In the latter period, science has often been invoked as the arbiter of ethical issues, when asked to shed light on controversial issues. And she has responded strongly claiming its autonomy, its freedom of action and research in the name of progress of human civilization. But one wonders by what science, after all, you want to release, in what he wants to assert its autonomy? Perhaps from legal constraints, economic, market monopolies by guiding his work? Besides these limits do not pose perhaps the limits set by ethics? Seem to recur in the field two former enemies, who, despite numerous mediation attempts that have occurred throughout the history of thought, once you face: science and faith. This dialectic may be declined by two different, even opposite perspectives, both valid and legitimate, that dispiegherebbero different horizons and different angles of vision. A fact of our modernity is undeniable: the continuous advance of science and the retreat of the hypothesis of God This growth is not only continues, but because it led through the proper tools of human reason and through the technical tools to its disposal, wears the garment of "secularism," understood in the common mind, as neutrality of knowledge in front of each value. The old polarity between artifice and nature has resulted in viability of artificiality. It should be noted however that this "removal" emerging as a 'decision unfounded, "" deductible ", as an' option 'Postulatoria, is not yet able to autoaccertarsi, to justify itself, and to proceed with the safety of the new technological rationality. So far the first perspective. But Plato helps us discover another dimension of becoming, or at least another point of view exactly mirror, where the images so far adoperate a knowledge of science as a whole and of faith as a narrow view, seem to capsize. The science would be able to illuminate parts of the real sectors of what surrounds us, cutting off everything. From this side so there would be another way, that the faith as "the true lodestar of the man who advances from the constraints of thinking immanence and the narrows of a technocratic logic." Perhaps it would be appropriate to rediscover a dimension of faith, able to jump to capture the essence of reality, and pass a pure horizon of a technological civilization.

In quest’ultimo periodo la scienza è stata spesso invocata quale arbitro di questioni etiche, interrogata a gettare luce su questioni controverse. Ed essa ha risposto rivendicando con forza una sua autonomia, una sua libertà di azione e di ricerca in nome del progresso della civiltà umana. Ma c’è da chiedersi da che cosa la scienza, in fondo, si vuole liberare, in cosa vuole affermare la sua autonomia? Forse da vincoli giuridici, economici, da monopoli di mercato che orientano il suo operare? Accanto a questi limiti non si pongono forse anche i limiti posti da principi etici? Sembrano ripresentarsi in campo due antichi avversari, che nonostante i numerosi tentativi di mediazione che si sono avuti nel corso della storia del pensiero, nuovamente si affrontano: scienza e fede. Tale confronto dialettico potrebbe essere declinato da due diverse, anzi opposte prospettive, entrambe valide e legittime, che dispiegherebbero orizzonti diversi e diverse angolature visuali. Un fatto della nostra modernità appare innegabile: l’avanzamento continuo della scienza e l’arretramento dell’ipotesi di Dio. Questa crescita non solo è continua, ma proprio perché condotta attraverso gli strumenti propri dell’umano ragionare e attraverso la tecnicità degli strumenti a sua disposizione, si riveste dell’abito della «laicità», inteso nella mentalità comune, come neutralità del sapere davanti ad ogni valore. L’antica polarità tra artificio e natura si è risolta nell’autosufficienza dell’artificialità. È da notare però che questa «rimozione» emergente quale «decisione infondata» , «indeducibile» , quale una «opzione» postulatoria, non è ancora in grado di autoaccertarsi, di autogiustificarsi, e di procedere con la sicurezza della nuova razionalità tecnologica. Fin qui la prima prospettiva. Ma Platone ci viene in aiuto facendosi scoprire un’altra dimensione, o almeno un altro punto di vista esattamente speculare, dove le immagini fino ad ora adoperate di una scienza quale conoscenza del tutto e di una fede come visione ristretta, sembrano capovolgersi completamente. La scienza sarebbe capace di illuminare parti del reale, settori di quanto ci circonda, tagliando fuori il tutto. Da quest’altra parte quindi ci sarebbe un’altra via, quella della fede come «vera stella di orientamento per l’uomo che avanza tra i condizionamenti della mentalità immanentistica e le strettoie di una logica tecnocratica» . Forse sarebbe il caso di riscoprire una dimensione di fede, capace di fare un salto per cogliere l’essenza della realtà, e superare un puro orizzonte di una civiltà tecnologica.

