Il filologo olondese J.Ph. D’Orville (1696-1751), di ritorno dal viaggio in Sicilia da cui scaturirà postumo il celebre Sicula, si trattenne a Napoli da metà agosto a fine novembre 1727. Qui, accanto alla frequentazione di archivi e biblioteche, visitò luoghi e monumenti della città, e di quelli a lui più cari per il filo diretto con la filologia antica, la poesia in latino e le Antichità commissionò rilievi e incisioni, per riportarne al rientro memoria documentaria. Alla rinascimentale Cappella di Giovanni Pontano dedicò anche un’ode in latino, che ne denunziava il misero stato e l’indecoroso utilizzo e chiedeva alla Città di restituirne la dovuta cura. I rilievi dei fronti della cappella e il carme furono pubblicati ad Amsterdam nel 1730, nella prima traduzione in olandese dell’Arcadia di Sannazzaro. La lirica fu ripubblicata a Napoli nel 1761 nella Joannis Jovianis Pontani vita che R. De Sarno scrisse per celebrare l’appena eseguito restauro della cappella (1759), mentre i rilievi furono nel tempo dimenticati.L’articolo muove dal ricomporre le tracce delle esperienze del D’Orville nella tappa napoletana del viaggio, tessendo una trama tra il corpo fisico e culturale della città e itinerari, attività e relazioni. E ne legge i più evidenti ricordi, tra loro complementari: la lirica e le incisioni dei fronti della Cappella del Pontano. Partendo dagli elementi frammentari del ricordo di viaggio, si riflette su quanto l’esperienza napoletana del D’Orville possa aver inciso sulle vicende della cappella. Inoltre, mettendo a fuoco il processo e le azioni del restauro settecentesco, ne argomenta i modi e le scelte, che il ritrovamento del rilievo commissionato da D’Orville, ad essi antecedente, chiarisce. Facendo luce sulle forme originarie di parti architettoniche significative della Cappella, di cui si era persa memoria, lo studio apre alla riflessione sulle questioni dei valori, della memoria, dell’autenticità, su cui il precoce restauro del 1759 esortato dalle impressioni del D’Orville incise.

Gli esiti della tappa napoletana del viaggio in Italia di J. Ph. d’Orville nelle vicende della Cappella del Pontano

COMO, Maria Teresa
2017

Abstract

Il filologo olondese J.Ph. D’Orville (1696-1751), di ritorno dal viaggio in Sicilia da cui scaturirà postumo il celebre Sicula, si trattenne a Napoli da metà agosto a fine novembre 1727. Qui, accanto alla frequentazione di archivi e biblioteche, visitò luoghi e monumenti della città, e di quelli a lui più cari per il filo diretto con la filologia antica, la poesia in latino e le Antichità commissionò rilievi e incisioni, per riportarne al rientro memoria documentaria. Alla rinascimentale Cappella di Giovanni Pontano dedicò anche un’ode in latino, che ne denunziava il misero stato e l’indecoroso utilizzo e chiedeva alla Città di restituirne la dovuta cura. I rilievi dei fronti della cappella e il carme furono pubblicati ad Amsterdam nel 1730, nella prima traduzione in olandese dell’Arcadia di Sannazzaro. La lirica fu ripubblicata a Napoli nel 1761 nella Joannis Jovianis Pontani vita che R. De Sarno scrisse per celebrare l’appena eseguito restauro della cappella (1759), mentre i rilievi furono nel tempo dimenticati.L’articolo muove dal ricomporre le tracce delle esperienze del D’Orville nella tappa napoletana del viaggio, tessendo una trama tra il corpo fisico e culturale della città e itinerari, attività e relazioni. E ne legge i più evidenti ricordi, tra loro complementari: la lirica e le incisioni dei fronti della Cappella del Pontano. Partendo dagli elementi frammentari del ricordo di viaggio, si riflette su quanto l’esperienza napoletana del D’Orville possa aver inciso sulle vicende della cappella. Inoltre, mettendo a fuoco il processo e le azioni del restauro settecentesco, ne argomenta i modi e le scelte, che il ritrovamento del rilievo commissionato da D’Orville, ad essi antecedente, chiarisce. Facendo luce sulle forme originarie di parti architettoniche significative della Cappella, di cui si era persa memoria, lo studio apre alla riflessione sulle questioni dei valori, della memoria, dell’autenticità, su cui il precoce restauro del 1759 esortato dalle impressioni del D’Orville incise.
9788899930028
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/4660
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