This article examines the emergence of the notion of history as ‘science of reality’, throughout Emil Lask’s works in relation to ‘neo-Kantian’ philosophers such as Georg Simmel, the major exponents of the Southwestern German School – Windelband and Rickert – then Ernst Troeltsch and Max Weber. On the other side, the paper traces the development of the notion among the chief theorists of modernity, namely Max Scheler, Eric Weil, Carl Schmitt, but also Georg Lukács, with constant references to Kant and Fichte.

Se si raffronta la lettera e lo spirito del Kant della Terza Critica ad alcuni passi dell’Emil Lask che studia in Kant il passaggio a Fichte, si ravvisa in quest’ultimo una ‘realtà’ che molto richiama l’«infinità priva di senso» sottolineata da Max Weber, e che sfugge alla complessità e alla determinazione finalistica della kantiana “legalità del contingente”. Mettendo in rapporto quindi Kant con il Lask di Fichtes Idealismus und die Geschichte, e di controcanto con alcuni passi del Weber metodologo della scienza, si cercà in questo articolo di delimitare meglio di quale ‘realtà’ Weber stia realmente parlando, e se di qui si possa dare un passaggio agevole alla sfera dei ‘valori’ attraverso la Wertbeziehung, o se invece tale passaggio sia più problematico e preluda a una sorta di 'tirannia' dell'irrazionale contingente.

La 'scienza di realtà' e la tirannia dell'irrazionale tra Weber e Lask

Palma M
2015-01-01

Abstract

This article examines the emergence of the notion of history as ‘science of reality’, throughout Emil Lask’s works in relation to ‘neo-Kantian’ philosophers such as Georg Simmel, the major exponents of the Southwestern German School – Windelband and Rickert – then Ernst Troeltsch and Max Weber. On the other side, the paper traces the development of the notion among the chief theorists of modernity, namely Max Scheler, Eric Weil, Carl Schmitt, but also Georg Lukács, with constant references to Kant and Fichte.
2015
978-88-6969-032-7
Se si raffronta la lettera e lo spirito del Kant della Terza Critica ad alcuni passi dell’Emil Lask che studia in Kant il passaggio a Fichte, si ravvisa in quest’ultimo una ‘realtà’ che molto richiama l’«infinità priva di senso» sottolineata da Max Weber, e che sfugge alla complessità e alla determinazione finalistica della kantiana “legalità del contingente”. Mettendo in rapporto quindi Kant con il Lask di Fichtes Idealismus und die Geschichte, e di controcanto con alcuni passi del Weber metodologo della scienza, si cercà in questo articolo di delimitare meglio di quale ‘realtà’ Weber stia realmente parlando, e se di qui si possa dare un passaggio agevole alla sfera dei ‘valori’ attraverso la Wertbeziehung, o se invece tale passaggio sia più problematico e preluda a una sorta di 'tirannia' dell'irrazionale contingente.
Scienza di realtà; Contingenza; Valori; Legalità; Hiatus irrationalis; Politeismo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12570/12786
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