Il tribunale del Sant’Uffizio occupa una posizione importante nell’immaginario collettivo e la sua storia ha da sempre accompagnato i percorsi della memoria che sono alla base della cultura europea. Senza tornare sull’impegno antiereticale degli inquisitori, la ricerca, svolta su di una documentazione inedita conservata nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano, ha cercato di ricostruire l’attività di disciplinamento del clero e dei fedeli svolta dalla Curia romana, in ossequio ai principi tridentini, per guidare e controllare la trasformazione del tessuto devozionale delle comunità cattoliche. Attraverso le lettere e le denunce che giungevano al Sant’Uffizio dalle periferie ecclesiastiche dell’Europa, lo sguardo si allarga da una prospettiva saldamente ancorata alle dinamiche dell’azione di governo della Curia fino alle comunità devote più vicine e più lontane, non sempre disposte ad accogliere le disposizioni di Roma. Il rigore nel regolare le procedure di promozione dei santi e l’impegno dell’Inquisizione per arginare gli eccessi frequenti nelle pratiche di pietà tributate ai servi di Dio ai quali la Santa Sede non aveva ancora concesso l’ambito riconoscimento, offrono un vivido quadro del vissuto religioso moderno. Nelle dinamiche complesse dei rapporti tra gli inquisitori romani e i vescovi che governavano i territori emerge l’impegno del Sant’Uffizio per regolamentare i comportamenti dei credenti e per rendere omologhe le forme della loro devozione pubblica e privata, ma anche la sinergia tra le politiche di disciplinamento dispiegate dal centro romano e l’attività dei governi diocesani nelle più lontane comunità cattoliche europee. Un viaggio nella storia sociale dell’Inquisizione che si inserisce in un campo tematico tra i più attuali e discussi negli studi storici sui primi secoli dell’età moderna.

I sentieri dell'inquisitore. Sant'Uffizio, periferie ecclesiastiche e disciplinamento devozionale (1615-1678)

FIORELLI, Vittoria
2009

Abstract

Il tribunale del Sant’Uffizio occupa una posizione importante nell’immaginario collettivo e la sua storia ha da sempre accompagnato i percorsi della memoria che sono alla base della cultura europea. Senza tornare sull’impegno antiereticale degli inquisitori, la ricerca, svolta su di una documentazione inedita conservata nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano, ha cercato di ricostruire l’attività di disciplinamento del clero e dei fedeli svolta dalla Curia romana, in ossequio ai principi tridentini, per guidare e controllare la trasformazione del tessuto devozionale delle comunità cattoliche. Attraverso le lettere e le denunce che giungevano al Sant’Uffizio dalle periferie ecclesiastiche dell’Europa, lo sguardo si allarga da una prospettiva saldamente ancorata alle dinamiche dell’azione di governo della Curia fino alle comunità devote più vicine e più lontane, non sempre disposte ad accogliere le disposizioni di Roma. Il rigore nel regolare le procedure di promozione dei santi e l’impegno dell’Inquisizione per arginare gli eccessi frequenti nelle pratiche di pietà tributate ai servi di Dio ai quali la Santa Sede non aveva ancora concesso l’ambito riconoscimento, offrono un vivido quadro del vissuto religioso moderno. Nelle dinamiche complesse dei rapporti tra gli inquisitori romani e i vescovi che governavano i territori emerge l’impegno del Sant’Uffizio per regolamentare i comportamenti dei credenti e per rendere omologhe le forme della loro devozione pubblica e privata, ma anche la sinergia tra le politiche di disciplinamento dispiegate dal centro romano e l’attività dei governi diocesani nelle più lontane comunità cattoliche europee. Un viaggio nella storia sociale dell’Inquisizione che si inserisce in un campo tematico tra i più attuali e discussi negli studi storici sui primi secoli dell’età moderna.
978-88-6042-615-4
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5013
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