During a not so short phase, between the end of the last century and the beginning of the new one, with the prevalence of the revisionist guidelines resulting from a subjective analysis of the South, the Southern question has been relegated to a residual position, up to deny its existence and to propose the repeal of the concept of Mezzogiorno. Only in recent years, the question of southern territories has once again begun to be considered as an "open question" at the national level and the debate started with the birth of the new South has been taken up. In the pioneering postwar period, the establishment of SVIMEZ and the commitment to transform the less developed area of the country gave substance to a set of reforms of great importance, whose significance must be assessed today. On this basis, a review was made of the beginning of the path of thought that has replaced the classic Southernism. The "practical theory" of the new Southernism, built thanks to the experience of IRI leadership and to initiatives such as the CEIM, focused on the strategic idea of industrial development and modernization of Mezzogiorno. This new elaboration had its roots in the general topic of depressed (or underdeveloped) areas and related theories, spread in the second postwar at the international level. The comparison between the main elements relating to the origin of the new Southernism and the current situation in the Mezzogiorno, with the obvious need for an updated and deep effort to increase innovation and competitiveness levels, is a prerequisite for identifying the resources needed to bridge the gap and the full economic unification of the country, a hundred and fifty years since its political unification.

Nel corso di una fase non breve, tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo, con la prevalenza degli orientamenti revisionistici scaturiti da un’analisi soggettiva del Sud, la questione meridionale è stata relegata in una posizione residuale, fino a negarne l’esistenza e a proporre l’abrogazione del concetto stesso di Mezzogiorno. Solo negli ultimi anni, si è nuovamente cominciato a considerare quello dei territori meridionali come un “problema aperto” a livello nazionale e si è ripreso il dibattito avviato con la nascita del nuovo meridionalismo. Nel periodo pionieristico del dopoguerra, la costituzione della SVIMEZ e l’impegno per la trasformazione dell’area meno sviluppata del paese diedero corpo a un complesso di riforme di grande importanza, il cui significato va valutato ancora oggi. Su queste basi, è stata effettuata una rivisitazione dell’inizio del percorso di pensiero che ha sostituito il meridionalismo classico. La “dottrina pratica” del nuovo meridionalismo, sorto grazie all’esperienza della dirigenza dell’IRI e a iniziative come il CEIM, si è concentrata sull’idea strategica dello sviluppo industriale e della modernizzazione del Mezzogiorno. Questa nuova elaborazione affondava le radici nella tematica generale delle aree depresse (o sottosviluppate) e nelle relative teorie, diffusesi nel secondo dopoguerra a livello internazionale. Il confronto tra i principali elementi relativi all’origine del nuovo meridionalismo e la situazione attuale del Mezzogiorno, con l’evidente necessità di un aggiornato e profondo sforzo per l’innalzamento dei livelli di innovazione e competitività, è una condizione essenziale per l’individuazione degli strumenti necessari al superamento del divario e alla piena unificazione economica del Paese, a centocinquanta anni dalla sua unificazione politica.

Il dilemma del Mezzogiorno a 150 anni dall'unificazione: attualità e storia del nuovo meridionalismo

LEPORE, Amedeo
2011

Abstract

Nel corso di una fase non breve, tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo, con la prevalenza degli orientamenti revisionistici scaturiti da un’analisi soggettiva del Sud, la questione meridionale è stata relegata in una posizione residuale, fino a negarne l’esistenza e a proporre l’abrogazione del concetto stesso di Mezzogiorno. Solo negli ultimi anni, si è nuovamente cominciato a considerare quello dei territori meridionali come un “problema aperto” a livello nazionale e si è ripreso il dibattito avviato con la nascita del nuovo meridionalismo. Nel periodo pionieristico del dopoguerra, la costituzione della SVIMEZ e l’impegno per la trasformazione dell’area meno sviluppata del paese diedero corpo a un complesso di riforme di grande importanza, il cui significato va valutato ancora oggi. Su queste basi, è stata effettuata una rivisitazione dell’inizio del percorso di pensiero che ha sostituito il meridionalismo classico. La “dottrina pratica” del nuovo meridionalismo, sorto grazie all’esperienza della dirigenza dell’IRI e a iniziative come il CEIM, si è concentrata sull’idea strategica dello sviluppo industriale e della modernizzazione del Mezzogiorno. Questa nuova elaborazione affondava le radici nella tematica generale delle aree depresse (o sottosviluppate) e nelle relative teorie, diffusesi nel secondo dopoguerra a livello internazionale. Il confronto tra i principali elementi relativi all’origine del nuovo meridionalismo e la situazione attuale del Mezzogiorno, con l’evidente necessità di un aggiornato e profondo sforzo per l’innalzamento dei livelli di innovazione e competitività, è una condizione essenziale per l’individuazione degli strumenti necessari al superamento del divario e alla piena unificazione economica del Paese, a centocinquanta anni dalla sua unificazione politica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/26893
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