Il lavoro mette a confronto i modelli educativi elaborati rispettivamente dai giansenisti e dai gesuiti, inquadrandoli nella cornice dello scontro ideologico che tra XVI e XVII secolo vede gli uni contrapposti agli altri, in quanto portatori di due visioni antinomiche della Controriforma, che si contendono il ruolo di alfiere dell’ortodossia cattolica. I giansenisti, che propugnano il ritorno ad un cattolicesimo intransigente, rigidamente ancorato alla dottrina degli antichi Padri della Chiesa e portatore di una visione disperante della sorte dell’uomo, schiacciato dalla predestinazione, si raccolgono intorno all’abate di Saint-Cyran che, consapevole dell’importanza della formazione dei giovani, fonda le Piccole Scuole di Port-Royal per applicare nella prassi educativa la sua concezione del cattolicesimo. I gesuiti invece, costituitisi come milizia cattolica in difesa della Chiesa di Roma, sono più pragmatici e ritengono che occorra attenuare, nella dottrina dei Padri della Chiesa, gli aspetti troppo contrastanti con i valori dell’Umanesimo ormai divenuti patrimonio comune delle coscienze, come il senso della dignità umana, della forza della ragione, della capacità di autodeterminarsi Nel testo vengono quindi presentate le esperienze pedagogiche delle Piccole Scuole e dei Collegi dei gesuiti, molto diverse tra loro per il numero di studenti coinvolti, per capacità di incidere sulla coscienza di più generazioni e di imporre per lungo tempo un modello culturale, ma ambedue portatrici di una profonda innovazione nel modo di trasmettere il sapere. Elemento di forza nel metodo pedagogico delle Piccole Scuole è la figura del maestro, precettore completamente dedito alla cura morale e spirituale dei suoi alunni. Alcuni insegnanti elaborano essi stessi i testi utili alla didattica per presentare i contenuti in maniera adeguata alle caratteristiche cognitive dei giovani. Tra tutti emerge la figure di Claude Lancelot che mette a punto un metodo per l’apprendimento del latino condensato in un manuale che in pochi anni giunge alla quinta edizione, e viene seguito da manuali analoghi, a cura dello stesso autore, per l’apprendimento del greco, dell’italiano e dello spagnolo. L’esperienza pedagogica della Compagnia di Gesù si svolge, invece, per un arco di tempo di oltre duecento anni, coinvolgendo in molti Paesi, dislocati in ogni parte del mondo, centinaia di migliaia di giovani e riuscendo a segnare profondamente un’epoca attraverso la formazione delle classi dirigenti. Elemento peculiare dell’azione educativa e didattica dei Collegi è la qualità dell’insegnamento che viene curata formando i maestri in una Accademia apposita in cui vengono istruiti da docenti esperti durante corsi interattivi, che prevedono un tirocinio severo. Ai docenti così formati viene poi richiesto un impegno quotidiano di grande intensità che si estende ben oltre le ore scolastiche. Dalla lettura delle Regole che fissano in maniera rigida l’attività dei Collegi emerge con chiarezza la strategia pedagogica dei gesuiti; una strategia che punta a formare piuttosto che ad informare – “non memoria solum, sed ingenium etiam excitare” recita a tal proposito la Regola 27 della Ratio Studiorum – che mira al potenziamento delle facoltà cognitive dei giovani e, nello stesso tempo, a suscitare in essi l’amore per la conoscenza, vista come strumento di libertà. In conseguenza di una siffatta strategia segue la scelta didattica di rinunciare alla quantità di contenuti, e quindi all’enciclopedismo, puntando invece sullo studio approfondito di una sola disciplina, la lingua latina, e subordinatamente della lingua greca, in modo da fornire ai giovani un metodo generale di approccio alla conoscenza, piuttosto che una serie di nozioni.

