Questo studio monografico svolge la tesi della coerenza interna delle traduzioni apprestate da Barbeyrac, che costituiscono un corpus unitario. Tale assunto è il prodotto dell’analisi testuale e dottrinale delle tre principali traduzioni (del De iure naturae et gentium e del De officio hominis et civis di Pufendorf e del De iure belli ac pacis di Grozio) predisposte da Barbeyrac. I due vettori dello studio sono rappresentati dalle modalità predilette del traduttore: la interpolazione del testo originale e il commento in forma di nota. Dal combinato disposto, emerge il conseguimento dello scopo espressamente perseguito dal traduttore: non produrre un (ennesimo) trattato di diritto naturale, ma offrire al lettore francofono e contemporaneo un corpus unitario di testi che contenesse i fondamenti delle dottrine del diritto naturale moderno. Questa la struttura del lavoro. Parte prima: Analisi della Préface del traduttore al De iure naturae et gentium (pp.1-186): è una vera e propria ricostruzione storica della Science des Moeurs apprestata da Barbeyrac, un centinaio di pagine nelle quali si misura, sinteticamente ma con chiarezza di giudizi (per esempio, nel distacco da Aristotele), con la storia delle dottrine del diritto naturale. La Préface si articola in tre parti: una metodologica, una storica e una dedicata al suo tempo. Parte seconda: Analisi del fondamento morale dell’obbligo giuridico il Pufendorf (pp.187-412): il modello giusnaturalistico pufendorfiano disegna uno stato di natura che Barbeyrac definisce un état moral: gli enti morali sono il fondamento di un sistema di obblighi immediatamente operativo già allo stato di natura. Cardine di questo sistema di doveri (morali) è il concetto di socialitas. Parte terza: Il fondamento dello stato politico (pp.413-556): l’esito del sistema che emerge dai doveri (naturali) verso gli altri e dal complesso di convenzioni che ne derivano è l’accesso alla vita civile. Il modello giusnaturalistico si compie in perfetta armonia con le premesse disegnate da Pufendorf nello stato di natura. In questa terza parte, si trattano il fondamento dello stato politico; il modello contrattualistico; i caratteri della sovranità. Parte quarta: Grozio (pp.557-697). Questa parte conclusiva, che potrebbe sembrare un’appendice, intrattiene profondi legami con il resto del lavoro, per due ragioni. La traduzione di Grozio è analizzata lavorando sul tema del diritto di resistenza, perché è un elemento di comparazione con Pufendorf e perché costituisce l’arsenale di molti degli argomenti che Barbeyrac usa per confutare la negazione del diritto di resistenza da parte di Pufendorf. In secondo luogo, i Prolegomena offrono molti esempi del secondo strumento (rispetto alle note di commento) che Barbeyrac adotta per intervenire sui testi: l’interpolazione. A differenza di quanto accade per Pufendorf, qui Barbeyrac sposta interi brani di testo in nota (più raramente accade il contrario), elimina alcuni degli exempla che costellano il testo appesantendolo, ma soprattutto modifica il pensiero dell’autore, che emerge non di rado stravolto, o capovolto, dal passaggio latino/francese. Lo studio dell’interpolazione testuale, nella sua complessa ricostruzione, offre un laboratorio straordinario per praticare gli strumenti della storia concettuale e perimetrare lemmi del costituendo lessico intellettuale europeo.

Barbeyrac interprete di Pufendorf e Grozio. Dalla costruzione della sovranità alla teoria della resistenza

LABRIOLA, Giulia Maria
2003

Abstract

Questo studio monografico svolge la tesi della coerenza interna delle traduzioni apprestate da Barbeyrac, che costituiscono un corpus unitario. Tale assunto è il prodotto dell’analisi testuale e dottrinale delle tre principali traduzioni (del De iure naturae et gentium e del De officio hominis et civis di Pufendorf e del De iure belli ac pacis di Grozio) predisposte da Barbeyrac. I due vettori dello studio sono rappresentati dalle modalità predilette del traduttore: la interpolazione del testo originale e il commento in forma di nota. Dal combinato disposto, emerge il conseguimento dello scopo espressamente perseguito dal traduttore: non produrre un (ennesimo) trattato di diritto naturale, ma offrire al lettore francofono e contemporaneo un corpus unitario di testi che contenesse i fondamenti delle dottrine del diritto naturale moderno. Questa la struttura del lavoro. Parte prima: Analisi della Préface del traduttore al De iure naturae et gentium (pp.1-186): è una vera e propria ricostruzione storica della Science des Moeurs apprestata da Barbeyrac, un centinaio di pagine nelle quali si misura, sinteticamente ma con chiarezza di giudizi (per esempio, nel distacco da Aristotele), con la storia delle dottrine del diritto naturale. La Préface si articola in tre parti: una metodologica, una storica e una dedicata al suo tempo. Parte seconda: Analisi del fondamento morale dell’obbligo giuridico il Pufendorf (pp.187-412): il modello giusnaturalistico pufendorfiano disegna uno stato di natura che Barbeyrac definisce un état moral: gli enti morali sono il fondamento di un sistema di obblighi immediatamente operativo già allo stato di natura. Cardine di questo sistema di doveri (morali) è il concetto di socialitas. Parte terza: Il fondamento dello stato politico (pp.413-556): l’esito del sistema che emerge dai doveri (naturali) verso gli altri e dal complesso di convenzioni che ne derivano è l’accesso alla vita civile. Il modello giusnaturalistico si compie in perfetta armonia con le premesse disegnate da Pufendorf nello stato di natura. In questa terza parte, si trattano il fondamento dello stato politico; il modello contrattualistico; i caratteri della sovranità. Parte quarta: Grozio (pp.557-697). Questa parte conclusiva, che potrebbe sembrare un’appendice, intrattiene profondi legami con il resto del lavoro, per due ragioni. La traduzione di Grozio è analizzata lavorando sul tema del diritto di resistenza, perché è un elemento di comparazione con Pufendorf e perché costituisce l’arsenale di molti degli argomenti che Barbeyrac usa per confutare la negazione del diritto di resistenza da parte di Pufendorf. In secondo luogo, i Prolegomena offrono molti esempi del secondo strumento (rispetto alle note di commento) che Barbeyrac adotta per intervenire sui testi: l’interpolazione. A differenza di quanto accade per Pufendorf, qui Barbeyrac sposta interi brani di testo in nota (più raramente accade il contrario), elimina alcuni degli exempla che costellano il testo appesantendolo, ma soprattutto modifica il pensiero dell’autore, che emerge non di rado stravolto, o capovolto, dal passaggio latino/francese. Lo studio dell’interpolazione testuale, nella sua complessa ricostruzione, offre un laboratorio straordinario per praticare gli strumenti della storia concettuale e perimetrare lemmi del costituendo lessico intellettuale europeo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5100
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