Il saggio ripercorre gli studi di C. dedicati a Campanella filosofo e poeta. L’interesse verso il filosofo calabrese inizia negli anni ottanta del XIX secolo a seguito della rinascenza del pensiero di Campanella durante il Risorgimento, ed è influenzato dagli scritti di De Sanctis, Carducci e Bertrando Spaventa. Tra il 1895 e il 1900 C. studia il marxismo e confuta analiticamente nel saggio "Sulla storiografia socialistica. Il comunismo di Tommaso Campanella" il presunto comunismo di Campanella. Secondo C., Campanella è solamente un utopista e un riformatore religioso mentre la sua dottrina è oggetto di strumentalizzazione da parte del socialismo utopistico ottocentesco. Da questa analisi nascono i successivi contributi crociani dedicati a Campanella (1929, 1939, 1945, 1946) volti a sottolinearne il valore ideale e morale e la sua influenza nello sviluppo del pensiero europeo. C. apprezza la lucidità dell’interpretazione campanelliana di Machiavelli evidenziandone la prospettiva che porterà all’antimachiavellismo di Vico; ne calcola l’importanza nel flusso dell’evoluzione delle coscienze, nello sviluppo della società e della politica, se ne serve inoltre per offrire una propria lettura della storia contemporanea. Parallelamente, però, si ripropone in C. la necessità di un’interpretazione più distaccata della filosofia di Campanella, certi entusiasmi si smorzano quando ne storicizza il pensiero e ne sottolinea l’arretratezza rispetto alle filosofie successive. L’interpretazione crociana di Campanella come poeta appare negli anni piuttosto coerente: versi rudi e rozzi, sonetti duri e nodosi che, tuttavia, trasmettono una forte aspirazione e visione poetica. Ma le osservazioni, soprattutto dal volume "Storia dell’età barocca in Italia", attestano un’opinione sempre più convinta, e gli apprezzamenti, verso quello che viene reputato il maggiore poeta del Seicento, offuscano col passare degli anni ogni concessione alla distinzione tra la forma e il contenuto. Nel 1945 Campanella viene eletto maestro e teorico dello scrivere bene, nella condanna che muove alla pedanteria e ai virtuosismi linguistici. Un’ultima considerazione, va riservata al rapporto che C. coglie tra Dante e Campanella, definendo quest’ultimo un epigono dell’Alighieri.

Tommaso Campanella nella riflessione e nella critica di Benedetto Croce

ZOPPI S
2006

Abstract

Il saggio ripercorre gli studi di C. dedicati a Campanella filosofo e poeta. L’interesse verso il filosofo calabrese inizia negli anni ottanta del XIX secolo a seguito della rinascenza del pensiero di Campanella durante il Risorgimento, ed è influenzato dagli scritti di De Sanctis, Carducci e Bertrando Spaventa. Tra il 1895 e il 1900 C. studia il marxismo e confuta analiticamente nel saggio "Sulla storiografia socialistica. Il comunismo di Tommaso Campanella" il presunto comunismo di Campanella. Secondo C., Campanella è solamente un utopista e un riformatore religioso mentre la sua dottrina è oggetto di strumentalizzazione da parte del socialismo utopistico ottocentesco. Da questa analisi nascono i successivi contributi crociani dedicati a Campanella (1929, 1939, 1945, 1946) volti a sottolinearne il valore ideale e morale e la sua influenza nello sviluppo del pensiero europeo. C. apprezza la lucidità dell’interpretazione campanelliana di Machiavelli evidenziandone la prospettiva che porterà all’antimachiavellismo di Vico; ne calcola l’importanza nel flusso dell’evoluzione delle coscienze, nello sviluppo della società e della politica, se ne serve inoltre per offrire una propria lettura della storia contemporanea. Parallelamente, però, si ripropone in C. la necessità di un’interpretazione più distaccata della filosofia di Campanella, certi entusiasmi si smorzano quando ne storicizza il pensiero e ne sottolinea l’arretratezza rispetto alle filosofie successive. L’interpretazione crociana di Campanella come poeta appare negli anni piuttosto coerente: versi rudi e rozzi, sonetti duri e nodosi che, tuttavia, trasmettono una forte aspirazione e visione poetica. Ma le osservazioni, soprattutto dal volume "Storia dell’età barocca in Italia", attestano un’opinione sempre più convinta, e gli apprezzamenti, verso quello che viene reputato il maggiore poeta del Seicento, offuscano col passare degli anni ogni concessione alla distinzione tra la forma e il contenuto. Nel 1945 Campanella viene eletto maestro e teorico dello scrivere bene, nella condanna che muove alla pedanteria e ai virtuosismi linguistici. Un’ultima considerazione, va riservata al rapporto che C. coglie tra Dante e Campanella, definendo quest’ultimo un epigono dell’Alighieri.
9788878701724
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