La nota analizza l'importante arresto delle Sezioni Unite relativo alla compatibilità dell'art. 127-ter c.p.c. con le peculiarità del rito del lavoro, tradizionalmente improntato ai principi di oralità, immediatezza e concentrazione. L'autrice si sofferma sul contrasto tra le esigenze di celerità ed efficienza perseguite dalle recenti riforme processuali e la salvaguardia del contraddittorio "effettivo". In particolare, viene esaminata la "soluzione mediana" accolta dalla Suprema Corte, che ammette la trattazione scritta nel rito del lavoro solo a determinate condizioni. L'autrice solleva dubbi sulla capacità della decisione di risolvere definitivamente le criticità del sistema, sottolineando come l'oralità resti spesso l'unica modalità in grado di offrire un'effettiva tutela giurisdizionale, specialmente in casi complessi che richiedono uno svolgimento dialettico del processo.
BREVI RIFLESSIONI SULLA COMPATIBILITA’ DELLE NOTE DI TRATTAZIONE SCRITTA CON L’UDIENZA DI DISCUSSIONE EX ART. 420 C.P.C.
Roberta Metafora
2025-01-01
Abstract
La nota analizza l'importante arresto delle Sezioni Unite relativo alla compatibilità dell'art. 127-ter c.p.c. con le peculiarità del rito del lavoro, tradizionalmente improntato ai principi di oralità, immediatezza e concentrazione. L'autrice si sofferma sul contrasto tra le esigenze di celerità ed efficienza perseguite dalle recenti riforme processuali e la salvaguardia del contraddittorio "effettivo". In particolare, viene esaminata la "soluzione mediana" accolta dalla Suprema Corte, che ammette la trattazione scritta nel rito del lavoro solo a determinate condizioni. L'autrice solleva dubbi sulla capacità della decisione di risolvere definitivamente le criticità del sistema, sottolineando come l'oralità resti spesso l'unica modalità in grado di offrire un'effettiva tutela giurisdizionale, specialmente in casi complessi che richiedono uno svolgimento dialettico del processo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
