Con un decreto del 4 agosto del 1811 di Gioacchino Murat, viene istituita a Napoli la “Scuola di Applicazione nel corpo degli Ingegneri di Ponti e Strade”. Si tratta della fondazione di una struttura accademica, la “Scuola di Ingegneria”, la prima, non militare, nella penisola italiana, che avrebbe formato, negli anni successivi, una generazione di tecnici che saranno i progettisti dei “grandi lavori” urbani nella Napoli dell’Ottocento e nel Mezzogiorno d’Italia. Ingegneri e/o architetti che, per tutto il secolo, risulteranno attivi nella creazione di strade, attrezzature pubbliche e lavori edilizi per realizzare le strutture della “città borghese”, in assoluta aderenza con le istanze culturali e la vocazione artistica, di gusto eclettico, di questo periodo. Nel contesto di questo saggio, sia pure in modo sintetico, si pone l’attenzione sull’attività di alcuni protagonisti, poco noti alla storiografia, della scena architettonica napoletana. Tecnici di città che lavorano alle direttive di un Consiglio Edilizio (istituito nel 1839) che portava a compimento il Plan d’Embellissment tracciato da Ferdinando II di Borbone, un modello operativo valido per la Capitale ma anche per tutte le province del Regno (sino al 1860), così come risulta ribadito anche da altre ricerche sul tema.

Tra neoclassicismo e progetto della città borghese. Una riflessione sull'opera degli allievi della Scuola di Ponti e Strade a Napoli

ROSSI, Pasquale
2015

Abstract

Con un decreto del 4 agosto del 1811 di Gioacchino Murat, viene istituita a Napoli la “Scuola di Applicazione nel corpo degli Ingegneri di Ponti e Strade”. Si tratta della fondazione di una struttura accademica, la “Scuola di Ingegneria”, la prima, non militare, nella penisola italiana, che avrebbe formato, negli anni successivi, una generazione di tecnici che saranno i progettisti dei “grandi lavori” urbani nella Napoli dell’Ottocento e nel Mezzogiorno d’Italia. Ingegneri e/o architetti che, per tutto il secolo, risulteranno attivi nella creazione di strade, attrezzature pubbliche e lavori edilizi per realizzare le strutture della “città borghese”, in assoluta aderenza con le istanze culturali e la vocazione artistica, di gusto eclettico, di questo periodo. Nel contesto di questo saggio, sia pure in modo sintetico, si pone l’attenzione sull’attività di alcuni protagonisti, poco noti alla storiografia, della scena architettonica napoletana. Tecnici di città che lavorano alle direttive di un Consiglio Edilizio (istituito nel 1839) che portava a compimento il Plan d’Embellissment tracciato da Ferdinando II di Borbone, un modello operativo valido per la Capitale ma anche per tutte le province del Regno (sino al 1860), così come risulta ribadito anche da altre ricerche sul tema.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/1545
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