Questo articolo propone un breve ragionamento sulla scrittura autobiografca di Anna Maria Ortese, un’autrice che si nasconde nel suo disvelarsi, in un complesso gioco di specchi nel quale l’Io, nell’avvicinarsi, si allontana, e nell’osservarsi si cela. Morire alla vista per rinascere alla visione. Legge quindi Il Porto di Toledo in fligrana con la ftta rete di autobiografe femminili che affollano la scena letteraria italiana di secondo Novecento. La pratica autobiografca si articola nella ofcina del testo, che è ofcina del sé, e usa il discorso come metodo e strumento. È un’autobiografa (qui si propone) come autobioscopia

Prima persona femminile: Anna Maria Ortese e la scrittura autobioscopica

paola villani
2020

Abstract

Questo articolo propone un breve ragionamento sulla scrittura autobiografca di Anna Maria Ortese, un’autrice che si nasconde nel suo disvelarsi, in un complesso gioco di specchi nel quale l’Io, nell’avvicinarsi, si allontana, e nell’osservarsi si cela. Morire alla vista per rinascere alla visione. Legge quindi Il Porto di Toledo in fligrana con la ftta rete di autobiografe femminili che affollano la scena letteraria italiana di secondo Novecento. La pratica autobiografca si articola nella ofcina del testo, che è ofcina del sé, e usa il discorso come metodo e strumento. È un’autobiografa (qui si propone) come autobioscopia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/21522
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