L’articolo parte dall’assunto che la pedagogia può esser definita il sapere fondativo della democrazia: il carattere politico e la vocazione emancipativa della pedagogia sono consustanziali alla polis, intesa come spazio pubblico di confronto dialogico che - allo stesso tempo - presuppone e contribuisce a formare cittadini attivi e consapevoli. E, non a caso, nella temperie storico-culturale delle città-stato greche nasce il concetto stesso di democrazia. Nell’età della globalizzazione, il disinteresse dei cittadini nei confronti della res-publica costituisce una delle cifre ermeneutiche di fondo dell’odierna “società liquida”. In ambito pedagogico diffidare della partecipazione vuol dire contribuire a perpetuare sul piano delle pratiche educative forme di trasmissione della conoscenza che tendono a relegare i soggetti in formazione in una condizione di mera passività e ripetitività, facendo prevalere la scuola del banco, della competizione e del nozionismo sulla scuola del fare, della riflessione e della co-costruzione dialogica ed attiva delle conoscenze. La necessità di rivedere, reinterpretare, innovare e creare nuove costellazioni giuridico-politiche capaci di dare una risposta ai problemi implica che la forma autenticamente democratica di convivenza civile potrebbe trovare la sua sostanzialità in un progetto di pedagogia impegnata in grado di ri-generare la società.
La crisi delle democrazie europee e l’esigenza di una pedagogia politica
Sirignano Fabrizio Manuel
2021-01-01
Abstract
L’articolo parte dall’assunto che la pedagogia può esser definita il sapere fondativo della democrazia: il carattere politico e la vocazione emancipativa della pedagogia sono consustanziali alla polis, intesa come spazio pubblico di confronto dialogico che - allo stesso tempo - presuppone e contribuisce a formare cittadini attivi e consapevoli. E, non a caso, nella temperie storico-culturale delle città-stato greche nasce il concetto stesso di democrazia. Nell’età della globalizzazione, il disinteresse dei cittadini nei confronti della res-publica costituisce una delle cifre ermeneutiche di fondo dell’odierna “società liquida”. In ambito pedagogico diffidare della partecipazione vuol dire contribuire a perpetuare sul piano delle pratiche educative forme di trasmissione della conoscenza che tendono a relegare i soggetti in formazione in una condizione di mera passività e ripetitività, facendo prevalere la scuola del banco, della competizione e del nozionismo sulla scuola del fare, della riflessione e della co-costruzione dialogica ed attiva delle conoscenze. La necessità di rivedere, reinterpretare, innovare e creare nuove costellazioni giuridico-politiche capaci di dare una risposta ai problemi implica che la forma autenticamente democratica di convivenza civile potrebbe trovare la sua sostanzialità in un progetto di pedagogia impegnata in grado di ri-generare la società.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.