Il saggio ricostruisce il ruolo di Chateaubriand all’interno della costruzione dell’immagine ‘europea’ di Pompei e quindi anche della futura nazione come patria dell’antico. Attraversa testi noti e meno noti dei viaggiatori tra fine Settecento e inizio Ottocento, una vastissima galleria, un grande patrimonio di immagini utili a ricostruire quella “Italia-fuori-dall’Italia” che ha avuto un rilievo anche in ambito storiografico e civile, per la costruzione di una “nazione a farsi”, rispetto alla quale Pompei è una voce tutt’altro che secondaria. Il saggio legge quindi il Voyage di René de Chateaubriand all’interno di questa rete testuale (Gray, Mazois, Lapatie, ma anche un insospettabile Vincenzo Cuoco), coagulata spesso intorno a cliché e stereotipi che aiutano a ricostruire i confusi e spesso contraddittori percorsi dell’immaginario sull’Italia nel passaggio di secolo, nel confronto-scontro tra Land der Klassik e Romantic Italy, nell’intreccio tra storia e archeologia, risorgimento e rovine archeologiche. Chateaubriand si colloca dunque all’aurora di queste radicali trasformazioni, negli anni che vedevano sempre più affermarsi Pompei come tappa centrale del viaggio a Napoli, e dell’intero itinerario “italiano”. Una svolta anche in termini estetici, mentre andava mutando il rapporto con le rovine, la lettura e la fruizione stessa dell’Antico, per una nuova immagine del bene archeologico rispetto al quale Chateaubriand acquista una centralità ancora non rilevata dalla storiografia letteraria.

"Le plus merveilleux musée de la terre": Chateaubriand a Pompei

VILLANI, Paola
2019

Abstract

Il saggio ricostruisce il ruolo di Chateaubriand all’interno della costruzione dell’immagine ‘europea’ di Pompei e quindi anche della futura nazione come patria dell’antico. Attraversa testi noti e meno noti dei viaggiatori tra fine Settecento e inizio Ottocento, una vastissima galleria, un grande patrimonio di immagini utili a ricostruire quella “Italia-fuori-dall’Italia” che ha avuto un rilievo anche in ambito storiografico e civile, per la costruzione di una “nazione a farsi”, rispetto alla quale Pompei è una voce tutt’altro che secondaria. Il saggio legge quindi il Voyage di René de Chateaubriand all’interno di questa rete testuale (Gray, Mazois, Lapatie, ma anche un insospettabile Vincenzo Cuoco), coagulata spesso intorno a cliché e stereotipi che aiutano a ricostruire i confusi e spesso contraddittori percorsi dell’immaginario sull’Italia nel passaggio di secolo, nel confronto-scontro tra Land der Klassik e Romantic Italy, nell’intreccio tra storia e archeologia, risorgimento e rovine archeologiche. Chateaubriand si colloca dunque all’aurora di queste radicali trasformazioni, negli anni che vedevano sempre più affermarsi Pompei come tappa centrale del viaggio a Napoli, e dell’intero itinerario “italiano”. Una svolta anche in termini estetici, mentre andava mutando il rapporto con le rovine, la lettura e la fruizione stessa dell’Antico, per una nuova immagine del bene archeologico rispetto al quale Chateaubriand acquista una centralità ancora non rilevata dalla storiografia letteraria.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/1931
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