L’indagine ha ad oggetto il quadro generale delle politiche dei lavori pubblici che si snodano tra livello centrale e dimensioni locali di governo, quadro reso complesso sia dal pluralismo istituzionale che concorre a definirle, che dall’intreccio delle discipline normative volte a regolarle. Il riparto delle funzioni tra Stato, Regioni ed enti locali in materia di lavori pubblici che emerge dal modello tracciato in Costituzione dopo la riforma del Titolo V con il contributo fondamentale della giurisprudenza costituzionale, vede un ampliamento della competenza legislativa esclusiva statale a scapito di quella regionale; ma al di là del normale riparto delle funzioni, l’autonomia locale su tali politiche tende ad essere compressa anche da iniziative legislative statali di natura emergenziale, derogatoria o legate al ciclo economico-finanziario interferenti con l’assetto del territorio e con gli strumenti di governo locale. Inoltre, nuovi valori di matrice comunitaria, e in primo luogo quello della tutela della concorrenza, assumono un peso specifico nella ridefinizione del settore dei lavori pubblici, in particolare in quello degli appalti, e nella delimitazione delle competenze legislative, ponendosi alla base di discipline tra loro differenziate. La presente indagine si propone di valutare il grado di autonomia delle istituzioni locali nell’attuazione di strategie di governo in questo settore, individuando gli strumenti e i criteri che gli enti locali, in quanto enti esponenziali delle collettività interessate e migliori interpreti delle necessità infrastrutturali locali, adottino in ambito di politiche dei lavori pubblici e di infrastrutture.

Le politiche dei lavori pubblici tra governo centrale e governi locali

CRISTIANO, Raffaella
2009

Abstract

L’indagine ha ad oggetto il quadro generale delle politiche dei lavori pubblici che si snodano tra livello centrale e dimensioni locali di governo, quadro reso complesso sia dal pluralismo istituzionale che concorre a definirle, che dall’intreccio delle discipline normative volte a regolarle. Il riparto delle funzioni tra Stato, Regioni ed enti locali in materia di lavori pubblici che emerge dal modello tracciato in Costituzione dopo la riforma del Titolo V con il contributo fondamentale della giurisprudenza costituzionale, vede un ampliamento della competenza legislativa esclusiva statale a scapito di quella regionale; ma al di là del normale riparto delle funzioni, l’autonomia locale su tali politiche tende ad essere compressa anche da iniziative legislative statali di natura emergenziale, derogatoria o legate al ciclo economico-finanziario interferenti con l’assetto del territorio e con gli strumenti di governo locale. Inoltre, nuovi valori di matrice comunitaria, e in primo luogo quello della tutela della concorrenza, assumono un peso specifico nella ridefinizione del settore dei lavori pubblici, in particolare in quello degli appalti, e nella delimitazione delle competenze legislative, ponendosi alla base di discipline tra loro differenziate. La presente indagine si propone di valutare il grado di autonomia delle istituzioni locali nell’attuazione di strategie di governo in questo settore, individuando gli strumenti e i criteri che gli enti locali, in quanto enti esponenziali delle collettività interessate e migliori interpreti delle necessità infrastrutturali locali, adottino in ambito di politiche dei lavori pubblici e di infrastrutture.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/673
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