Il volume intende ricostruire la fortuna dell’Alighieri e il ruolo attribuito al poeta nella cultura torinese dei primi trent’anni del Novecento. A tale scopo si analizza la riflessione critica su Dante prodotta da un lato in ambito accademico e sulle pagine del «Giornale Storico», dall’altro nella produzione militante, principalmente sviluppatasi intorno al cenacolo gobettiano. Punto di vista privilegiato è il secentenario dantesco del 1921 quando i due diversi punti di osservazione si incontrano in un appuntamento formalmente cronologico per riscoprire nell’Alighieri attuali modelli ideologici in un proficuo connubio tra letterario e politico. Nella frondosa retorica dell’accademismo letterario impersonato da Vittorio Cian, Dante diviene l’autorevole precursore dell’Unità nazionale fino a incarnare le ragioni del nazionalismo; a questa visione si oppone con forza il Dante delle riviste gobettiane, difensore di quei valori, morali e civili che pongono la dignità e la libertà dell’uomo al di sopra dei principi degeneri della purezza razziale. Si dimostra come il vincolo che lega Gobetti a Dante non sia occasionale: il discorso celebrativo del 1921 non è episodio isolato, ma il culmine di un rapporto costantemente rinsaldato da una fraterna affinità elettiva. Tale convincimento si fonda sul ruolo assegnato all’Alighieri nei carteggi, e sulle preziose annotazione ai libri della biblioteca privata. Un vincolo che si costruisce negli anni degli studi liceali, e documentato dal rinvenimento di un taccuino di annotazioni inedito riprodotto in appendice al volume.

Il mito di Dante nel pensiero di Gobetti, prefazione di Cosimo Ceccuti

BUFACCHI, EMANUELA
1994

Abstract

Il volume intende ricostruire la fortuna dell’Alighieri e il ruolo attribuito al poeta nella cultura torinese dei primi trent’anni del Novecento. A tale scopo si analizza la riflessione critica su Dante prodotta da un lato in ambito accademico e sulle pagine del «Giornale Storico», dall’altro nella produzione militante, principalmente sviluppatasi intorno al cenacolo gobettiano. Punto di vista privilegiato è il secentenario dantesco del 1921 quando i due diversi punti di osservazione si incontrano in un appuntamento formalmente cronologico per riscoprire nell’Alighieri attuali modelli ideologici in un proficuo connubio tra letterario e politico. Nella frondosa retorica dell’accademismo letterario impersonato da Vittorio Cian, Dante diviene l’autorevole precursore dell’Unità nazionale fino a incarnare le ragioni del nazionalismo; a questa visione si oppone con forza il Dante delle riviste gobettiane, difensore di quei valori, morali e civili che pongono la dignità e la libertà dell’uomo al di sopra dei principi degeneri della purezza razziale. Si dimostra come il vincolo che lega Gobetti a Dante non sia occasionale: il discorso celebrativo del 1921 non è episodio isolato, ma il culmine di un rapporto costantemente rinsaldato da una fraterna affinità elettiva. Tale convincimento si fonda sul ruolo assegnato all’Alighieri nei carteggi, e sulle preziose annotazione ai libri della biblioteca privata. Un vincolo che si costruisce negli anni degli studi liceali, e documentato dal rinvenimento di un taccuino di annotazioni inedito riprodotto in appendice al volume.
88-00-84003-5
Fortuna di Dante, Intellettuali del XX secolo, Riviste letterarie del XX secolo, Fonti di archivio, Inediti
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/4976
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
social impact