Beyond any historical or theoretical approach to the idea of ​​justice, beyond the various places where justice is defended or exercised, the fact remains that, today more than ever, we continue to "be hungry and thirsty for justice" . Justice, although constantly invoked, escapes us as an idea and its realization becomes unsatisfactory, what we encounter, his "precipitate of history", transient and fleeting, is often subject to changes, revolutions, involutions, so that The Latin maxim summum jus, summa iniuria, seems to fit like a glove: never before in our time have been so many insistent statements made in the Treaties - summum jus - on human rights and has never been manifetsta iniuria such sum as in the last century. Ultimately, despite our desire for justice is unjust that we experience. Strange destiny of man striving for the absolute and does not reach it, longing for happiness choked with grief, acceptance of all the troubles of our minds, in our aspiration to the infinite finite acts of conscience, the desire for justice, mysteriously living in inspire us, but against which we can do that "stuttering." It arises in the collision between the man who suffers and a society that offends him with his injustice, emerge more and more the limits of the idea of ​​justice in society and in contemporary cul-ture. We really think you can satisfy our desire for peace, order, harmony just chasing the idea of ​​justice? We have only the implementation of this simple idea to soothe my thirst and fill my hunger? Do not ask, perhaps to justice what justice can not give, we do not want to hear what can not hear, do not we question perhaps of what he can not respond or show what he can not see? The fiat iustitia pereat et mundus, as chilling expression, express the fact that human justice and charity do not dialogue, the expectation of human justice, that justice veritate solute, unrelated and independent from a revealed truth that leads to trampling love always tends to protect.

Al di là di ogni approccio storico o teoretico all'idea di giustizia, al di là dei vari luoghi in cui la giustizia viene difesa o esercitata, resta il fatto che, oggi più di ieri, continuiamo ad «avere fame e sete di giustizia». La giustizia, sebbene continuamente invocata, ci sfugge in quanto idea e nella sua realizzazione diventa insoddisfacente; quello in cui ci imbattiamo, il suo «precipitato storico», transeunte e caduco, è spesso soggetto a evoluzioni, rivoluzioni, involuzioni, a tal punto che il brocardo latino summum jus, summa iniuria, sembra calzare a pennello: mai come ai nostri tempi sono state fatte tante insistenti dichiarazioni nei trattati - summum jus - sui diritti dell'uomo e mai è stata manifetsta tanta summa iniuria come nell’ultimo secolo. In definitiva nonostante la nostra aspirazione alla giustizia è dell'ingiusto che abbiamo esperienza. Strano destino quello dell'uomo: tensione verso l'assoluto e non raggiungerlo; anelito alla felicità soffocato dal dolore; accoglimento del tutto nelle angustie della nostra mente; aspirazione all'infinito nei nostri finiti atti di coscienza; desiderio di giustizia, misteriosamente vivente nel nostro animo, ma di fronte al quale non possiamo far altro che «balbettare». Nell'urto così determinatosi tra l'uomo che soffre e una società che lo offende con la sua ingiustizia, emergono sempre più i limiti dell'idea di giustizia nella società e nella cul-tura contemporanea. Pensiamo veramente di poter appagare il nostro desiderio di pace, di ordine, di armonia solo inseguendo l’idea di giustizia? Basterebbe solo l’attuazione di questa semplice idea a lenire la mia sete e colmare la mia fame? Non chiediamo forse alla giustizia ciò che la giustizia non può dare, non vogliamo che ascolti ciò che non può sentire; non la interroghiamo forse su ciò a cui non può rispondere o le mostriamo ciò che non è in grado di vedere? Il fiat iustitia et pereat mundus, per quanto espressione agghiacciante, esplicita che di fatto la giustizia umana e la carità non dialogano; l'attesa della giustizia umana, quella giustizia veritate soluta, slegata e autonoma da una verità rivelata, porta a calpestare ciò che la carità continuamente tende a proteggere.

La giustiza tra verità ideale e contingenza storica

VILLANI N
2002

Abstract

Al di là di ogni approccio storico o teoretico all'idea di giustizia, al di là dei vari luoghi in cui la giustizia viene difesa o esercitata, resta il fatto che, oggi più di ieri, continuiamo ad «avere fame e sete di giustizia». La giustizia, sebbene continuamente invocata, ci sfugge in quanto idea e nella sua realizzazione diventa insoddisfacente; quello in cui ci imbattiamo, il suo «precipitato storico», transeunte e caduco, è spesso soggetto a evoluzioni, rivoluzioni, involuzioni, a tal punto che il brocardo latino summum jus, summa iniuria, sembra calzare a pennello: mai come ai nostri tempi sono state fatte tante insistenti dichiarazioni nei trattati - summum jus - sui diritti dell'uomo e mai è stata manifetsta tanta summa iniuria come nell’ultimo secolo. In definitiva nonostante la nostra aspirazione alla giustizia è dell'ingiusto che abbiamo esperienza. Strano destino quello dell'uomo: tensione verso l'assoluto e non raggiungerlo; anelito alla felicità soffocato dal dolore; accoglimento del tutto nelle angustie della nostra mente; aspirazione all'infinito nei nostri finiti atti di coscienza; desiderio di giustizia, misteriosamente vivente nel nostro animo, ma di fronte al quale non possiamo far altro che «balbettare». Nell'urto così determinatosi tra l'uomo che soffre e una società che lo offende con la sua ingiustizia, emergono sempre più i limiti dell'idea di giustizia nella società e nella cul-tura contemporanea. Pensiamo veramente di poter appagare il nostro desiderio di pace, di ordine, di armonia solo inseguendo l’idea di giustizia? Basterebbe solo l’attuazione di questa semplice idea a lenire la mia sete e colmare la mia fame? Non chiediamo forse alla giustizia ciò che la giustizia non può dare, non vogliamo che ascolti ciò che non può sentire; non la interroghiamo forse su ciò a cui non può rispondere o le mostriamo ciò che non è in grado di vedere? Il fiat iustitia et pereat mundus, per quanto espressione agghiacciante, esplicita che di fatto la giustizia umana e la carità non dialogano; l'attesa della giustizia umana, quella giustizia veritate soluta, slegata e autonoma da una verità rivelata, porta a calpestare ciò che la carità continuamente tende a proteggere.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/2517
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
social impact