Questo volume nasce come discussione di testi. Una ricostruzione, parziale e condotta secondo alcuni precisi indicatori di temi, che tende a ripensare l’idea di una scuola fisiocratica tendenzialmente unitaria ma che consente di registrare un carattere unitario: quello di science nouvelle, inaugurale dell’economia politica. Uno dei maggiori contributi del pensiero fisiocratico consiste infatti nell’avere inquadrato la conoscenza dei fenomeni economici in categorie scientifiche di un certo rigore. Tale processo di trasformazione in scienza si accompagna, in modo del tutto conseguente, a quello di trasformazione dell’antica economica europea in economia politica. I fenomeni economici, dunque, sono sottratti alla sfera della privatezza, dell’oikos, e collocati in uno spazio che non è solo scientificamente, ma anche politicamente connotato. Infine, questi due processi, di cui la scuola fisiocratica è protagonista quasi sempre consapevole, culminano quasi inevitabilmente nel dissipamento delle categorie del diritto naturale, in queste teorie ridotte a fictio sempre meno cogente. La struttura del volume svolge queste tre tesi, correlate. Nel primo capitolo, la rilettura di interpretazioni quasi archetipali circa il carattere di scienza nuova o meno dell’école (Otto Brunner, Louis Dumont) e soprattutto l’accesso alle fonti (Dupont de Nemours, in particolare) precisano alcuni termini della discussione che si svolge ancora oggi intorno al carattere realmente innovativo dell’école, approdando alla considerazione secondo cui il fenomeno dell’aurorale ‘nascita’ dell’economia politica ha nella fisiocrazia un momento di formalizzazione e insieme propulsione innegabile. La ricostruzione di frammenti di un discorso economico, che si svolge nel corso del secondo capitolo, tende a discutere alcuni luoghi comuni che si agitano intorno alla fisiocrazia: lo spiccato agrarismo, la remissività nei confronti di una monarchia già pencolante, la scarsa sensibilità al tema della divisione in classi sociali, la pretesa naturalità spontanea del fenomeno economico (che il fisiocrate affida invece a dispositivi giuridici, indispensabili nel governo dell’economia). Il terzo capitolo rende conto del dibattito sviluppatosi intorno al tema del rapporto fra fisiocrazia e diritto naturale, assumendo la fisiocrazia come un eccellente caso di scuola nel progressivo ma inesorabile processo di ‘positivizzazione’ dei diritti naturali: il dispotismo legale, che assorbe fra le sue prerogative anche il governo (politico) dell’economia (che ha nel mercato quale luogo pubblico il suo teatro), è uno strumento esclusivo della sovranità, che dispiega i propri effetti nella civitas, più che in un remoto stato naturale, e si serve di dispositivi tipicamente politici.

La fisiocrazia come scienza nuova. Economia e diritto fra antico e moderno

LABRIOLA, Giulia Maria
2004

Abstract

Questo volume nasce come discussione di testi. Una ricostruzione, parziale e condotta secondo alcuni precisi indicatori di temi, che tende a ripensare l’idea di una scuola fisiocratica tendenzialmente unitaria ma che consente di registrare un carattere unitario: quello di science nouvelle, inaugurale dell’economia politica. Uno dei maggiori contributi del pensiero fisiocratico consiste infatti nell’avere inquadrato la conoscenza dei fenomeni economici in categorie scientifiche di un certo rigore. Tale processo di trasformazione in scienza si accompagna, in modo del tutto conseguente, a quello di trasformazione dell’antica economica europea in economia politica. I fenomeni economici, dunque, sono sottratti alla sfera della privatezza, dell’oikos, e collocati in uno spazio che non è solo scientificamente, ma anche politicamente connotato. Infine, questi due processi, di cui la scuola fisiocratica è protagonista quasi sempre consapevole, culminano quasi inevitabilmente nel dissipamento delle categorie del diritto naturale, in queste teorie ridotte a fictio sempre meno cogente. La struttura del volume svolge queste tre tesi, correlate. Nel primo capitolo, la rilettura di interpretazioni quasi archetipali circa il carattere di scienza nuova o meno dell’école (Otto Brunner, Louis Dumont) e soprattutto l’accesso alle fonti (Dupont de Nemours, in particolare) precisano alcuni termini della discussione che si svolge ancora oggi intorno al carattere realmente innovativo dell’école, approdando alla considerazione secondo cui il fenomeno dell’aurorale ‘nascita’ dell’economia politica ha nella fisiocrazia un momento di formalizzazione e insieme propulsione innegabile. La ricostruzione di frammenti di un discorso economico, che si svolge nel corso del secondo capitolo, tende a discutere alcuni luoghi comuni che si agitano intorno alla fisiocrazia: lo spiccato agrarismo, la remissività nei confronti di una monarchia già pencolante, la scarsa sensibilità al tema della divisione in classi sociali, la pretesa naturalità spontanea del fenomeno economico (che il fisiocrate affida invece a dispositivi giuridici, indispensabili nel governo dell’economia). Il terzo capitolo rende conto del dibattito sviluppatosi intorno al tema del rapporto fra fisiocrazia e diritto naturale, assumendo la fisiocrazia come un eccellente caso di scuola nel progressivo ma inesorabile processo di ‘positivizzazione’ dei diritti naturali: il dispotismo legale, che assorbe fra le sue prerogative anche il governo (politico) dell’economia (che ha nel mercato quale luogo pubblico il suo teatro), è uno strumento esclusivo della sovranità, che dispiega i propri effetti nella civitas, più che in un remoto stato naturale, e si serve di dispositivi tipicamente politici.
88-88321-92-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5219
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