La monografia ha come oggetto l’indagine degli strumenti che l’ordinamento giuridico italiano appronta per consentire la tutela recuperatoria, opponibile a terzi, di somme di denaro, da parte del titolare delle stesse, principalmente nelle ipotesi in cui queste ultime siano oggetto di gestione da parte di un diverso soggetto (gestore). La pars destruens dello scritto revoca in dubbio la comune considerazione, propria della dottrina e della giurisprudenza italiane dominanti, secondo cui il denaro quale bene fungibile per eccellenza non possa essere oggetto di una tutela reale o avente efficace reale (i.e. opponibile a terzi). Partendo dal concetto giuridico di denaro come cosa e come valore, avendo riguardo non solo alla riflessione dottrinale e giurisprudenziale sull’obbligazione pecuniaria ma anche a quella sui contratti c.d. irregolari a oggetto monetario (mutuo, deposito, pegno), si introduce il tema della titolarità e della surrogazione su masse comuni in caso di sostituzione del denaro con beni di diversa specie al fine di garantire la prevalenza del titolare originario. Anche sulla base dei risultati acquisiti nei primi capitoli, la proposta ricostruttiva mira ad affermare la prospettiva del gerito e il diritto di questi al recupero dell’equivalente dell’ammontare o valore inizialmente conferito o che abbia costituito in ogni caso oggetto della gestione, ove questa sia stata irregolare (problema della gestione infedele), anche a fronte di ipotesi di c.d. commixtio nummorum (o confusione patrimoniale). La tematica viene affrontata non solo recuperando una più consapevole rilettura degli effetti separativi del contratto di mandato e dei meccanismi approntati dalla legislazione speciale, ma, soprattutto, per l’ipotesi della confusione effetto di gestione infedele, della normativa sulla ripetizione dell’indebito di cosa determinata, di cui viene fornita una interpretazione estensiva, applicabile anche alle somme di denaro. Il problema della determinatezza / separazione dei proventi della gestione infedele e dei criteri per individuarle viene affrontato in una prospettiva comparatistica, guardando alle regole presuntive, come nel caso del tracing, presenti in altri ordinamenti. Lo studio fa ampio uso della comparazione con altri ordinamenti, con particolare riguardo ai sistemi di common law statunitense e di diritto inglese, per esser questi solitamente ritenuti avere un più compiuto sistema di regole di restituzione e tracciabilità. Inoltre, elabora con riguardo al tema d’indagine, un’analisi costi-benefici, al fine di dimostrare il più ampio benessere sociale realizzabile in un quadro normativo che garantisca il recupero di denaro.

Circolazione del denaro e strumenti di tutela

CAGGIANO, Ilaria Amelia
2012

Abstract

La monografia ha come oggetto l’indagine degli strumenti che l’ordinamento giuridico italiano appronta per consentire la tutela recuperatoria, opponibile a terzi, di somme di denaro, da parte del titolare delle stesse, principalmente nelle ipotesi in cui queste ultime siano oggetto di gestione da parte di un diverso soggetto (gestore). La pars destruens dello scritto revoca in dubbio la comune considerazione, propria della dottrina e della giurisprudenza italiane dominanti, secondo cui il denaro quale bene fungibile per eccellenza non possa essere oggetto di una tutela reale o avente efficace reale (i.e. opponibile a terzi). Partendo dal concetto giuridico di denaro come cosa e come valore, avendo riguardo non solo alla riflessione dottrinale e giurisprudenziale sull’obbligazione pecuniaria ma anche a quella sui contratti c.d. irregolari a oggetto monetario (mutuo, deposito, pegno), si introduce il tema della titolarità e della surrogazione su masse comuni in caso di sostituzione del denaro con beni di diversa specie al fine di garantire la prevalenza del titolare originario. Anche sulla base dei risultati acquisiti nei primi capitoli, la proposta ricostruttiva mira ad affermare la prospettiva del gerito e il diritto di questi al recupero dell’equivalente dell’ammontare o valore inizialmente conferito o che abbia costituito in ogni caso oggetto della gestione, ove questa sia stata irregolare (problema della gestione infedele), anche a fronte di ipotesi di c.d. commixtio nummorum (o confusione patrimoniale). La tematica viene affrontata non solo recuperando una più consapevole rilettura degli effetti separativi del contratto di mandato e dei meccanismi approntati dalla legislazione speciale, ma, soprattutto, per l’ipotesi della confusione effetto di gestione infedele, della normativa sulla ripetizione dell’indebito di cosa determinata, di cui viene fornita una interpretazione estensiva, applicabile anche alle somme di denaro. Il problema della determinatezza / separazione dei proventi della gestione infedele e dei criteri per individuarle viene affrontato in una prospettiva comparatistica, guardando alle regole presuntive, come nel caso del tracing, presenti in altri ordinamenti. Lo studio fa ampio uso della comparazione con altri ordinamenti, con particolare riguardo ai sistemi di common law statunitense e di diritto inglese, per esser questi solitamente ritenuti avere un più compiuto sistema di regole di restituzione e tracciabilità. Inoltre, elabora con riguardo al tema d’indagine, un’analisi costi-benefici, al fine di dimostrare il più ampio benessere sociale realizzabile in un quadro normativo che garantisca il recupero di denaro.
978-88-6342-372-3
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5072
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