The unceasing technological development that characterises the current historical era corresponds to deep changes in the configuration of power, which risk making the protection of rights more ineffective and explain the intervention of constitutionalists. In this profoundly renewed global scenario, state sovereignty is undergoing a major crisis, accentuated by the emergence of new and entirely different centres of power, without the typical characteristics of sovereign states, such as the companies that currently dominate the digital markets: the so-called Big Tech. In the digital age, the relationship of public powers with these new private powers doesn’t follow a hierarchical and predictable logic. The effects of this process manifest themselves at several levels of legal experience, starting with changes in the sources of law. The analysis in this book focuses on the challenge of Internet regulation to identify what the residual role of the public authorities - especially the European Union - should be in an area that seems to lend itself more to self-regulation by private powers. From a constitutionalist perspective, competition law has seemed to be the main instrument for achieving greater social justice, guaranteeing a wider range of rights. Starting from what has already been done, from the European Commission’s decisions on the abuse of a dominant position to the new Digital Markets Act regulation, the book verifies what remains to be done and which principles should guide future regulation. The challenge is not only self-regulation but also the claim of Big Tech to be judges of their platforms, applying almost exclusively their own rules. This is the case of Facebook, which recently set up the Oversight Board, a body comparable to a real ‘Court’, but which disregards the most basic jurisdictional guarantees. It is therefore appropriate for the public authorities to indicate the track within which private powers can move. It is necessary, in other words, that the law of the digital age regulates digital platforms but does not become exclusively the law of digital platforms.

All’incessante sviluppo tecnologico che caratterizza l’attuale epoca storica corrispondono altrettanti mutamenti nella configurazione del potere, che rischiano di rendere più inefficace la tutela dei diritti e spiegano l’intervento dei costituzionalisti. In questo scenario globale profondamente rinnovato la sovranità statuale vive una forte crisi, accentuata dall’emersione di nuovi e del tutto diversi centri di potere, senza le caratteristiche tipiche degli Stati sovrani, quali sono le grandi società che attualmente dominano i mercati digitali: le cosiddette Big Tech. Nell’era digitale, il rapporto dei poteri pubblici con questi nuovi poteri privati segue sempre meno logiche gerarchiche e prevedibili. Gli effetti di questo processo si manifestano a più livelli dell’esperienza giuridica, a partire dai mutamenti del sistema delle fonti. L’analisi di questo libro si concentra sulla sfida della regolamentazione di Internet per individuare quale debba essere il residuo ruolo dei poteri pubblici – e in particolare dell’Unione europea – in un ambito che sembra prestarsi maggiormente all’autoregolamentazione da parte dei poteri privati. La tutela della concorrenza è parsa, in ottica costituzionalistica, il principale strumento per raggiungere una maggiore giustizia sociale, a garanzia di un più ampio novero di diritti. A partire da ciò che già è stato fatto, dalle decisioni della Commissione europea in tema di abuso di posizione dominante al nuovo regolamento Digital Markets Act, si verifica cosa resti ancora da fare e quali principi debbano orientare la regolamentazione futura. La sfida non è costituita soltanto dall’autoregolamentazione ma anche dalla pretesa delle Big Tech di farsi giudici delle proprie piattaforme, applicando quasi esclusivamente le proprie regole. È il caso di Facebook, che ha recentemente istituito l’Oversight Board, un organismo paragonabile a una vera e propria “Corte”, ma che disconosce le più basilari garanzie giurisdizionali. È quindi opportuno che i poteri pubblici indichino con chiarezza il tracciato entro cui possono muoversi i poteri privati. È necessario, in altri termini, che il diritto dell’era digitale disciplini le piattaforme digitali ma non diventi esclusivamente il diritto delle piattaforme digitali.

