il periodico che registra il passaggio da una contestazione d’impronta risorgimentale a una polemica istituzionale carica di disillusioni per gli ideali traditi e in forte opposizione con l’ordine costituito. Particolare attenzione è dedicata all’articolo di Cletto Arrighi Il diavolo a quattro della stampa milanese (1868): in esso lo scrittore, oltre a chiarire i termini mutati della contestazione scapigliata post-unitaria, proclama con enfasi la volontà di contestare l’ordinamento politico amministrativo del neonato stato italiano. Si riscontra che l’uso ricorrente del lemma ammicca al rilievo da esso assunto nella riorganizzazione legislativa approntata dallo stato italiano tra il 1861 e il 1870; il sintagma “ordine pubblico” è usato in modo consistente in due importanti corpi legislativi post-unitari: il codice civile del 1865 e le indicazioni normative sulla Pubblica sicurezza dello stesso anno. L’espressione è poi recuperata dalla pubblicistica scapigliata degli anni ’70 in ossimorica composizione con il vocabolo disordine. Il binomio ordine/disordine assume un significativo valore anche nelle prose letterarie (principalmente nei Racconti fantastici di Igino Ugo Tarchetti e nelle novelle di Arrigo Boito) alle quali è dedicata la seconda parte del saggio.

Ordine costituito e ordine nuovo negli scritti scapigliati

BUFACCHI, EMANUELA
2008

Abstract

Il saggio indaga le accezioni con le quali è usato il vocabolo “ordine” negli scritti degli scapigliati milanesi. Lo studio si sviluppa intorno alle pagine del «Gazzettino rosa», il periodico che registra il passaggio da una contestazione d’impronta risorgimentale a una polemica istituzionale carica di disillusioni per gli ideali traditi e in forte opposizione con l’ordine costituito. Particolare attenzione è dedicata all’articolo di Cletto Arrighi Il diavolo a quattro della stampa milanese (1868): in esso lo scrittore, oltre a chiarire i termini mutati della contestazione scapigliata post-unitaria, proclama con enfasi la volontà di contestare l’ordinamento politico amministrativo del neonato stato italiano. Si riscontra che l’uso ricorrente del lemma ammicca al rilievo da esso assunto nella riorganizzazione legislativa approntata dallo stato italiano tra il 1861 e il 1870; il sintagma “ordine pubblico” è usato in modo consistente in due importanti corpi legislativi post-unitari: il codice civile del 1865 e le indicazioni normative sulla Pubblica sicurezza dello stesso anno. L’espressione è poi recuperata dalla pubblicistica scapigliata degli anni ’70 in ossimorica composizione con il vocabolo disordine. Il binomio ordine/disordine assume un significativo valore anche nelle prose letterarie (principalmente nei Racconti fantastici di Igino Ugo Tarchetti e nelle novelle di Arrigo Boito) alle quali è dedicata la seconda parte del saggio.
978-88-7146-755-9
Scapigliatura, Lessico letterario, Cultura post-unitaria
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