La pubblicazione di questo volume a poco più un decennio di distanza dalla creazione del primo nucleo laboratoriale nel settore dello studio dei beni culturali archeologici presso l’Università Suor Orsola Benincasa rappresenta un’occasione per fare il punto della situazione del lavoro svolto e per offrire al contempo uno spaccato delle ricerche e dei progetti in corso di svolgimento. L’aspetto che più caratterizza questo volume consiste nella presenza di una varietà di contenuti e di riflessioni critiche su temi collegati con il significato di fare oggi ricerca in ambito universitario. Nel caso specifico, questa attività si va a collocare in un luogo di particolare privilegio, “il laboratorio”, fino a pochi anni addietro impensabile in un contesto di studi umanistici. Con la costituzione di un polo laboratoriale archeologico si è cercato di creare un collegamento più stretto tra le scienze dell’antichità e quelle più propriamente scientifico-tecnologiche. Su queste basi è stato costituito un laboratorio specificamente dedicato alle scienze e tecniche applicate all’archeologia, dotato di attrezzature e strumentazioni particolarmente innovative, destinato alle indagini fisico-diagnostiche, alla bioarcheologia, all’analisi dei manufatti, allo studio del territorio e alle applicazioni sperimentali in ambito archeologico, e in grado di fornire anche ai discenti competenze e capacità tecniche. Il volume ripercorre la storia della creazione e dello sviluppo di questo polo di ricerca. La prima parte è dedicata agli aspetti operativi che hanno animato la vita del Laboratorio: dagli interventi sul campo alle analisi sui reperti, dagli stage ai progetti scientifici, dalla partecipazione ai PRIN alle attività di collaborazione con Enti e Istituzioni. La costruzione e il consolidamento di questo modello di “pratica archeologica” ha garantito uno stretto collegamento fra l’archeologo, inteso come figura in grado di fungere da interfaccia fra l’esperto scientifico e il mondo della ricerca archeologica intesa globalmente (come scavo, conservazione e fruizione). Nella seconda parte sono evidenziate le scelte di metodo e le procedure adottate nell’ambito dell’attività scientifica svolta dal Laboratorio: la creazione di una rete di relazioni con specialisti di altre discipline, le attività sperimentali e i progetti di ricerca in Italia e all’estero (con la realizzazione di laboratori sul campo). Si è quindi scelto di focalizzare l’attenzione su alcuni progetti che sono sembrati essenziali e, allo stesso tempo, significativi per dare un’idea di una reale interdisciplinarità nel segno della condivisione della conoscenza (“Costituzione di una collezione di confronto e costruzione di un sistema di catalogazione dei reperti bioarcheologici”, in collaborazione con ENEA; “Sperimentazioni sul campo e dispositivi di protezione di aree archeologiche complesse”, in collaborazione con IsCR; “Valorizzazione del patrimonio archeologico-culturale del comprensorio di Procida - Progetto Vivara”; “Sistemi di diffusione e comunicazione dell’archeologia - Progetto Archeolaboratorio”). Queste tematiche riguardano i differenti ruoli che l’archeologia si trova a rivestire nel mondo contemporaneo, nel quale la disciplina deve essere al contempo scienza del passato e strumento attivo per la valorizzazione del patrimonio archeologico-culturale di un territorio. L’appendice documentaria, curata dai tecnici che hanno in questi ultimi anni svolto attività di ricerca presso il Laboratorio, funge da esemplificazione e approfondimento delle diverse specificità scientifico-tecnologiche nelle quali tali attività si articolano. L’ottenimento nel 2006 della Certificazione della Qualità ISO 9001:2008 relativa a “attività di formazione, progettazione e ricerca nel campo delle scienze e tecniche applicate all’archeologia e del restauro attraverso l’attività di laboratorio”, si configura come il riconoscimento di una attività di ricerca svolta con procedure organiche, omogenee e controllabili.

