Driving is more than a simple technical act: it is a silent dialogue between body, mind, and machine, a fragile balance between attention, emotion, and reaction. It is an immersive experience in which the driver interprets signals, makes decisions, and regulates their state in a continuous flow of sensory and cognitive stimuli. Yet, while traffic rules teach us to recognize a red light, no one teaches us to recognize the inner signals of a less aware, risky driving state. Visual distraction, mind- wandering, high-arousal states such as anxiety or anger, and low-arousal states such as boredom or excessive relaxation impair driving safety, as is well known. The problem is not only technical but cultural: road safety has been reduced to a matter of rules and regulations, leaving aside the perceptual and emotional dimension of the driver. The human-machine interaction design carried out by the NextPerception1 project brings to the center what today remains peripheral: the relationship between the driver and their psychophysical state. The interaction designed in this context is not aimed at creating a simple information tool but at providing a subtle guide capable of making the invisible visible and activating virtuous self-regulation behaviors. Through the integration of digital nudging, digital emotion regulation, and gamification techniques, the interaction adapts to the driver’s state to promote awareness and emotional regulation, demonstrating how interaction design can become the key to a new form of road safety, no longer imposed from the outside but built on deep and intuitive awareness. In dialogue with the increasingly extensive possibilities offered by technological advancements, the project results open new frontiers of investigation, exploring an even more intimate and personalized level of interaction, where design will not only be a means of support but a dynamic mirror of the driver’s psychophysiological identity. It is no longer just about designing interfaces but about designing experiences that, through technology, help us better understand ourselves.

Guidare è più di un semplice atto tecnico: è un dialogo silenzioso tra corpo, mente e macchina, un equilibrio fragile tra attenzione, emozione e reazione. È un’esperienza immersiva in cui il conducente interpreta segnali, prende decisioni e regola il proprio stato in un flusso continuo di stimoli sensoriali e cognitivi. Eppure, se le regole della strada ci insegnano a riconoscere un semaforo rosso, nessuno ci insegna a riconoscere i segnali interiori di uno stato di guida meno consapevole, rischioso. La distrazione visiva, il mind-wandering, gli stati di alta attivazione come l’ansia o la rabbia, e quelli di bassa attivazione come la noia o un’eccessiva rilassatezza, inficiano la sicurezza alla guida come è noto. Il problema non è solo tecnico, ma culturale: la sicurezza stradale è stata ridotta a una questione di norme e regolamenti, lasciando ai margini la dimensione percettiva ed emotiva del conducente. Il design dell’interazione uomo-macchina portato avanti dal progetto NextPerception1 porta al centro ciò che oggi resta in periferia: il rapporto tra il conducente e il proprio stato psicofisico. L’interazione progettata in questo contesto non è volta alla realizzazione di un semplice strumento di informazione, ma di una guida sottile, capace di rendere visibile l’invisibile e di attivare comportamenti virtuosi di autoregolazione. Attraverso l’integrazione di tecniche di digital nudging, digital emotion regulation e gamification, l’interazione si adatta allo stato del guidatore per favorire la consapevolezza e la regolazione emotiva, dimostrando come il design dell’interazione può diventare la chiave per una nuova forma di sicurezza stradale, non più imposta dall’esterno, ma costruita su una consapevolezza profonda e intuitiva. Nel dialogo con le potenzialità sempre più ampie offerte dagli avanzamenti tecnologici, i risultati del progetto aprono nuove frontiere di indagine in cui esplorare un livello ancora più intimo e personalizzato di interazione, in cui il design non sarà solo un mezzo di supporto, ma uno specchio dinamico dell’identità psicofisiologica del conducente. Non si tratta più solo di progettare interfacce, ma di progettare esperienze che, attraverso la tecnologia, ci aiutino a comprendere meglio noi stessi.

