Il volume inaugura la collana Quaderni della didattica, che fra le pubblicazioni dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” si distingue per accogliere il frutto della ricerca scientifica condotta in ambito squisitamente didattico. Questa caratteristica spiega il taglio sintetico della pubblicazione, la sua ampiezza contenuta (rispetto alla tipologia monografica in senso stretto) e il registro adottato per la ‘lettura’ di alcuni classici, nonché l’apparato iconografico che la accompagna. Questo lavoro muove dalla considerazione secondo cui nell’ambito del diritto penale si possa cogliere in modo privilegiato il processo di trasformazione del potere sovrano di tipo statuale, nel segno di una sempre maggiore burocratizzazione. Tale campo di indagine costituisce un ottimo caso di studio per studenti di Corsi non giuridici (il lavoro è maturato nell'ambito del Corso di Filosofia del diritto da me tenuto presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di laurea in Scienze dell'educazione), perché coniuga l’esclusività della competenza statuale nell’infliggere pene con la natura ‘disciplinare’ delle pratiche connesse alla pena e al controllo delle forme in cui si esplica la vita. Il volume si articola in tre parti. Nella prima parte, viene evidenziata la formazione del legame fra diritto penale quale prerogativa esclusiva della sovranità e diritto penale quale espressione (fra le altre) dell’amministrazione e del carattere sempre più procedurale assunto dalle forme del potere. Nella seconda parte, si presentano brevi riflessioni su due modelli tipici di filosofia del diritto penale; Beccaria e Bentham rappresentano magistralmente quasi tutte le ideologie settecentesche della pena, permettendo di apprezzare il sottile ma inesorabile slittamento dalla pena come rifrazione del principio di legalità alla pena come costo e procedura di controllo rimessa all’amministrazione dello Stato. Nella terza parte, il paradigma della pena quale strumento di un potere disciplinare, che attiva dispositivi di carattere ispettivo, è esteso agli altri luoghi della vita. La natura disciplinare e ispettiva del potere si esprime lì dove si collocano i ‘luoghi’ del potere: non solo spazi pubblici, ma –nelle forme degenerative dei totalitarismi- anche spazi privati. L’idea che l’organizzazione del potere si esplichi, fino a noi, anche nell’organizzazione degli spazi pubblici della vita conclude questa parte e apre all’appendice delle Tavole, che offrono materiali di lavoro discussi in laboratori seminariali.

Amministrazione della pena e luoghi della vita

LABRIOLA, Giulia Maria
2008

Abstract

Il volume inaugura la collana Quaderni della didattica, che fra le pubblicazioni dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” si distingue per accogliere il frutto della ricerca scientifica condotta in ambito squisitamente didattico. Questa caratteristica spiega il taglio sintetico della pubblicazione, la sua ampiezza contenuta (rispetto alla tipologia monografica in senso stretto) e il registro adottato per la ‘lettura’ di alcuni classici, nonché l’apparato iconografico che la accompagna. Questo lavoro muove dalla considerazione secondo cui nell’ambito del diritto penale si possa cogliere in modo privilegiato il processo di trasformazione del potere sovrano di tipo statuale, nel segno di una sempre maggiore burocratizzazione. Tale campo di indagine costituisce un ottimo caso di studio per studenti di Corsi non giuridici (il lavoro è maturato nell'ambito del Corso di Filosofia del diritto da me tenuto presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di laurea in Scienze dell'educazione), perché coniuga l’esclusività della competenza statuale nell’infliggere pene con la natura ‘disciplinare’ delle pratiche connesse alla pena e al controllo delle forme in cui si esplica la vita. Il volume si articola in tre parti. Nella prima parte, viene evidenziata la formazione del legame fra diritto penale quale prerogativa esclusiva della sovranità e diritto penale quale espressione (fra le altre) dell’amministrazione e del carattere sempre più procedurale assunto dalle forme del potere. Nella seconda parte, si presentano brevi riflessioni su due modelli tipici di filosofia del diritto penale; Beccaria e Bentham rappresentano magistralmente quasi tutte le ideologie settecentesche della pena, permettendo di apprezzare il sottile ma inesorabile slittamento dalla pena come rifrazione del principio di legalità alla pena come costo e procedura di controllo rimessa all’amministrazione dello Stato. Nella terza parte, il paradigma della pena quale strumento di un potere disciplinare, che attiva dispositivi di carattere ispettivo, è esteso agli altri luoghi della vita. La natura disciplinare e ispettiva del potere si esprime lì dove si collocano i ‘luoghi’ del potere: non solo spazi pubblici, ma –nelle forme degenerative dei totalitarismi- anche spazi privati. L’idea che l’organizzazione del potere si esplichi, fino a noi, anche nell’organizzazione degli spazi pubblici della vita conclude questa parte e apre all’appendice delle Tavole, che offrono materiali di lavoro discussi in laboratori seminariali.
978-88-96055-01-4
filosofia del diritto penale; potere ispettivo; spazi pubblici-luoghi del potere
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5093
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