In May 1512, in Rome, in the intervals between sessions and the other of the fifth Lateran council, the Scotist Trombetta Antonio, who was participating as a bishop of Urbino, was preparing for his own work entitled Quaestio de efficentia first principles quod et de deus east eius infinitate intensive. The news could not but arouse no surprise if such publication is isolated from a cultural pattern that for years he was weaving in the philosophical schools and particularly the University of Padua, where he taught trumpet for about thirty years, interwoven with a plot that was ahead of twenty of modernity. Ultimately what he wanted to talk with Anthony Trombetta this seems not to align with the Council's work? After two hundred years, it wants to recover the master of philosophy, such as strengths for the century that was unfolding? In the second part of his writing Trombetta wants to clarify the thinking of Aristotle on the infinity of the first engine, saying that the Philosopher "Deus east infinite potentiae intensive", as having proved the immateriality, both in physics and in metaphysics, can agree with the infinity of his power. If the light of such things, it reinterprets the notion of infinity as what exceeds every finite being, actual or possible, it is understood that with Scotus is to say that the infinite being not only exceeds any entity at some point of time has made or will be realized, or will be accomplished, but also exceeds every opportunity that does not involve incompossibility, thus leaving room for only one divine essence. Here is his highest perfection. The argument of Duns Scotus seeks to determine the characteristics of God as infinite, as infinite perfecting and not of inheritance, intensive and Extensive. The qualification for the Subtle Doctor infinity expresses the summit of the formal perfection of God to man, the infinity is the highest concept of God that could have in this life, "not repugnat infinitas bodies," and there 'is a contradiction between the concept of entity and the concept of infinity, because the intellect feels no reluctance to think something infinite, sees it rather as the most perfect intelligible. With repeated these analyzes in this late work, Anthony Trombetta evadeva victorious from the constraints that hindered mechanistic and naturalistic thinking about being full, and it prevented the possibility of understanding, bequeathed a message, secundum mentem Scots, reminding us, in a century that was looming new and innovative scenarios, which, despite the metaphysical abyss that separates God from creatures, the Divine Being is not out of the horizon of knowledge: "man is naturally capable of receiving the supernatural to achieve a body that exceeds its nature.

Nel maggio del 1512, a Roma, negli intervalli tra una sessione e l’altra del quinto concilio in Laterano, lo scotista Antonio Trombetta , il quale vi partecipava in qualità di vescovo di Urbino, preparava per conto suo un lavoro dal titolo Quaestio de efficentia primi principii quod est deus et de eius infinitate intensiva. La notizia potrebbe non suscitare nessuna sorpresa se si isola tale pubblicazione da una trama culturale che da anni si stava intessendo nelle scuole filosofiche e in particolare nell’Università di Padova, dove Trombetta insegnò per circa trent’anni, intrecciandosi con un ordito che precorreva venti di modernità. In definitiva cosa voleva comunicare Antonio Trombetta con quest’opera che sembra non allinearsi con i lavori conciliari? Dopo duecento anni, cosa vuole recuperare della filosofia del maestro, quali punti di forza per il secolo che si andava dispiegando? Nella seconda parte del suo scritto Trombetta vuole chiarire il pensiero di Aristotele in merito alla infinità del primo motore, affermando che per il Filosofo «Deus est infinite potentiae intensive», in quanto avendone provato la immaterialità, sia nella Fisica che nella Metafisica, può accordarsi con la infinità della sua potenza. Se alla luce delle cose dette, si rilegge la nozione di infinità come ciò che eccede ogni ente finito, attuale o possibile, si comprende che con essa Scoto viene a dire che l’ente infinito eccede non solo ogni ente che in qualche momento di tempo si è realizzato, o si realizzerà, o si potrà realizzare, ma eccede anche ogni possibilità che non implichi incompossibilità, lasciando così spazio alla sola essenza divina. Ecco la sua somma perfezione. L’argomentazione di Duns Scoto mira quindi a stabilire l’infinità come caratteristica di Dio, come infinità perfezionale e non di successione, intensive e non extensive . La qualifica dell’infinità esprime per il Dottor Sottile il vertice della perfezione formale di Dio. Per l’uomo, l’infinità è il concetto più elevato che possa avere di Dio in questa vita, «enti non repugnat infinitas», e non c’è contraddizione tra il concetto di ente e il concetto di infinito, perché l’intelletto non prova alcuna ripugnanza nel pensare qualcosa di infinito, lo vede anzi come l’intelligibile più perfetto. Con queste analisi ribadite in questo tardivo lavoro, Antonio Trombetta evadeva vittorioso dalle strettoie meccanicistiche e naturalistiche che ostacolavano una riflessione piena sull’essere e ne impedivano una possibilità di comprensione, a lasciava in eredità un messaggio, secundum mentem Scoti, ricordandoci, in un secolo che andava profilando nuovi e innovativi scenari, che, nonostante l’abisso metafisico che separa Dio dalle creature, l’Essere divino non è fuori dall’orizzonte conoscitivo: «l’uomo è naturalmente capace di ricevere il soprannaturale per raggiungere un ente che eccede la sua natura».

