La nozione penalistica di cosa mobile, che non è definita dalla legge, è tradizionalmente costruita attorno ai requisiti della materialità e della capacità di spostamento nello spazio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ritenuto che i dati informatici possiedano tali requisiti, e quindi siano qualificabili come cose mobili suscettibili di appropriazione indebita (art. 646 cp). Lo scritto si confronta criticamente con le argomentazioni della Corte contestandone il fondamento scientifico e propone una soluzione alternativa

Sull'appropriazione indebita di dati informatici

Gentile Gianluca
2020

Abstract

La nozione penalistica di cosa mobile, che non è definita dalla legge, è tradizionalmente costruita attorno ai requisiti della materialità e della capacità di spostamento nello spazio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ritenuto che i dati informatici possiedano tali requisiti, e quindi siano qualificabili come cose mobili suscettibili di appropriazione indebita (art. 646 cp). Lo scritto si confronta criticamente con le argomentazioni della Corte contestandone il fondamento scientifico e propone una soluzione alternativa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/16850
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