Al passaggio tra i due secoli che scandiva la fine dell’impero spagnolo e lo spostamento progressivo, ma ininterrotto, dei centri europei del commercio mondiale verso le aree continentali più avanzate, a cominciare dai territori britannici, apparve, paradossalmente, in tutta evidenza la connessione ineliminabile tra l’Europa e l’America Latina, tra gli spazi marittimi del Mediterraneo e dell’Atlantico, come unicum di una visione sistemica del mondo. La diacronia degli eventi al di qua e al di là dell’oceano, con il “blocco continentale”, si fermava, fornendo un quadro più complesso e articolato del nuovo meccanismo della competizione politica e commerciale, che avrebbe condotto a ripartire diversamente le gerarchie tra le potenze marittime e avrebbe originato, altresì, come effetto non immediato, la “prima globalizzazione”, compiutasi nel momento più intenso del colonialismo, nel periodo compreso tra il ritorno al protezionismo degli anni Settanta dell’Ottocento e la prima guerra mondiale. La “Carrera de Indias” rappresentava, fin dalla sua genesi, la formazione del più importante tragitto commerciale del mondo occidentale, che collegava le due sponde dell’Atlantico, dando vita alla formazione di un’economia inedita, strettamente connessa all’evoluzione delle relazioni tra il Vecchio Continente e il Nuovo Mondo. La ricerca di un’impostazione equilibrata e convincente per l’interpretazione dell’evoluzione delle vicende dell’economia e del commercio atlantico ha permesso di concentrare l’interesse sui fatti di maggiore importanza e su una visione meno statica dei processi di mercato. Ne è scaturita una lettura articolata dei fenomeni che hanno accompagnato l’esperienza della “economia-mondo” ispanoamericana, capace di suscitare nuovi interrogativi e nuove opportunità di approfondimento sulla storia economica di un periodo cruciale per il destino della Spagna.

Il sistema spagnolo nel circuito del commercio atlantico tra XVIII e XIX secolo: dinamiche economiche e interpretazioni storiografiche

LEPORE, Amedeo
2014

Abstract

Al passaggio tra i due secoli che scandiva la fine dell’impero spagnolo e lo spostamento progressivo, ma ininterrotto, dei centri europei del commercio mondiale verso le aree continentali più avanzate, a cominciare dai territori britannici, apparve, paradossalmente, in tutta evidenza la connessione ineliminabile tra l’Europa e l’America Latina, tra gli spazi marittimi del Mediterraneo e dell’Atlantico, come unicum di una visione sistemica del mondo. La diacronia degli eventi al di qua e al di là dell’oceano, con il “blocco continentale”, si fermava, fornendo un quadro più complesso e articolato del nuovo meccanismo della competizione politica e commerciale, che avrebbe condotto a ripartire diversamente le gerarchie tra le potenze marittime e avrebbe originato, altresì, come effetto non immediato, la “prima globalizzazione”, compiutasi nel momento più intenso del colonialismo, nel periodo compreso tra il ritorno al protezionismo degli anni Settanta dell’Ottocento e la prima guerra mondiale. La “Carrera de Indias” rappresentava, fin dalla sua genesi, la formazione del più importante tragitto commerciale del mondo occidentale, che collegava le due sponde dell’Atlantico, dando vita alla formazione di un’economia inedita, strettamente connessa all’evoluzione delle relazioni tra il Vecchio Continente e il Nuovo Mondo. La ricerca di un’impostazione equilibrata e convincente per l’interpretazione dell’evoluzione delle vicende dell’economia e del commercio atlantico ha permesso di concentrare l’interesse sui fatti di maggiore importanza e su una visione meno statica dei processi di mercato. Ne è scaturita una lettura articolata dei fenomeni che hanno accompagnato l’esperienza della “economia-mondo” ispanoamericana, capace di suscitare nuovi interrogativi e nuove opportunità di approfondimento sulla storia economica di un periodo cruciale per il destino della Spagna.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12570/26894
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