Secundum mentem Scoti.L'influsso dello scotismo nella Facoltà teologica dell'Università di Padova

VILLANI N
2009

Abstract

Nel maggio del 1512, a Roma, negli intervalli tra una sessione e l’altra del quinto concilio in Laterano, lo scotista Antonio Trombetta , il quale vi partecipava in qualità di vescovo di Urbino, preparava per conto suo un lavoro dal titolo Quaestio de efficentia primi principii quod est deus et de eius infinitate intensiva. La notizia potrebbe non suscitare nessuna sorpresa se si isola tale pubblicazione da una trama culturale che da anni si stava intessendo nelle scuole filosofiche e in particolare nell’Università di Padova, dove Trombetta insegnò per circa trent’anni, intrecciandosi con un ordito che precorreva venti di modernità. In definitiva cosa voleva comunicare Antonio Trombetta con quest’opera che sembra non allinearsi con i lavori conciliari? Dopo duecento anni, cosa vuole recuperare della filosofia del maestro, quali punti di forza per il secolo che si andava dispiegando? Nella seconda parte del suo scritto Trombetta vuole chiarire il pensiero di Aristotele in merito alla infinità del primo motore, affermando che per il Filosofo «Deus est infinite potentiae intensive», in quanto avendone provato la immaterialità, sia nella Fisica che nella Metafisica, può accordarsi con la infinità della sua potenza. Se alla luce delle cose dette, si rilegge la nozione di infinità come ciò che eccede ogni ente finito, attuale o possibile, si comprende che con essa Scoto viene a dire che l’ente infinito eccede non solo ogni ente che in qualche momento di tempo si è realizzato, o si realizzerà, o si potrà realizzare, ma eccede anche ogni possibilità che non implichi incompossibilità, lasciando così spazio alla sola essenza divina. Ecco la sua somma perfezione. L’argomentazione di Duns Scoto mira quindi a stabilire l’infinità come caratteristica di Dio, come infinità perfezionale e non di successione, intensive e non extensive . La qualifica dell’infinità esprime per il Dottor Sottile il vertice della perfezione formale di Dio. Per l’uomo, l’infinità è il concetto più elevato che possa avere di Dio in questa vita, «enti non repugnat infinitas», e non c’è contraddizione tra il concetto di ente e il concetto di infinito, perché l’intelletto non prova alcuna ripugnanza nel pensare qualcosa di infinito, lo vede anzi come l’intelligibile più perfetto. Con queste analisi ribadite in questo tardivo lavoro, Antonio Trombetta evadeva vittorioso dalle strettoie meccanicistiche e naturalistiche che ostacolavano una riflessione piena sull’essere e ne impedivano una possibilità di comprensione, a lasciava in eredità un messaggio, secundum mentem Scoti, ricordandoci, in un secolo che andava profilando nuovi e innovativi scenari, che, nonostante l’abisso metafisico che separa Dio dalle creature, l’Essere divino non è fuori dall’orizzonte conoscitivo: «l’uomo è naturalmente capace di ricevere il soprannaturale per raggiungere un ente che eccede la sua natura».
978-88-6026-100-7
In May 1512, in Rome, in the intervals between sessions and the other of the fifth Lateran council, the Scotist Trombetta Antonio, who was participating as a bishop of Urbino, was preparing for his own work entitled Quaestio de efficentia first principles quod et de deus east eius infinitate intensive. The news could not but arouse no surprise if such publication is isolated from a cultural pattern that for years he was weaving in the philosophical schools and particularly the University of Padua, where he taught trumpet for about thirty years, interwoven with a plot that was ahead of twenty of modernity. Ultimately what he wanted to talk with Anthony Trombetta this seems not to align with the Council's work? After two hundred years, it wants to recover the master of philosophy, such as strengths for the century that was unfolding? In the second part of his writing Trombetta wants to clarify the thinking of Aristotle on the infinity of the first engine, saying that the Philosopher "Deus east infinite potentiae intensive", as having proved the immateriality, both in physics and in metaphysics, can agree with the infinity of his power. If the light of such things, it reinterprets the notion of infinity as what exceeds every finite being, actual or possible, it is understood that with Scotus is to say that the infinite being not only exceeds any entity at some point of time has made or will be realized, or will be accomplished, but also exceeds every opportunity that does not involve incompossibility, thus leaving room for only one divine essence. Here is his highest perfection. The argument of Duns Scotus seeks to determine the characteristics of God as infinite, as infinite perfecting and not of inheritance, intensive and Extensive. The qualification for the Subtle Doctor infinity expresses the summit of the formal perfection of God to man, the infinity is the highest concept of God that could have in this life, "not repugnat infinitas bodies," and there 'is a contradiction between the concept of entity and the concept of infinity, because the intellect feels no reluctance to think something infinite, sees it rather as the most perfect intelligible. With repeated these analyzes in this late work, Anthony Trombetta evadeva victorious from the constraints that hindered mechanistic and naturalistic thinking about being full, and it prevented the possibility of understanding, bequeathed a message, secundum mentem Scots, reminding us, in a century that was looming new and innovative scenarios, which, despite the metaphysical abyss that separates God from creatures, the Divine Being is not out of the horizon of knowledge: "man is naturally capable of receiving the supernatural to achieve a body that exceeds its nature.
SCOTISMO; SCUOLA DI PADOVA; ENTE INFINITO; scotism; school of Padua; infinity
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/991
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