L’autore sviluppa ed approfondisce il tema “costruttivismo vs realismo” già incisivamente tracciato nei suoi lavori precedenti. Dalla discussione delle basi teoriche del costruttivismo radicale si passa all’esame del pensiero di Paul Watzlawick (di cui viene valorizzata l’implicita portata pedagogica) e di Jerome Bruner, nel quale la fiducia nel ruolo creativo del soggetto è temperata dalla convinzione che se è giusto affermare che il mondo come ce lo rappresentiamo è un “effetto d’interpreta¬zione”, tale affermazione va però coniugata con l’ipotesi di una realtà che, per quanto impredicabile nella sua assoluta oggettività, costituisce tuttavia il limite delle nostre interpretazioni e delle nostre stipulazioni linguistiche. La riflessione pedagogica oggi riparte dalla consapevolezza di questo limite, per ricostruire la rete del dialogo con gli altri. Il concetto di limite come dato ineliminabile dell’esperienza costringe infatti il soggetto a confrontarsi con l’altro da sé, a tentare di interpretare i “fatti”, che non sono semplicemente l’eco delle nostre parole, poiché in essi c’è sempre qualcosa che, resistendo alle nostre interpretazioni, ci costringe a concludere che queste possono essere inadeguate o del tutto false e ci spinge a modificarle o a tentarne di nuove. In questa prospettiva i processi di formazione non sono concepiti, secondo una superficiale lettura del pensiero di Nelson Goodman, come processi di produzione di universi possibili dominati da un soggetto che apre e chiude prospettive su scenari virtuali. Il richiamo all’irriducibilità del momento fattuale, liberato dalla rigidità di un malinteso scientismo, si rivela decisivo per il pensiero pedagogico contemporaneo proprio in forza della sua costitutiva relazione con l’opposta polarità del possibile, e vale perciò innanzitutto come appello alla responsabilità di chi è direttamente coinvolto nella realtà dell’esperienza educativa. Il mondo come ce lo rappresentiamo è “un effetto d’interpreta¬zione” (Bruner) di una realtà che, per quanto impredicabile nella sua assoluta oggettività, costituisce tuttavia anche il limite di ogni interpretazione. In questa prospettiva i processi di formazione non vanno concepiti come processi di produzione di universi possibili dominati da un soggetto che apre e chiude prospettive su scenari virtuali; il richiamo all’irriducibilità del momento fattuale, infatti, liberato comunque dalla rigidità di un malinteso scientismo, si rivela decisivo per il pensiero pedagogico contemporaneo proprio in forza della sua costitutiva relazione con l’opposta polarità del possibile, e vale, perciò, come appello alla responsabilità di chi è direttamente coinvolto nella realtà dell’esperienza educativa.

Prospettive pedagogiche tra costruttivismo e realismo

CORBI, Enricomaria
2010

Abstract

L’autore sviluppa ed approfondisce il tema “costruttivismo vs realismo” già incisivamente tracciato nei suoi lavori precedenti. Dalla discussione delle basi teoriche del costruttivismo radicale si passa all’esame del pensiero di Paul Watzlawick (di cui viene valorizzata l’implicita portata pedagogica) e di Jerome Bruner, nel quale la fiducia nel ruolo creativo del soggetto è temperata dalla convinzione che se è giusto affermare che il mondo come ce lo rappresentiamo è un “effetto d’interpreta¬zione”, tale affermazione va però coniugata con l’ipotesi di una realtà che, per quanto impredicabile nella sua assoluta oggettività, costituisce tuttavia il limite delle nostre interpretazioni e delle nostre stipulazioni linguistiche. La riflessione pedagogica oggi riparte dalla consapevolezza di questo limite, per ricostruire la rete del dialogo con gli altri. Il concetto di limite come dato ineliminabile dell’esperienza costringe infatti il soggetto a confrontarsi con l’altro da sé, a tentare di interpretare i “fatti”, che non sono semplicemente l’eco delle nostre parole, poiché in essi c’è sempre qualcosa che, resistendo alle nostre interpretazioni, ci costringe a concludere che queste possono essere inadeguate o del tutto false e ci spinge a modificarle o a tentarne di nuove. In questa prospettiva i processi di formazione non sono concepiti, secondo una superficiale lettura del pensiero di Nelson Goodman, come processi di produzione di universi possibili dominati da un soggetto che apre e chiude prospettive su scenari virtuali. Il richiamo all’irriducibilità del momento fattuale, liberato dalla rigidità di un malinteso scientismo, si rivela decisivo per il pensiero pedagogico contemporaneo proprio in forza della sua costitutiva relazione con l’opposta polarità del possibile, e vale perciò innanzitutto come appello alla responsabilità di chi è direttamente coinvolto nella realtà dell’esperienza educativa. Il mondo come ce lo rappresentiamo è “un effetto d’interpreta¬zione” (Bruner) di una realtà che, per quanto impredicabile nella sua assoluta oggettività, costituisce tuttavia anche il limite di ogni interpretazione. In questa prospettiva i processi di formazione non vanno concepiti come processi di produzione di universi possibili dominati da un soggetto che apre e chiude prospettive su scenari virtuali; il richiamo all’irriducibilità del momento fattuale, infatti, liberato comunque dalla rigidità di un malinteso scientismo, si rivela decisivo per il pensiero pedagogico contemporaneo proprio in forza della sua costitutiva relazione con l’opposta polarità del possibile, e vale, perciò, come appello alla responsabilità di chi è direttamente coinvolto nella realtà dell’esperienza educativa.
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