The present essay analyzes two comedies for music composed in Naples in the 1730s: Angelica, by the young Levinio Sidopo, and its rewriting by a renowned librettist, Francesco Antonio Tullio. These early comic-opera adaptations confirm the trend in southern Italian culture to freely exploit the imagery of Ariosto’s Orlando Furioso, taking advantage of its ongoing popularity. The agonistic confrontation between these librettists treating the same subject is a significant episode both for the reception of the Furioso and for Neapolitan cultural history in general, for it took place in a cultural climate that arose, after the Austrian viceroyalty, with the “Bourbon turn”, when comic opera tended to free itself from dialect naturalism and from any affinity with the theater of the lower classes with its caustic and satirical potential.

Il saggio analizza due commedie per musica composte a Napoli negli anni Trenta del Settecento: l’Angelica del giovane Levinio Sidopo e la sua riscrittura ad opera di un librettista rinomato, Francesco Antonio Tullio. Questi primi adattamenti comici confermano la tendenza della cultura meridionale ad appropriarsi con spregiudicata libertà dell’immaginario del Furioso, sfruttandone l’ininterrotta vitalità popolare. Il confronto agonistico, sul medesimo soggetto, tra i due librettisti è un episodio di rilievo sia per la ricezione produttiva del poema ariostesco, sia per la storia della cultura napoletana, poiché si inscrive nel clima che andava profilandosi dopo la parentesi del viceregno austriaco con la «svolta borbonica», tendente ad emancipare l’opera comica dal naturalismo dialettale e dalle prossimità col teatro «basso», per le sue potenzialità corrosive e satiriche.

Epos e commedeja. Angelica e Orlando tra i pastori napoletani

GENOVESE, Gianluca
2019

Abstract

Il saggio analizza due commedie per musica composte a Napoli negli anni Trenta del Settecento: l’Angelica del giovane Levinio Sidopo e la sua riscrittura ad opera di un librettista rinomato, Francesco Antonio Tullio. Questi primi adattamenti comici confermano la tendenza della cultura meridionale ad appropriarsi con spregiudicata libertà dell’immaginario del Furioso, sfruttandone l’ininterrotta vitalità popolare. Il confronto agonistico, sul medesimo soggetto, tra i due librettisti è un episodio di rilievo sia per la ricezione produttiva del poema ariostesco, sia per la storia della cultura napoletana, poiché si inscrive nel clima che andava profilandosi dopo la parentesi del viceregno austriaco con la «svolta borbonica», tendente ad emancipare l’opera comica dal naturalismo dialettale e dalle prossimità col teatro «basso», per le sue potenzialità corrosive e satiriche.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/1963
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