Nell’intervento si prende in considerazione il tema delle varianti d'autore documentate dagli epistolari, studiando il caso Ungaretti, particolare perché nelle lettere ai suoi interlocutori il poeta ha lasciato autografi, spesso in più redazioni, delle proprie poesie, avendo distrutto quasi tutti gli scartafacci. Questi manoscritti quindi acquistano un prestigio singolare, ancora maggiore se pensiamo al valore attribuito da Ungaretti al lavoro variantistico. Dopo la morte del poeta nel 1970, alcuni suoi significativi epistolari sono stati pubblicati, rendendo oggi possibile la conoscenza di molti testi poetici nella loro elaborazione precedente alla stampa o in una fase intermedia. Qui si avanza una riflessione sul rilievo che assume tale ‘eredità’ nel rapporto con le diverse edizioni delle stesse poesie e su come essa possa essere valorizzata. L’analisi scorre cronologicamente le liriche autografe contenute nei carteggi ungarettiani e si sofferma a titolo esemplificativo su Stella, presente con due redazioni nel carteggio tra Giuseppe Ungaretti e Leone Piccioni (1946 -1969), pubblicato nel 2013, nel quale sono raccolte 247 lettere del poeta, conservate a Roma nell’archivio privato di Piccioni, e 51 lettere, perlopiù dattiloscritte, di Piccioni, custodite presso il Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, nell’Archivio contemporaneo “Alessandro Bonsanti”. Uno dei temi ricorrenti delle missive è l’allestimento dell’edizione di Tutte le poesie del 1969 curata da Piccioni, e non rare sono le questioni affrontate, sia di natura critica che editoriale.

Varianti d’autore negli epistolari: il caso Ungaretti

Zoppi S
2014-01-01

Abstract

Nell’intervento si prende in considerazione il tema delle varianti d'autore documentate dagli epistolari, studiando il caso Ungaretti, particolare perché nelle lettere ai suoi interlocutori il poeta ha lasciato autografi, spesso in più redazioni, delle proprie poesie, avendo distrutto quasi tutti gli scartafacci. Questi manoscritti quindi acquistano un prestigio singolare, ancora maggiore se pensiamo al valore attribuito da Ungaretti al lavoro variantistico. Dopo la morte del poeta nel 1970, alcuni suoi significativi epistolari sono stati pubblicati, rendendo oggi possibile la conoscenza di molti testi poetici nella loro elaborazione precedente alla stampa o in una fase intermedia. Qui si avanza una riflessione sul rilievo che assume tale ‘eredità’ nel rapporto con le diverse edizioni delle stesse poesie e su come essa possa essere valorizzata. L’analisi scorre cronologicamente le liriche autografe contenute nei carteggi ungarettiani e si sofferma a titolo esemplificativo su Stella, presente con due redazioni nel carteggio tra Giuseppe Ungaretti e Leone Piccioni (1946 -1969), pubblicato nel 2013, nel quale sono raccolte 247 lettere del poeta, conservate a Roma nell’archivio privato di Piccioni, e 51 lettere, perlopiù dattiloscritte, di Piccioni, custodite presso il Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, nell’Archivio contemporaneo “Alessandro Bonsanti”. Uno dei temi ricorrenti delle missive è l’allestimento dell’edizione di Tutte le poesie del 1969 curata da Piccioni, e non rare sono le questioni affrontate, sia di natura critica che editoriale.
9788890790546
Ungaretti; lettere; varianti d'autore
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12570/4634
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