La leggenda di Cola Pesce. Una versione spagnola del secolo XVII, propone il testo critico di una Relación pubblicata nel 1608 a Salamanca e a Barcellona, i cui unici esemplari, due pliegos de cordel, sono conservati rispettivamente nella Biblioteca dell’Università di Londra e alla Biblioteca Nacional de España. La fissazione del testo con la discussione delle varianti tràdite dai due testimoni, non numerose ma significative, è accompagnata dalla traduzione italiana a fronte tesa a rendere le assonzanze dei tre romances del componimento che, nella forma fidedigna della Relación de sucesos, presenta l’ennesima versione di una storia millenaria particolarmente interessante per le marche di cristianizzazione del personaggio, sui cui debiti iniziali con la paganità e successivi con il mondo dei marranos si discute ampiamente nell’introduzione. Sulla scorta di precedenti studi si identifica con ragionevole sicurezza nella leggenda di Copla Pesce una delle fonti folkloriche della Segunda parte de Lazarillo de Tormes y de sus fortuna y adversidades; non quelle, però di derivazione umanistica napoletana (Pontano e d’Alessandro, già raccolte nelle Silva di Pedro de Mexía) bensì risalenti alle consejas che, probabilmente, ispirarono la Relación. L’anonimo autore della continuazione di Anversa avrebbe, come quello della relación, insistito sui caratteri cristiani del personaggio per evitare le eccessive somiglianze con elaborazioni giudaiche delle vicende di un uomo pesce troppo simile a un Messia, che sarebbe giunto in spagna nuotando attraverso il golfo di Cadice e risalendo il Guadalquivir. L’Introduzione ripropone, inoltre, un ampio excursus sulle tante variazioni della leggenda attraverso i tempi e i luoghi che, dal Mediterraneo al mar del Nord, dalla Sicilia greca a quella normanna, hanno visto reincarnarsi questa figura anfibia. Incrocio sincretico di culture classiche e popolari, di tradizioni pagane e rielaborazioni cristiane, Cola Pesce è rappresentante esemplare di quella polimorfa varietà di genti e di civiltà che è stato, nei secoli, il Mediterraneo. Nelle pagine dell’Introduzione, prendendo le mosse dalla versione della leggenda pubblicata in Storie e leggende napoletane da Benedetto Croce, è descritta e analizzata la metamorfosi del personaggio nei testi di naturalisti latini e di storici medievali, di umanisti napoletani e frati benedettini, di scrittori spagnoli del Cinquecento di cui sono riproposti in una Appendice i testi, corredati di traduzione. E’ possibile, pertanto, seguire lo stratificarsi dei significati ulteriori dal nucleo iniziale del prodigio di un essere dotato di capacità natatorie straordinarie (Walter Map, sec. XII), alle progressive aggiunte della maledizione materna (paterna nella versione spagnola), della sfida lanciada da un re alla resistenza in acqua del ‘mostro’, preludio alla sua scomparsa nelle acque dello stretto di Messina, o della relazione di Nicola con i marinai, a cui riferisce previsioni di tempeste e segreti marini, ricevendone in cambio richieste di farsi latore di messaggi alle famiglie lontane. Ancora più interessante, per l’ambito ispanico, è la verifica di come la leggenda siciliana si fonda con quella ispanica dell’uomo pesce, in particolare situata nello stresso di Gibilterra nel golfo di Cadice, dando vita ad un palinsesto di matrice minoico-micenea, aggiunte fenicie, proespettive messianiche e moralizzazioni cristiane. Sopravvissuto alla morte acquorea, Cola Pesce ha, nelle sue infinite varianti, suggestionato i popoli mediterranei, uniti da una così fitta trama di relazioni e di comuni radici da riuscire a superare, come suggeriva Braudel, ogni tentativo di contrapposizione e di reciproca ferocia.