Le regole di Internet tra poteri pubblici e privati. Tutela dei diritti e ruolo dell’antitrust in una prospettiva costituzionale

Iannotti della Valle Aldo
2023-01-01

Abstract

The unceasing technological development that characterises the current historical era corresponds to deep changes in the configuration of power, which risk making the protection of rights more ineffective and explain the intervention of constitutionalists. In this profoundly renewed global scenario, state sovereignty is undergoing a major crisis, accentuated by the emergence of new and entirely different centres of power, without the typical characteristics of sovereign states, such as the companies that currently dominate the digital markets: the so-called Big Tech. In the digital age, the relationship of public powers with these new private powers doesn’t follow a hierarchical and predictable logic. The effects of this process manifest themselves at several levels of legal experience, starting with changes in the sources of law. The analysis in this book focuses on the challenge of Internet regulation to identify what the residual role of the public authorities - especially the European Union - should be in an area that seems to lend itself more to self-regulation by private powers. From a constitutionalist perspective, competition law has seemed to be the main instrument for achieving greater social justice, guaranteeing a wider range of rights. Starting from what has already been done, from the European Commission’s decisions on the abuse of a dominant position to the new Digital Markets Act regulation, the book verifies what remains to be done and which principles should guide future regulation. The challenge is not only self-regulation but also the claim of Big Tech to be judges of their platforms, applying almost exclusively their own rules. This is the case of Facebook, which recently set up the Oversight Board, a body comparable to a real ‘Court’, but which disregards the most basic jurisdictional guarantees. It is therefore appropriate for the public authorities to indicate the track within which private powers can move. It is necessary, in other words, that the law of the digital age regulates digital platforms but does not become exclusively the law of digital platforms.
2023
979-12-5976-621-2
All’incessante sviluppo tecnologico che caratterizza l’attuale epoca storica corrispondono altrettanti mutamenti nella configurazione del potere, che rischiano di rendere più inefficace la tutela dei diritti e spiegano l’intervento dei costituzionalisti. In questo scenario globale profondamente rinnovato la sovranità statuale vive una forte crisi, accentuata dall’emersione di nuovi e del tutto diversi centri di potere, senza le caratteristiche tipiche degli Stati sovrani, quali sono le grandi società che attualmente dominano i mercati digitali: le cosiddette Big Tech. Nell’era digitale, il rapporto dei poteri pubblici con questi nuovi poteri privati segue sempre meno logiche gerarchiche e prevedibili. Gli effetti di questo processo si manifestano a più livelli dell’esperienza giuridica, a partire dai mutamenti del sistema delle fonti. L’analisi di questo libro si concentra sulla sfida della regolamentazione di Internet per individuare quale debba essere il residuo ruolo dei poteri pubblici – e in particolare dell’Unione europea – in un ambito che sembra prestarsi maggiormente all’autoregolamentazione da parte dei poteri privati. La tutela della concorrenza è parsa, in ottica costituzionalistica, il principale strumento per raggiungere una maggiore giustizia sociale, a garanzia di un più ampio novero di diritti. A partire da ciò che già è stato fatto, dalle decisioni della Commissione europea in tema di abuso di posizione dominante al nuovo regolamento Digital Markets Act, si verifica cosa resti ancora da fare e quali principi debbano orientare la regolamentazione futura. La sfida non è costituita soltanto dall’autoregolamentazione ma anche dalla pretesa delle Big Tech di farsi giudici delle proprie piattaforme, applicando quasi esclusivamente le proprie regole. È il caso di Facebook, che ha recentemente istituito l’Oversight Board, un organismo paragonabile a una vera e propria “Corte”, ma che disconosce le più basilari garanzie giurisdizionali. È quindi opportuno che i poteri pubblici indichino con chiarezza il tracciato entro cui possono muoversi i poteri privati. È necessario, in altri termini, che il diritto dell’era digitale disciplini le piattaforme digitali ma non diventi esclusivamente il diritto delle piattaforme digitali.
Constitutional law, Internet, Regulation, Sources of law, Sovereignty, Public powers, Private powers, Constitutionalism
Diritto costituzionale, Internet, Regolamentazione, Fonti del diritto, Sovranità, Poteri pubblici, Poteri privati, Costituzionalismo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12570/32733
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