Metodi di ricerca e formazione nella pratica laboratoriale archeologica. L'esperienza nel Laboratorio di scienze e tecniche applicate all'archeologia

PEPE, Carla
2011

Abstract

La pubblicazione di questo volume a poco più un decennio di distanza dalla creazione del primo nucleo laboratoriale nel settore dello studio dei beni culturali archeologici presso l’Università Suor Orsola Benincasa rappresenta un’occasione per fare il punto della situazione del lavoro svolto e per offrire al contempo uno spaccato delle ricerche e dei progetti in corso di svolgimento. L’aspetto che più caratterizza questo volume consiste nella presenza di una varietà di contenuti e di riflessioni critiche su temi collegati con il significato di fare oggi ricerca in ambito universitario. Nel caso specifico, questa attività si va a collocare in un luogo di particolare privilegio, “il laboratorio”, fino a pochi anni addietro impensabile in un contesto di studi umanistici. Con la costituzione di un polo laboratoriale archeologico si è cercato di creare un collegamento più stretto tra le scienze dell’antichità e quelle più propriamente scientifico-tecnologiche. Su queste basi è stato costituito un laboratorio specificamente dedicato alle scienze e tecniche applicate all’archeologia, dotato di attrezzature e strumentazioni particolarmente innovative, destinato alle indagini fisico-diagnostiche, alla bioarcheologia, all’analisi dei manufatti, allo studio del territorio e alle applicazioni sperimentali in ambito archeologico, e in grado di fornire anche ai discenti competenze e capacità tecniche. Il volume ripercorre la storia della creazione e dello sviluppo di questo polo di ricerca. La prima parte è dedicata agli aspetti operativi che hanno animato la vita del Laboratorio: dagli interventi sul campo alle analisi sui reperti, dagli stage ai progetti scientifici, dalla partecipazione ai PRIN alle attività di collaborazione con Enti e Istituzioni. La costruzione e il consolidamento di questo modello di “pratica archeologica” ha garantito uno stretto collegamento fra l’archeologo, inteso come figura in grado di fungere da interfaccia fra l’esperto scientifico e il mondo della ricerca archeologica intesa globalmente (come scavo, conservazione e fruizione). Nella seconda parte sono evidenziate le scelte di metodo e le procedure adottate nell’ambito dell’attività scientifica svolta dal Laboratorio: la creazione di una rete di relazioni con specialisti di altre discipline, le attività sperimentali e i progetti di ricerca in Italia e all’estero (con la realizzazione di laboratori sul campo). Si è quindi scelto di focalizzare l’attenzione su alcuni progetti che sono sembrati essenziali e, allo stesso tempo, significativi per dare un’idea di una reale interdisciplinarità nel segno della condivisione della conoscenza (“Costituzione di una collezione di confronto e costruzione di un sistema di catalogazione dei reperti bioarcheologici”, in collaborazione con ENEA; “Sperimentazioni sul campo e dispositivi di protezione di aree archeologiche complesse”, in collaborazione con IsCR; “Valorizzazione del patrimonio archeologico-culturale del comprensorio di Procida - Progetto Vivara”; “Sistemi di diffusione e comunicazione dell’archeologia - Progetto Archeolaboratorio”). Queste tematiche riguardano i differenti ruoli che l’archeologia si trova a rivestire nel mondo contemporaneo, nel quale la disciplina deve essere al contempo scienza del passato e strumento attivo per la valorizzazione del patrimonio archeologico-culturale di un territorio. L’appendice documentaria, curata dai tecnici che hanno in questi ultimi anni svolto attività di ricerca presso il Laboratorio, funge da esemplificazione e approfondimento delle diverse specificità scientifico-tecnologiche nelle quali tali attività si articolano. L’ottenimento nel 2006 della Certificazione della Qualità ISO 9001:2008 relativa a “attività di formazione, progettazione e ricerca nel campo delle scienze e tecniche applicate all’archeologia e del restauro attraverso l’attività di laboratorio”, si configura come il riconoscimento di una attività di ricerca svolta con procedure organiche, omogenee e controllabili.
978-88-96055-18-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5115
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