Questioni di prospettive

VILLANI N
2006

Abstract

In quest’ultimo periodo la scienza è stata spesso invocata quale arbitro di questioni etiche, interrogata a gettare luce su questioni controverse. Ed essa ha risposto rivendicando con forza una sua autonomia, una sua libertà di azione e di ricerca in nome del progresso della civiltà umana. Ma c’è da chiedersi da che cosa la scienza, in fondo, si vuole liberare, in cosa vuole affermare la sua autonomia? Forse da vincoli giuridici, economici, da monopoli di mercato che orientano il suo operare? Accanto a questi limiti non si pongono forse anche i limiti posti da principi etici? Sembrano ripresentarsi in campo due antichi avversari, che nonostante i numerosi tentativi di mediazione che si sono avuti nel corso della storia del pensiero, nuovamente si affrontano: scienza e fede. Tale confronto dialettico potrebbe essere declinato da due diverse, anzi opposte prospettive, entrambe valide e legittime, che dispiegherebbero orizzonti diversi e diverse angolature visuali. Un fatto della nostra modernità appare innegabile: l’avanzamento continuo della scienza e l’arretramento dell’ipotesi di Dio. Questa crescita non solo è continua, ma proprio perché condotta attraverso gli strumenti propri dell’umano ragionare e attraverso la tecnicità degli strumenti a sua disposizione, si riveste dell’abito della «laicità», inteso nella mentalità comune, come neutralità del sapere davanti ad ogni valore. L’antica polarità tra artificio e natura si è risolta nell’autosufficienza dell’artificialità. È da notare però che questa «rimozione» emergente quale «decisione infondata» , «indeducibile» , quale una «opzione» postulatoria, non è ancora in grado di autoaccertarsi, di autogiustificarsi, e di procedere con la sicurezza della nuova razionalità tecnologica. Fin qui la prima prospettiva. Ma Platone ci viene in aiuto facendosi scoprire un’altra dimensione, o almeno un altro punto di vista esattamente speculare, dove le immagini fino ad ora adoperate di una scienza quale conoscenza del tutto e di una fede come visione ristretta, sembrano capovolgersi completamente. La scienza sarebbe capace di illuminare parti del reale, settori di quanto ci circonda, tagliando fuori il tutto. Da quest’altra parte quindi ci sarebbe un’altra via, quella della fede come «vera stella di orientamento per l’uomo che avanza tra i condizionamenti della mentalità immanentistica e le strettoie di una logica tecnocratica» . Forse sarebbe il caso di riscoprire una dimensione di fede, capace di fare un salto per cogliere l’essenza della realtà, e superare un puro orizzonte di una civiltà tecnologica.
88-495-1306-2
In the latter period, science has often been invoked as the arbiter of ethical issues, when asked to shed light on controversial issues. And she has responded strongly claiming its autonomy, its freedom of action and research in the name of progress of human civilization. But one wonders by what science, after all, you want to release, in what he wants to assert its autonomy? Perhaps from legal constraints, economic, market monopolies by guiding his work? Besides these limits do not pose perhaps the limits set by ethics? Seem to recur in the field two former enemies, who, despite numerous mediation attempts that have occurred throughout the history of thought, once you face: science and faith. This dialectic may be declined by two different, even opposite perspectives, both valid and legitimate, that dispiegherebbero different horizons and different angles of vision. A fact of our modernity is undeniable: the continuous advance of science and the retreat of the hypothesis of God This growth is not only continues, but because it led through the proper tools of human reason and through the technical tools to its disposal, wears the garment of "secularism," understood in the common mind, as neutrality of knowledge in front of each value. The old polarity between artifice and nature has resulted in viability of artificiality. It should be noted however that this "removal" emerging as a 'decision unfounded, "" deductible ", as an' option 'Postulatoria, is not yet able to autoaccertarsi, to justify itself, and to proceed with the safety of the new technological rationality. So far the first perspective. But Plato helps us discover another dimension of becoming, or at least another point of view exactly mirror, where the images so far adoperate a knowledge of science as a whole and of faith as a narrow view, seem to capsize. The science would be able to illuminate parts of the real sectors of what surrounds us, cutting off everything. From this side so there would be another way, that the faith as "the true lodestar of the man who advances from the constraints of thinking immanence and the narrows of a technocratic logic." Perhaps it would be appropriate to rediscover a dimension of faith, able to jump to capture the essence of reality, and pass a pure horizon of a technological civilization.
Civiltà tecnologica; Libertà della ricerca; technological civilization; Freedom of research
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/859
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