The paper focuses on the ‘border’ as a category to think the development of human being as a process characterized by instability, tensionality and unending unfinishedness and in which the dimension of the contact, of the relationship with the otherness is the necessary condition for it to happen. In the first section, through a quick review about the evolution of the border category in anthropology, I assume the idea of the border as the space of transformation, and then I try to connect this space – according to scholars such as Bhabha and Bakhtin – to the appearing of the form of a culture but also of a subject. From Giroux's Border Pedagogy I draw the applicability of this concept of border to the educational practice and in particular to an educational practice aiming at the emancipation of the subjects. In the final section, I suggest that recognizing and crossing borders could be, for Pedagogy as a discipline, a way to renew constantly its forms.

L’articolo focalizza la sua attenzione sul confine come categoria attraverso cui pensare la formazione nei termini di processo caratterizzato da instabilità, tensionalità e perenne incompiutezza ed in cui la dimensione del contatto, della relazione con l’alterità è la condizione necessaria al suo stesso darsi. Nella parte iniziale, attraverso una breve presentazione dell’evoluzione che la categoria del confine ha avuto in antropologia, si assume l’idea del confine come spazio della trasformazione per poi provare a connettere tale spazio – in accordo con autori quali Bhabha e Bachtin – con l’emergere della forma, la forma di una cultura ma anche quella di un soggetto. Dalla Border Pedagogy di Giroux si deriva l’applicabilità di una tale idea del confine alla pratica educativa e nello specifico ad una pratica in cui la decostruzione e la ricostruzione dei confini della conoscenza ufficiale sono tese all’emancipazione dei soggetti. Nella parte conclusiva, si prova a suggerire come il riconoscimento e l’attraversamento dei confini possa costituire, per la stessa pedagogia come sapere, una modalità di rinnovare costantemente le proprie forme.

Confini da riconoscere, attraversare e creare. Un obiettivo pedagogico

Manno D
2010

Abstract

L’articolo focalizza la sua attenzione sul confine come categoria attraverso cui pensare la formazione nei termini di processo caratterizzato da instabilità, tensionalità e perenne incompiutezza ed in cui la dimensione del contatto, della relazione con l’alterità è la condizione necessaria al suo stesso darsi. Nella parte iniziale, attraverso una breve presentazione dell’evoluzione che la categoria del confine ha avuto in antropologia, si assume l’idea del confine come spazio della trasformazione per poi provare a connettere tale spazio – in accordo con autori quali Bhabha e Bachtin – con l’emergere della forma, la forma di una cultura ma anche quella di un soggetto. Dalla Border Pedagogy di Giroux si deriva l’applicabilità di una tale idea del confine alla pratica educativa e nello specifico ad una pratica in cui la decostruzione e la ricostruzione dei confini della conoscenza ufficiale sono tese all’emancipazione dei soggetti. Nella parte conclusiva, si prova a suggerire come il riconoscimento e l’attraversamento dei confini possa costituire, per la stessa pedagogia come sapere, una modalità di rinnovare costantemente le proprie forme.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/12657
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