Tralasciando la questione ambientale, questo libro tenta di rendere conto dello spazio come questione culturale, dunque come questione socio-antropologica, e in quanto luogo, ossia in quanto versione dialogizzata, rielaborata dal linguaggio inteso come pensiero e tessuto comunicativo-relazionale, dello spazio stesso. Tenta, insomma, di leggere lo spazio in quanto narrazione antropologica, nel suo farsi luogo. Nel suo farsi dimensione oracolare, persino orante, dismettendo la muta, seppur maestosa caducità che precede lo sguardo umano e la sua demiurgica presenza. Nell’era dell’antropocene, quando la convessità pervasiva dell’umano aggredisce il pianeta, occorre ricominciare a guardare i luoghi. Occorre, come scrive Franco Cassano , tornare a guardarli nel senso di averne riguardo, per poterli vivere in-comune, insieme. Uno spazio etico dentro lo spazio pubblico, inteso come etica dialogante dell’accoglienza, dell’essere in-comune, nel rispetto convinto e non di facciata politicamente corretta delle fragilità che abitano le nostre comunità- quelle fragilità che, costituendone ricchezza umana, nel loro essere altrimenti, tracciano i confini di un umanesimo possibile.
NO TIME, NO SPACE. Come gli Spazi si fanno luoghi
CASTELLANO C
2025-01-01
Abstract
Tralasciando la questione ambientale, questo libro tenta di rendere conto dello spazio come questione culturale, dunque come questione socio-antropologica, e in quanto luogo, ossia in quanto versione dialogizzata, rielaborata dal linguaggio inteso come pensiero e tessuto comunicativo-relazionale, dello spazio stesso. Tenta, insomma, di leggere lo spazio in quanto narrazione antropologica, nel suo farsi luogo. Nel suo farsi dimensione oracolare, persino orante, dismettendo la muta, seppur maestosa caducità che precede lo sguardo umano e la sua demiurgica presenza. Nell’era dell’antropocene, quando la convessità pervasiva dell’umano aggredisce il pianeta, occorre ricominciare a guardare i luoghi. Occorre, come scrive Franco Cassano , tornare a guardarli nel senso di averne riguardo, per poterli vivere in-comune, insieme. Uno spazio etico dentro lo spazio pubblico, inteso come etica dialogante dell’accoglienza, dell’essere in-comune, nel rispetto convinto e non di facciata politicamente corretta delle fragilità che abitano le nostre comunità- quelle fragilità che, costituendone ricchezza umana, nel loro essere altrimenti, tracciano i confini di un umanesimo possibile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.