In un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche, l’intelligenza artificiale (IA) emerge come uno strumento culturale in grado di incidere significativamente sui modi in cui i saperi vengono costruiti, mediati e condivisi, contribuendo, così, a ridefinire le geografie educative e le condizioni stesse dell’esperienza formativa. In questa prospettiva, gli strumenti dotati di IA generativa possono essere considerati come risorse in grado di orientare e ampliare lo spazio educativo verso forme inedite di interazione e apprendimento, contribuendo alla creazione di spazi educativi altri, in questo contesto denominati eterotopie pedagogiche. Il concetto di eterotopia, mutuato da Michel Foucault, viene qui reinterpretato in chiave educativa per descrivere spazi – intesi come dispositivi di significazione – in cui si rielaborano le regole abituali dei processi di insegnamento-apprendimento favorendo nuove opportunità di relazione, agency e partecipazione. Nel quadro teorico dell’eterotopia pedagogica, lo spazio educativo – mai neutro ma sempre intenzionalmente progettato – pur mantenendo la sua dimensione fisica, si estende in una dimensione simbolica, in cui le esperienze e le dinamiche di apprendimento si ridefiniscono. In tale cornice, l’IA emerge come interlocutore simbolico e generativo: si configura come un ponte che connette il consueto con nuove possibilità di apprendimento, interrompendo la linearità del fare didattico. L’IA generativa, dunque, può fungere da mediatore per un’esperienza che sospende momentaneamente le tradizionali strutture fisiche e metodologiche dell’aula, favorendo così un tipo di apprendimento più critico e riflessivo. È a partire da queste premesse che nasce un’esperienza didattica in un corso accademico, e dalla quale è emersa la possibilità di concepire l’IA non come mero artefatto tecnologico, ma come agente eterotopico, capace di attivare processi dialogici, riflessivi e critici. Le pratiche attivate hanno mostrato come l’uso intenzionale e consapevole dell’IA possa trasformare simbolicamente lo spazio educativo, creando un ambiente che, pur non essendo tangibile, permette agli studenti di apprendere con l’IA. L’analisi dei dati raccolti tramite un questionario ha evidenziato come lo “spazioaltro” dell’IA sia stato percepito come “stimolante”, “innovativo” e “coinvolgente”, dove la sospensione delle modalità trasmissive e valutative tradizionali ha favorito l’attivazione di nuovi processi di esplorazione e riflessione. Con questo contributo si intende, dunque, proporre una visione dell’IA come risorsa, da un lato, a sostegno dell’innovazione didattica e culturale, dall’altro, come un’eterotopia pedagogica: un’opportunità per trasformare simbolicamente il tradizionale spazio educativo, offrendo agli studenti la possibilità di sperimentare un apprendimento autentico e significativo, sospendendo momentaneamente i confini fisici e metodologici dell’aula universitaria.
Eterotopie pedagogiche nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Aleandra Abbate
2025-01-01
Abstract
In un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche, l’intelligenza artificiale (IA) emerge come uno strumento culturale in grado di incidere significativamente sui modi in cui i saperi vengono costruiti, mediati e condivisi, contribuendo, così, a ridefinire le geografie educative e le condizioni stesse dell’esperienza formativa. In questa prospettiva, gli strumenti dotati di IA generativa possono essere considerati come risorse in grado di orientare e ampliare lo spazio educativo verso forme inedite di interazione e apprendimento, contribuendo alla creazione di spazi educativi altri, in questo contesto denominati eterotopie pedagogiche. Il concetto di eterotopia, mutuato da Michel Foucault, viene qui reinterpretato in chiave educativa per descrivere spazi – intesi come dispositivi di significazione – in cui si rielaborano le regole abituali dei processi di insegnamento-apprendimento favorendo nuove opportunità di relazione, agency e partecipazione. Nel quadro teorico dell’eterotopia pedagogica, lo spazio educativo – mai neutro ma sempre intenzionalmente progettato – pur mantenendo la sua dimensione fisica, si estende in una dimensione simbolica, in cui le esperienze e le dinamiche di apprendimento si ridefiniscono. In tale cornice, l’IA emerge come interlocutore simbolico e generativo: si configura come un ponte che connette il consueto con nuove possibilità di apprendimento, interrompendo la linearità del fare didattico. L’IA generativa, dunque, può fungere da mediatore per un’esperienza che sospende momentaneamente le tradizionali strutture fisiche e metodologiche dell’aula, favorendo così un tipo di apprendimento più critico e riflessivo. È a partire da queste premesse che nasce un’esperienza didattica in un corso accademico, e dalla quale è emersa la possibilità di concepire l’IA non come mero artefatto tecnologico, ma come agente eterotopico, capace di attivare processi dialogici, riflessivi e critici. Le pratiche attivate hanno mostrato come l’uso intenzionale e consapevole dell’IA possa trasformare simbolicamente lo spazio educativo, creando un ambiente che, pur non essendo tangibile, permette agli studenti di apprendere con l’IA. L’analisi dei dati raccolti tramite un questionario ha evidenziato come lo “spazioaltro” dell’IA sia stato percepito come “stimolante”, “innovativo” e “coinvolgente”, dove la sospensione delle modalità trasmissive e valutative tradizionali ha favorito l’attivazione di nuovi processi di esplorazione e riflessione. Con questo contributo si intende, dunque, proporre una visione dell’IA come risorsa, da un lato, a sostegno dell’innovazione didattica e culturale, dall’altro, come un’eterotopia pedagogica: un’opportunità per trasformare simbolicamente il tradizionale spazio educativo, offrendo agli studenti la possibilità di sperimentare un apprendimento autentico e significativo, sospendendo momentaneamente i confini fisici e metodologici dell’aula universitaria.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