GESUITI E GIANSENISTI. MODELLI E METODI EDUCATIVI A CONFRONTO

SIRIGNANO, Fabrizio Manuel
2004

Abstract

Il lavoro mette a confronto i modelli educativi elaborati rispettivamente dai giansenisti e dai gesuiti, inquadrandoli nella cornice dello scontro ideologico che tra XVI e XVII secolo vede gli uni contrapposti agli altri, in quanto portatori di due visioni antinomiche della Controriforma, che si contendono il ruolo di alfiere dell’ortodossia cattolica. I giansenisti, che propugnano il ritorno ad un cattolicesimo intransigente, rigidamente ancorato alla dottrina degli antichi Padri della Chiesa e portatore di una visione disperante della sorte dell’uomo, schiacciato dalla predestinazione, si raccolgono intorno all’abate di Saint-Cyran che, consapevole dell’importanza della formazione dei giovani, fonda le Piccole Scuole di Port-Royal per applicare nella prassi educativa la sua concezione del cattolicesimo. I gesuiti invece, costituitisi come milizia cattolica in difesa della Chiesa di Roma, sono più pragmatici e ritengono che occorra attenuare, nella dottrina dei Padri della Chiesa, gli aspetti troppo contrastanti con i valori dell’Umanesimo ormai divenuti patrimonio comune delle coscienze, come il senso della dignità umana, della forza della ragione, della capacità di autodeterminarsi Nel testo vengono quindi presentate le esperienze pedagogiche delle Piccole Scuole e dei Collegi dei gesuiti, molto diverse tra loro per il numero di studenti coinvolti, per capacità di incidere sulla coscienza di più generazioni e di imporre per lungo tempo un modello culturale, ma ambedue portatrici di una profonda innovazione nel modo di trasmettere il sapere. Elemento di forza nel metodo pedagogico delle Piccole Scuole è la figura del maestro, precettore completamente dedito alla cura morale e spirituale dei suoi alunni. Alcuni insegnanti elaborano essi stessi i testi utili alla didattica per presentare i contenuti in maniera adeguata alle caratteristiche cognitive dei giovani. Tra tutti emerge la figure di Claude Lancelot che mette a punto un metodo per l’apprendimento del latino condensato in un manuale che in pochi anni giunge alla quinta edizione, e viene seguito da manuali analoghi, a cura dello stesso autore, per l’apprendimento del greco, dell’italiano e dello spagnolo. L’esperienza pedagogica della Compagnia di Gesù si svolge, invece, per un arco di tempo di oltre duecento anni, coinvolgendo in molti Paesi, dislocati in ogni parte del mondo, centinaia di migliaia di giovani e riuscendo a segnare profondamente un’epoca attraverso la formazione delle classi dirigenti. Elemento peculiare dell’azione educativa e didattica dei Collegi è la qualità dell’insegnamento che viene curata formando i maestri in una Accademia apposita in cui vengono istruiti da docenti esperti durante corsi interattivi, che prevedono un tirocinio severo. Ai docenti così formati viene poi richiesto un impegno quotidiano di grande intensità che si estende ben oltre le ore scolastiche. Dalla lettura delle Regole che fissano in maniera rigida l’attività dei Collegi emerge con chiarezza la strategia pedagogica dei gesuiti; una strategia che punta a formare piuttosto che ad informare – “non memoria solum, sed ingenium etiam excitare” recita a tal proposito la Regola 27 della Ratio Studiorum – che mira al potenziamento delle facoltà cognitive dei giovani e, nello stesso tempo, a suscitare in essi l’amore per la conoscenza, vista come strumento di libertà. In conseguenza di una siffatta strategia segue la scelta didattica di rinunciare alla quantità di contenuti, e quindi all’enciclopedismo, puntando invece sullo studio approfondito di una sola disciplina, la lingua latina, e subordinatamente della lingua greca, in modo da fornire ai giovani un metodo generale di approccio alla conoscenza, piuttosto che una serie di nozioni.
8820736411
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/4982
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