NEXTPERCEPTION. Dalla periferia propriocettiva alla consapevolezza del guidatore attraverso l’interaction design \ NEXTPERCEPTION. From Proprioceptive Periphery to Driver Awareness through Interaction Design

Roberta Presta
;
Chiara Tancredi;Roberto Montanari
2025-01-01

Abstract

Driving is more than a simple technical act: it is a silent dialogue between body, mind, and machine, a fragile balance between attention, emotion, and reaction. It is an immersive experience in which the driver interprets signals, makes decisions, and regulates their state in a continuous flow of sensory and cognitive stimuli. Yet, while traffic rules teach us to recognize a red light, no one teaches us to recognize the inner signals of a less aware, risky driving state. Visual distraction, mind- wandering, high-arousal states such as anxiety or anger, and low-arousal states such as boredom or excessive relaxation impair driving safety, as is well known. The problem is not only technical but cultural: road safety has been reduced to a matter of rules and regulations, leaving aside the perceptual and emotional dimension of the driver. The human-machine interaction design carried out by the NextPerception1 project brings to the center what today remains peripheral: the relationship between the driver and their psychophysical state. The interaction designed in this context is not aimed at creating a simple information tool but at providing a subtle guide capable of making the invisible visible and activating virtuous self-regulation behaviors. Through the integration of digital nudging, digital emotion regulation, and gamification techniques, the interaction adapts to the driver’s state to promote awareness and emotional regulation, demonstrating how interaction design can become the key to a new form of road safety, no longer imposed from the outside but built on deep and intuitive awareness. In dialogue with the increasingly extensive possibilities offered by technological advancements, the project results open new frontiers of investigation, exploring an even more intimate and personalized level of interaction, where design will not only be a means of support but a dynamic mirror of the driver’s psychophysiological identity. It is no longer just about designing interfaces but about designing experiences that, through technology, help us better understand ourselves.
2025
978-88-6887-385-1
Guidare è più di un semplice atto tecnico: è un dialogo silenzioso tra corpo, mente e macchina, un equilibrio fragile tra attenzione, emozione e reazione. È un’esperienza immersiva in cui il conducente interpreta segnali, prende decisioni e regola il proprio stato in un flusso continuo di stimoli sensoriali e cognitivi. Eppure, se le regole della strada ci insegnano a riconoscere un semaforo rosso, nessuno ci insegna a riconoscere i segnali interiori di uno stato di guida meno consapevole, rischioso. La distrazione visiva, il mind-wandering, gli stati di alta attivazione come l’ansia o la rabbia, e quelli di bassa attivazione come la noia o un’eccessiva rilassatezza, inficiano la sicurezza alla guida come è noto. Il problema non è solo tecnico, ma culturale: la sicurezza stradale è stata ridotta a una questione di norme e regolamenti, lasciando ai margini la dimensione percettiva ed emotiva del conducente. Il design dell’interazione uomo-macchina portato avanti dal progetto NextPerception1 porta al centro ciò che oggi resta in periferia: il rapporto tra il conducente e il proprio stato psicofisico. L’interazione progettata in questo contesto non è volta alla realizzazione di un semplice strumento di informazione, ma di una guida sottile, capace di rendere visibile l’invisibile e di attivare comportamenti virtuosi di autoregolazione. Attraverso l’integrazione di tecniche di digital nudging, digital emotion regulation e gamification, l’interazione si adatta allo stato del guidatore per favorire la consapevolezza e la regolazione emotiva, dimostrando come il design dell’interazione può diventare la chiave per una nuova forma di sicurezza stradale, non più imposta dall’esterno, ma costruita su una consapevolezza profonda e intuitiva. Nel dialogo con le potenzialità sempre più ampie offerte dagli avanzamenti tecnologici, i risultati del progetto aprono nuove frontiere di indagine in cui esplorare un livello ancora più intimo e personalizzato di interazione, in cui il design non sarà solo un mezzo di supporto, ma uno specchio dinamico dell’identità psicofisiologica del conducente. Non si tratta più solo di progettare interfacce, ma di progettare esperienze che, attraverso la tecnologia, ci aiutino a comprendere meglio noi stessi.
interaction design, automotive HMI, driver state adaptive interaction, digital emotion regulation, digital nudge
design dell’interazione, HMI per l’automotive, interazione adattiva allo stato del conducente, regolazione emotiva digitale, nudge digitale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12570/50933
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