Il presente studio ha ad oggetto l’analisi della giurisprudenza costituzionale sulla decretazione d’urgenza. Le sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008 rappresentano il segnale di una netta presa di posizione della Corte costituzionale nei confronti dell’uso distorsivo del decreto-legge e il sintomo di un ritorno di attualità delle tematiche legate a tale istituto. Le decisioni in esame, nel caducare l’atto governativo sotto il profilo dell’evidente mancanza dei presupposti straordinari di necessità e di urgenza, sono un’ulteriore tappa di un cammino della giurisprudenza costituzionale che in passato è apparso spesso ondivago e contraddittorio, ma che può rivelare, invece, una sua coerenza interna soprattutto alla luce di queste ultime pronunce. In esse la Corte, rafforzando il proprio ruolo di custode dei diritti fondamentali, approda ad un sindacato concreto e annulla il decreto-legge o singole disposizioni dello stesso, principalmente per tutelare gli interessi sostanziali lesi dall’atto stesso. Il profilo della lesione dei diritti rappresenta il filo rosso che idealmente accomuna le ultime sentenze dichiarative dell’incostituzionalità dei decreti-legge, con l’unico analogo precedente, la sentenza n. 360 del 1996, nella quale il fine ultimo che giustifica l’intervento incisivo della Corte è quello di tutelare la situazione giuridica soggettiva di quanti si trovino a dover subire uno stato di incertezza dei propri diritti legato all’imprevedibilità dell’esito del processo di conversione dell’ultimo decreto della catena. Nel bilanciamento tra le opposte esigenze poste alla Corte, quella di non interferire nel circuito di indirizzo politico che coinvolge il rapporto Camere-Governo e l’istanza invece di garantire la posizione giuridica di diritti soggettivi ove risultino violati o in qualche modo compromessi dal provvedimento illegittimo, evidentemente prevale quest’ultima, spingendo il giudice costituzionale a superare la propria naturale “ritrosia” e ad annullare il decreto-legge.

Il rafforzamento del ruolo della Corte come custode dei diritti nelle recenti sentenze sul decreto-legge

CRISTIANO, Raffaella
2008

Abstract

Il presente studio ha ad oggetto l’analisi della giurisprudenza costituzionale sulla decretazione d’urgenza. Le sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008 rappresentano il segnale di una netta presa di posizione della Corte costituzionale nei confronti dell’uso distorsivo del decreto-legge e il sintomo di un ritorno di attualità delle tematiche legate a tale istituto. Le decisioni in esame, nel caducare l’atto governativo sotto il profilo dell’evidente mancanza dei presupposti straordinari di necessità e di urgenza, sono un’ulteriore tappa di un cammino della giurisprudenza costituzionale che in passato è apparso spesso ondivago e contraddittorio, ma che può rivelare, invece, una sua coerenza interna soprattutto alla luce di queste ultime pronunce. In esse la Corte, rafforzando il proprio ruolo di custode dei diritti fondamentali, approda ad un sindacato concreto e annulla il decreto-legge o singole disposizioni dello stesso, principalmente per tutelare gli interessi sostanziali lesi dall’atto stesso. Il profilo della lesione dei diritti rappresenta il filo rosso che idealmente accomuna le ultime sentenze dichiarative dell’incostituzionalità dei decreti-legge, con l’unico analogo precedente, la sentenza n. 360 del 1996, nella quale il fine ultimo che giustifica l’intervento incisivo della Corte è quello di tutelare la situazione giuridica soggettiva di quanti si trovino a dover subire uno stato di incertezza dei propri diritti legato all’imprevedibilità dell’esito del processo di conversione dell’ultimo decreto della catena. Nel bilanciamento tra le opposte esigenze poste alla Corte, quella di non interferire nel circuito di indirizzo politico che coinvolge il rapporto Camere-Governo e l’istanza invece di garantire la posizione giuridica di diritti soggettivi ove risultino violati o in qualche modo compromessi dal provvedimento illegittimo, evidentemente prevale quest’ultima, spingendo il giudice costituzionale a superare la propria naturale “ritrosia” e ad annullare il decreto-legge.
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