Il saggio ricostruisce le fonti del logos tripolitikos di Erodoto, con particolare attenzione a Solone e alla sua concezione, in seguito contraddetta dal realismo sofistico, della legge come strumento di mediazione del conflitto tra le ‘parti’ che si situano agli estremi della comunità: i possidenti e i non possidenti. Perché svolga efficacemente questa funzione arbitrale, il legislatore dovrà assumere una posizione intermedia, occupare un meson equidistante dagli estremi. Nella sua analisi dei profili ‘istituzionali’ della democrazia, definita, con un anacronismo, isonomia (= uguaglianza a mezzo di leggi ma anche uguaglianza della legge nei confronti di tutti i membri del corpo politico), Erodoto adombra invece la possibilità che la legge diventi lo strumento mediante il quale il ‘molto’ (to pollon), la maggioranza politica (il plethos), eserciterà una soverchiante supremazia (quella che Platone definirà pleonexia) sulla minoranza soccombente. Dunque un nomos non più inteso come strumento di composizione del conflitto, ma come strumento del conflitto, per il conflitto, sebbene si tratti di un conflitto ‘canalizzato’ in un alveo istituzionale, incruento. Se ne ricava una nozione di democrazia in cui né demos né plethos coincidono con la totalità del corpo politico (pur avanzando una pretesa di totalità, dal momento che “nel molto c’è il tutto”), ma si identificano con una parte, con una fazione della comunità. È evidente che su quest’argomento si fonderà la critica successiva della democrazia, come forma di vita, prima ancora che come forma di (non) governo: si pensi allo Pseudo-Senofonte e, soprattutto, a Platone.

Nel molto c'è il tutto. La democrazia nel dibattito sui regimi politici (Erodoto, III, 80,1-6)

CARILLO, Gennaro
2004

Abstract

Il saggio ricostruisce le fonti del logos tripolitikos di Erodoto, con particolare attenzione a Solone e alla sua concezione, in seguito contraddetta dal realismo sofistico, della legge come strumento di mediazione del conflitto tra le ‘parti’ che si situano agli estremi della comunità: i possidenti e i non possidenti. Perché svolga efficacemente questa funzione arbitrale, il legislatore dovrà assumere una posizione intermedia, occupare un meson equidistante dagli estremi. Nella sua analisi dei profili ‘istituzionali’ della democrazia, definita, con un anacronismo, isonomia (= uguaglianza a mezzo di leggi ma anche uguaglianza della legge nei confronti di tutti i membri del corpo politico), Erodoto adombra invece la possibilità che la legge diventi lo strumento mediante il quale il ‘molto’ (to pollon), la maggioranza politica (il plethos), eserciterà una soverchiante supremazia (quella che Platone definirà pleonexia) sulla minoranza soccombente. Dunque un nomos non più inteso come strumento di composizione del conflitto, ma come strumento del conflitto, per il conflitto, sebbene si tratti di un conflitto ‘canalizzato’ in un alveo istituzionale, incruento. Se ne ricava una nozione di democrazia in cui né demos né plethos coincidono con la totalità del corpo politico (pur avanzando una pretesa di totalità, dal momento che “nel molto c’è il tutto”), ma si identificano con una parte, con una fazione della comunità. È evidente che su quest’argomento si fonderà la critica successiva della democrazia, come forma di vita, prima ancora che come forma di (non) governo: si pensi allo Pseudo-Senofonte e, soprattutto, a Platone.
88-430-3067-1
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