La leggenda di 'Cola Pesce'. Una versione spagnola del secolo XVII

D'AGOSTINO, Maria
2008

Abstract

La leggenda di Cola Pesce. Una versione spagnola del secolo XVII, propone il testo critico di una Relación pubblicata nel 1608 a Salamanca e a Barcellona, i cui unici esemplari, due pliegos de cordel, sono conservati rispettivamente nella Biblioteca dell’Università di Londra e alla Biblioteca Nacional de España. La fissazione del testo con la discussione delle varianti tràdite dai due testimoni, non numerose ma significative, è accompagnata dalla traduzione italiana a fronte tesa a rendere le assonzanze dei tre romances del componimento che, nella forma fidedigna della Relación de sucesos, presenta l’ennesima versione di una storia millenaria particolarmente interessante per le marche di cristianizzazione del personaggio, sui cui debiti iniziali con la paganità e successivi con il mondo dei marranos si discute ampiamente nell’introduzione. Sulla scorta di precedenti studi si identifica con ragionevole sicurezza nella leggenda di Copla Pesce una delle fonti folkloriche della Segunda parte de Lazarillo de Tormes y de sus fortuna y adversidades; non quelle, però di derivazione umanistica napoletana (Pontano e d’Alessandro, già raccolte nelle Silva di Pedro de Mexía) bensì risalenti alle consejas che, probabilmente, ispirarono la Relación. L’anonimo autore della continuazione di Anversa avrebbe, come quello della relación, insistito sui caratteri cristiani del personaggio per evitare le eccessive somiglianze con elaborazioni giudaiche delle vicende di un uomo pesce troppo simile a un Messia, che sarebbe giunto in spagna nuotando attraverso il golfo di Cadice e risalendo il Guadalquivir. L’Introduzione ripropone, inoltre, un ampio excursus sulle tante variazioni della leggenda attraverso i tempi e i luoghi che, dal Mediterraneo al mar del Nord, dalla Sicilia greca a quella normanna, hanno visto reincarnarsi questa figura anfibia. Incrocio sincretico di culture classiche e popolari, di tradizioni pagane e rielaborazioni cristiane, Cola Pesce è rappresentante esemplare di quella polimorfa varietà di genti e di civiltà che è stato, nei secoli, il Mediterraneo. Nelle pagine dell’Introduzione, prendendo le mosse dalla versione della leggenda pubblicata in Storie e leggende napoletane da Benedetto Croce, è descritta e analizzata la metamorfosi del personaggio nei testi di naturalisti latini e di storici medievali, di umanisti napoletani e frati benedettini, di scrittori spagnoli del Cinquecento di cui sono riproposti in una Appendice i testi, corredati di traduzione. E’ possibile, pertanto, seguire lo stratificarsi dei significati ulteriori dal nucleo iniziale del prodigio di un essere dotato di capacità natatorie straordinarie (Walter Map, sec. XII), alle progressive aggiunte della maledizione materna (paterna nella versione spagnola), della sfida lanciada da un re alla resistenza in acqua del ‘mostro’, preludio alla sua scomparsa nelle acque dello stretto di Messina, o della relazione di Nicola con i marinai, a cui riferisce previsioni di tempeste e segreti marini, ricevendone in cambio richieste di farsi latore di messaggi alle famiglie lontane. Ancora più interessante, per l’ambito ispanico, è la verifica di come la leggenda siciliana si fonda con quella ispanica dell’uomo pesce, in particolare situata nello stresso di Gibilterra nel golfo di Cadice, dando vita ad un palinsesto di matrice minoico-micenea, aggiunte fenicie, proespettive messianiche e moralizzazioni cristiane. Sopravvissuto alla morte acquorea, Cola Pesce ha, nelle sue infinite varianti, suggestionato i popoli mediterranei, uniti da una così fitta trama di relazioni e di comuni radici da riuscire a superare, come suggeriva Braudel, ogni tentativo di contrapposizione e di reciproca ferocia.
978-88-8402-629-3
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/5230
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