A partire dagli Ottanta del XX secolo si è assistita ad una vera “Constant-Renaissance”, fondata sull’analisi dei grandi trattati inediti riscoperti nei due decenni precedenti. Tale riscoperta ha modificato in modo significativo l’immagine di Constant: anzitutto, è stato dimostrato che egli non era solo l’autore di opere di circostanza, per quanto brillanti e acute, ma anche di opere sistematiche dal forte spessore teorico; in secondo luogo, si è scoperto che la dottrina politico-costituzionale contenuta negli scritti pubblicati durante la Restaurazione, da sempre considerata la fase più matura del suo pensiero, risaliva in realtà agli anni del Consolato e dell’Impero, con alcune significative anticipazioni negli anni del Direttorio. La fase decisiva per l’elaborazione e la maturazione del pensiero constantiano si situava quindi in un contesto storico-politico e biografico per molti aspetti opposto a quello della Restaurazione. Sebbene questa nuova impostazione critica sia largamente condisiva da un ventennio, il periodo in questione non è stato ancora oggetto di una ricostruzione analitica relativa ai testi e ai contesti. Scopo di questa monografia è anzitutto colmare tale lacuna, offrendo per la prima volta una ricostruzione articolata e sistematica del periodo 1795-1799 (il cosiddetto periodo giovanile) e del periodo 1800-1806 (quello in cui prendono forma i grandi trattati), sia in relazione al contesto storico, sia attraverso una dettagliata analisi dei testi. In secondo luogo, la monografia si propone di mostrare, sulla base dell’analisi svolta, come la ricca riflessione sviluppata da Constant tra il Termidoro e l’Impero segni un momento decisivo per la storia delle idee politiche: essa rappresenta infatti il primo tentativo di ripensare in modo sistematico la dottrina liberale, dopo che il terremoto rivoluzionario ha irrimediabilmente alterato i dati del problema politico e costituzionale. Di fronte alla genesi convulsiva della democrazia, il pensiero settecentesco appare improvvisamente ‘invecchiato’: di qui la critica di Constant non solo a Rousseau, ma anche a Montesquieu, e la sua riformulazione del concetto di sovranità, connessa alla distinzione tra libertà degli Antichi e libertà dei Moderni. Con la critica delle strumentalizzazioni populistiche e cesaristiche del principio democratico, Constant immette nel bagaglio teorico del liberalismo una serie di costrutti teorici la cui fecondità si manifesterà appieno nell’epoca della dispiegata contemporaneità.

Alle origini del liberalismo contemporaneo. Il pensiero di Benjamin Constant dal Termidoro all'Impero

DE LUCA, Stefano
2003

Abstract

A partire dagli Ottanta del XX secolo si è assistita ad una vera “Constant-Renaissance”, fondata sull’analisi dei grandi trattati inediti riscoperti nei due decenni precedenti. Tale riscoperta ha modificato in modo significativo l’immagine di Constant: anzitutto, è stato dimostrato che egli non era solo l’autore di opere di circostanza, per quanto brillanti e acute, ma anche di opere sistematiche dal forte spessore teorico; in secondo luogo, si è scoperto che la dottrina politico-costituzionale contenuta negli scritti pubblicati durante la Restaurazione, da sempre considerata la fase più matura del suo pensiero, risaliva in realtà agli anni del Consolato e dell’Impero, con alcune significative anticipazioni negli anni del Direttorio. La fase decisiva per l’elaborazione e la maturazione del pensiero constantiano si situava quindi in un contesto storico-politico e biografico per molti aspetti opposto a quello della Restaurazione. Sebbene questa nuova impostazione critica sia largamente condisiva da un ventennio, il periodo in questione non è stato ancora oggetto di una ricostruzione analitica relativa ai testi e ai contesti. Scopo di questa monografia è anzitutto colmare tale lacuna, offrendo per la prima volta una ricostruzione articolata e sistematica del periodo 1795-1799 (il cosiddetto periodo giovanile) e del periodo 1800-1806 (quello in cui prendono forma i grandi trattati), sia in relazione al contesto storico, sia attraverso una dettagliata analisi dei testi. In secondo luogo, la monografia si propone di mostrare, sulla base dell’analisi svolta, come la ricca riflessione sviluppata da Constant tra il Termidoro e l’Impero segni un momento decisivo per la storia delle idee politiche: essa rappresenta infatti il primo tentativo di ripensare in modo sistematico la dottrina liberale, dopo che il terremoto rivoluzionario ha irrimediabilmente alterato i dati del problema politico e costituzionale. Di fronte alla genesi convulsiva della democrazia, il pensiero settecentesco appare improvvisamente ‘invecchiato’: di qui la critica di Constant non solo a Rousseau, ma anche a Montesquieu, e la sua riformulazione del concetto di sovranità, connessa alla distinzione tra libertà degli Antichi e libertà dei Moderni. Con la critica delle strumentalizzazioni populistiche e cesaristiche del principio democratico, Constant immette nel bagaglio teorico del liberalismo una serie di costrutti teorici la cui fecondità si manifesterà appieno nell’epoca della dispiegata contemporaneità.
88-88897-04-6
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5131
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
social impact